INFORM - N. 208 - 10 novembre 2009
MEMORIA
65° della prima liberazione di Carrara e dell’eccidio di Avenza
Nencini: medaglia d’oro della Resistenza per
la Toscana,
presenteremo la richiesta al Presidente della Repubblica
Invito a dedicare vie a donne della Resistenza
AVENZA (Carrara) – “Tra dicembre e gennaio presenteremo
la richiesta al Presidente della Repubblica: la Toscana merita una medaglia
d’oro della Resistenza. E’ arrivato il tempo di scrivere la giusta storia di
questa nostra terra meravigliosa”. Si chiude con un lungo applauso in piedi
del Consiglio comunale di Carrara e del pubblico di vecchi partigiani e giovani
studenti, l’intervento del presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini alla seduta solenne per il 65° anniversario della
prima liberazione di Carrara (8-13 novembre 1944) e dell’eccidio di Avenza (10 novembre 1944), che costò la vita a 11 persone.
Si parla di democrazia e di libertà nella sala Amendola di Avenza.
Si ricostruisce la storia di quegli eventi sanguinosi, “che furono un investimento
per il futuro di tanti ragazzi e ragazze di allora, al quale dobbiamo larghissima
parte di quel che abbiamo oggi”, dice Nencini. Storia
di uomini e anche di donne “che ebbero un ruolo determinante e che rimasero
quasi tutte senza nome. Cercatele, restituite loro un nome – dice il presidente
del Consiglio regionale rivolto agli studenti – e poi dedichiamo loro le nostre
vie. Non c’è una via intitolata a una donna della Resistenza”. Storia fatta
di gesti come quelli di don Frediano Moni, “che affronta i tedeschi e pretende di dare sepoltura
ai morti”. Storia che oggi può essere rivisitata e liberata da agiografie o
reticenze “con una lettura più ampia”, scritta “dalla Resistenza e da un esercito
liberatore con almeno venti diverse bandiere. Storia di libertà – conclude Nencini
– fatta di decine e decine di pagine come quella scritta a Carrara”. E’ per
questo che chiederemo al Capo dello Stato un riconoscimento alla Toscana. Una
medaglia d’oro che le riunisca tutte. Senza commettere il gravissimo errore
di pensare che la libertà sia definitivamente raggiunta e non la si possa perdere
di nuovo”. (s.bar/Inform)
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