PIANETA AMERICA
Ro Pucci: “Viaggio nell’America delle vacche
magre”
Alla scoperta dei lati più o meno oscuri
dell’American Way of life
HOUSTON, Texas – Per alcuni, includendo il Presidente Obama che lo ha annunciato formalmente davanti alle telecamere, l’America è uscita dal tunnel della crisi economica globale. Nonostante ciò, però, molti Americani nel sentire queste affermazioni ottimistiche, affermano che se il miracolo è avvenuto non se ne sono certamente accorti. Se da una parte le affermazioni del Comandante in Capo si spiegano come conseguenza della crescita economica che è la migliore in due anni ed è dell’ordine del 3,5 percento nel terzo quarto, dall’altra l’imponente perdita di posti di lavoro, ammessa onestamente dallo stesso Obama, ha fatto capire quanto questa ripresa rimanga ancora timida e poco solida. I turisti che sbarcando negli USA si recassero al centro delle metropoli che sono tradizionalmente i luoghi da visitare per primi e rimanessero abbagliati dagli imponenti grattacieli e dal traffico congestionato ed impressionante che si snoda su strade cittadine ed autostrade, rischierebbero di perdere l’importante quadro d’insieme che include la vita della periferia e quella delle cittadine medie e piccole.
La cosa che in ogni caso colpisce di più è constatare come, nell’ultimo decennio, il grande paese tradizionalmente ritenuto la nazione opulenta e dalla ricchezza condivisa da molti abbia cambiato nettamente il suo volto e la sua fisionomia.
Lo scoppio della gran bolla del mercato immobiliare, avvelenato da pratiche creditizie poco limpide e lineari, ha visto molti Americani perdere un casa acquistata forse troppo avventatamente anche a seguito della perdita di uno stipendio sul quale s’era fatto affidamento troppo ottimisticamente. I consumi si sono contratti notevolmente e, se si fa eccezione per la classe più alta poco influenzata dalla recessione, la necessità di ritornare a risparmiare ed a spendere solo sui generi più essenziali ha ridotto notevolmente il volume degli acquisti per tutto ciò che riguarda i generi considerati meno importanti o di tipo eminentemente voluttuario. Persino l’acquisto dei generi alimentari s’e’ ridotto ed è molto facile rendersene conto facendo semplicemente una visita ad uno dei supermercati della catene più popolari e dai prodotti più economici come il diffusissimo Walmart.
Non più di dieci anni addietro era veramente difficile circolare fra i corridoi dei suoi negozi affollati ed, al momento del pagamento, le casse erano tutte intasate da lunghe file di clienti, dai carrelli ripieni, che dovevano aspettare parecchi minuti prima di potere finalmente riguadagnare l’uscita. Oggi, chi ha ancora in mente quest’immagine di benessere ed abbondanza, stenta a riconoscere gli stessi negozi che sembrano semideserti ed evidenziano casse con pochi clienti, i quali comprano sempre di meno e sgombrano il campo a tempi di record.
Questa è l’immagine anche di Houston e di un Texas che da tempo è considerato un luogo preferito per i trasferimenti, grazie alla disponibilità di lavoro ed al basso costo della vita.
Ciò che però impressiona maggiormente è il radicale cambiamento di fisionomia della nazione che adesso è ben diversa da quella dipinta nella fortunata serie televisiva “Happy Days”.
La necessità di risparmiare sul costo del carburante sta facendo scomparire sempre di più gli imponenti macchinoni che gli europei ammiravano nei film hollywoodiani. Le autostrade e le strade cittadine si popolano sempre di più d’auto straniere molto contenute nelle dimensioni e nei consumi. La tendenza a limitare le emissioni nocive spinge gli Americani verso la scelta d’auto ad alimentazione ibrida e a diventare più responsabili nel consumo energetico costringendoli, non solo a prediligere modelli molto sobri, ma anche a considerare l’alternativa dell’acquisto di una moto o l’utilizzo dei mezzi di trasporto collettivo che, purtroppo, non coprono capillarmente l’intero territorio.
E’ la peggiore recessione dopo quella del 1930 e si ha la consapevolezza che, dalla floridezza degli anni dell’opulenza, si è passati a quelli dell’angustia di una recessione della quale non è ancora possibile prevedere la fine.
In circa dieci anni si è modificato anche il consumo e l’uso della corrente elettrica con conseguenze evidenti sull’illuminazione del territorio. Già da tempo, non solo alcuni negozi risparmiano nell’erogazione dell’aria condizionata che è interrotta o attivata a singhiozzo e nelle parti più calde della giornata, ma anche i privati, che una volta illuminavano sfarzosamente e spensieratamente i giardini ed i vialetti d’accesso alla casa, preferiscono badare al risparmio ed, all’arrivo della sera, tengono spento l’interruttore delle luci esterne. In America, naturalmente, non è tutto uguale ovunque. I turisti continuano ad ammirare ancora le luci di New York, di Los Angeles e Las Vegas ma, come sanno bene gli Americani, è la stragrande maggioranza del resto del territorio che è cambiata. La tradizionale celebrazione di Halloween, che s’e’ appena conclusa, ha visto in alcuni casi i genitori incerti nel dovere mandare in giro i loro bambini per la raccolta dei dolciumi, tra le case dei sobborghi scarsamente illuminate, e che non presentavano più il gran numero di decorazioni luminose che allietavano il paesaggio notturno negli scorsi anni.
Mentre da una
parte s’enfatizzano i primi deboli segni di ripresa, quasi per infondere speranza
e fiducia e per esorcizzare le paure, dall’altra s’assiste all’emorragia inarrestabile
dei posti di lavoro e s’apprende che persino divi di Hollywood milionari come
Nicholas Cage si trovano nei guai col fisco, carichi di pesantissimi debiti
e sull’orlo della bancarotta. Gli Americani, contrariamente agli annunci di
ripresa d’Obama e dei suoi collaboratori, continuano a rimanere scettici ed
a chiedersi se sarà mai possibile rivedere la luce all’uscita di questa crisi
opprimente. Il nuovo presidente aveva fatto loro circa cinquecento promesse
durante la campagna elettorale nella quale s’assicurava che tutto sarebbe cambiato.
Se il cambiamento più, importante non dovesse verificarsi, col ritorno in tempi
ragionevoli ad una situazione simile a quella del loro florido passato, allora
s’insinuerebbe il dubbio che nulla è cambiato e che, anche il nuovo inquilino
della Casa Bianca è un altro politico abile nell’uso delle parole e queste,
secondo un detto del luogo, si possono usare senza far risparmio perché, come
tutti sanno, costano poco. (Ro Pucci-Info Usa Magazine/
http://www.infousamagazine.com/