CELEBRAZIONI
Il 10 novembre si concludono le manifestazioni “Prima o poi tutti i muri crollano”
Firenze “abbatte” il Muro di Berlino
FIRENZE - Davanti al più grande palazzo della Firenze
rinascimentale, nella piazza intitolata a una tra le famiglie più importanti
e ricche di quel periodo, per qualche ora sarà ricostruito il “muro di Berlino”.
Ricostruito e subito abbattuto dai toscani, in particolare dai ventenni, con
tre picconatori iniziali di eccellenza: l’assessore della Regione Toscana alla
Cultura Paolo Cocchi, il console onorario della Repubblica Federale di Germania
Renate Wendt, il direttore del Deutsches Institut Florenz Heiner Roland).
Accadrà martedì 10 novembre in piazza Strozzi, a conclusione
delle iniziative volute dalla Regione Toscana per ricordare i primi 20 anni
dall'abbattimento del muro che divideva in due Berlino.
L'evento avrà inizio alle 16 con una mostra del Deutsches
Institut sulla storia della divisione e della riunificazione della Germania:
al centro un muro alto tre metri e mezzo (l'altezza originale del muro di Berlino)
sul quale i visitatori saranno invitati a lasciare testimonianze scritte e disegnate
con i colori messi a disposizione. Alle 19:30 discorso introduttivo di Paolo
Cocchi e degli altri due ospiti: poi, alle
Gli eventi conclusivi voluti dalla Regione Toscana (riuniti
sotto il titolo “Prima o poi tutti i muri cadono” per ricordare tutte le barriere
che anche oggi continuano ad esistere per una lunghezza globale – è stato calcolato
– di ben 30 mila km), inizieranno lunedì 9 novembre con un doppio appuntamento
al Teatro Comunale di Firenze: nel Ridotto (ore 21) Stefano Massini presenta
la sua “Der Untergang” (La caduta) portando in scena 25 giovani, tutti di 20
anni, chiamati a raccontare gli eventi di quei giorni. Segue (ore 22:30, di
fronte al teatro “Macerie Vive”: “azione teatrale e musicale contro ogni muro”
ideata da Giancarlo Cauteruccio (66 artisti dal vivo, quintali di macerie autentiche
scaricate in strada davanti al teatro, due testi inediti scritti dai poeti Roberto
Carifi e Davide Rondoni).
E fino al 13 dicembre, al Centro per l'Arte Contemporanea
“Luigi Pecci” di Prato, prosegue “Era così. Immagini dalla Germania Est 1959-1989”:
mostra di Thomas Billhardt, uno dei grandi fotogiornalisti contemporanei. (m.b./