INFORM - N. 205 - 5 novembre 2009


RASSEGNA STAMPA

Intervista di “Liberal” al sottosegretario agli Affari Esteri

Mantica: “L’Italia non dimentica lo studente sparito”

ROMA - La questione dei diritti umani in Iran «è nell’agenda dell’incontro dei ministri degli Esteri dell’Unione europea, che si terrà il prossimo 17 novembre a Bruxelles. Ma questo non deve farci pensare che Teheran sia pronta a collaborare; certo, noi lo speriamo». Il Sottosegretario agli Esteri del governo italiano Alfredo Mantica spiega a Liberal la posizione occidentale nei confronti delle tante violazioni del regime.

Onorevole, cosa pensa del matematico che ha fatto una domanda indiscreta a Khamenei ed è sparito?

«Voglio ricordare che, accanto alla questione di questo giovane, ci sono ancora tanti casi aperti: ci sono i contrattisti iraniani, impiegati all’ambasciata britannica e arrestati per la presunta partecipazione alle proteste post-elettorali. E poi c’è la ricercatrice francese agli arresti domiciliari all’interno dell’ambasciata di Parigi a Teheran. Su questo l’Unione europea è molto attenta: certamente uscirà un comunicato congiunto dei 27 Paesi europei, che noi speriamo essere molto preciso e attento sull’argomento. Noi operiamo in sede europea; abbiamo ovviamente anche dei rapporti bilaterali, diretti con l’Iran. In ogni occasione riproponiamo il tema dei diritti civili e delle libertà interna: ovviamente, tutto questo va legato in un contesto in cui nell’ambito dei rapporti prevale la questione del nucleare. Anche in questo caso si mette come priorità assoluta la speranza: io spero di arrivare a un accordo. Ma sono molto dubbioso che ci si riesca, visto l’atteggiamento degli iraniani sull’argomento».

Il ministro Frattini propose di invitare l’Iran al tavolo di Trieste sull’Afghanistan. Ieri ha rilasciato delle dichiarazioni dure sulla repressione in corso a Teheran. C’è un cambio di marcia del governo?

«Resta in noi una convinzione profonda: l’Iran è una grande potenza regionale, con cui occorre fare i conti quando si parla di Afghanistan e Pakistan. Quando li invitammo lo facemmo con quella condizione, che permane; ovviamente noi riteniamo che una grande potenza ha il diritto di fare la sua politica nell’area in cui si trova, ma che questo non debba essere precostituito come potenza nucleare. Noi speriamo che l’Iran arrivi a un accordo con la comunità internazionale, ma gli riconosciamo un ruolo da grande potenza. Ovviamente, rimane il problema dei diritti umani all’interno della società, di cui occorre discutere. Senza illudersi però che vi siano estremisti e moderati: noi riteniamo che lo scontro in atto sia fra pragmatisti e conservatori ideologici. Ma tutti legati alla stessa visione della società». (Vincenzo Faccioli Pintozzi- “Liberal” del 5 novembre 2009)

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