INFORM - N. 209 - 11 novembre 2009


ACLI SVIZZERA

No all’iniziativa popolare contro l’edificazione di minareti

“La presenza dei minareti è una minaccia solo per chi non vuole impegnarsi nella scoperta delle proprie radici cristiane”

“La strada verso il razzismo è spalancata”

 

ZURIGO/LUGANO – “Anche se forse la maggior parte delle cittadine e dei cittadini svizzeri hanno già espresso per corrispondenza il loro voto sull’iniziativa che vuole vietare l’edificazione di minareti in Svizzera, le Acli-Associazioni Cristiane dei Lavoratori Internazionali, ribadiscono la convinzione – sottolinea in una nota la Presidenza Acli della Svizzera - che l’introduzione di simboli di credo religiosi diversi dal nostro non costituisca una minaccia per la convivenza civile tra le genti e le diverse culture e che il dibattito acceso sia dettato anche dall’esasperazione di uno stato d’animo che non favorisce il dialogo nel reciproco rispetto di fronte ad una questione che è vista esclusivamente come “problema”.

 “Per le Acli invece – prosegue la nota - questo dibattito, che si sviluppa tra intolleranza e buonismo, entrambi fuorvianti, è triste segno di una non conoscenza reciproca e di poca coerenza con le affermazioni di coloro che parlano di multiculturalità come espressione di opportunità e di arricchimento e poi esprimono attraverso il loro voto una scelta totalmente opposta”. “La presenza dei minareti – fanno osservare le Acli Svizzera - è una minaccia per chi non vuole impegnarsi nella scoperta delle proprie radici cristiane, alimentate da una fede che si manifesta anche nella pratica della fratellanza umana, alla base di ogni futuro che si deve costruire insieme. Il minareto, simbolo della presenza di un credo diverso dal nostro, mette in luce la progressiva “perdita di memoria” della nostra società, che perde così la capacità di vivere il presente con consapevolezza e il futuro con speranza e progettualità. Quando, come afferma Enzo Bianchi, della Comunità di Bose, invece del dialogo si afferma la pura contrapposizione, il “noi” senza “gli altri” depersonalizza ed immiserisce; il “noi” assume la forma incontenibile dell’esclusione e, di conseguenza, l’altro assume i tratti della minaccia da scongiurare o da distruggere preventivamente. A questo punto – conclude la nota - la strada verso il razzismo è spalancata”. (Inform)

 

 


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