INFORM - N. 205 - 5 novembre 2009


FARNESINA

Il ministro Frattini ha chiuso il Seminario sulla Finanza Islamica: “E’ un’opportunità da cogliere”

 

ROMA - “Se ci impadronissimo degli strumenti della finanza islamica, potremmo penetrare meglio con le nostre imprese nei Paesi arabo-musulmani”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, che alla Farnesina ha chiuso ieri i lavori del Seminario sulla Finanza islamica. “L'Italia è il primo partner commerciale europeo dell'Arabia Saudita ed è nella 'top three' degli Emirati arabi, del Qatar e del Kuwait”, ha ricordato Frattini, reduce da due recenti missioni nei Paesi del Golfo.

“Il sistema Italia deve quindi guardare a questi grandi mercati” e deve capire che “o la sfida la cogliamo noi o, la coglieranno altri prima di noi”. Il ministro ha poi ricordato che esiste un accordo quadro tra l'Abi e l'Unione delle banche arabe e che si sta cercando la compatibilità delle regole della finanza islamica con quelle della finanza internazionale. In questo non bisognerebbe adottare una legislazione specifica motivata dal carattere islamico di queste attività finanziarie, perché darebbe il senso di quella separatezza che noi vogliamo evitare, ma piuttosto sarebbe utile un monitoraggio dell'applicazione reale delle regole della finanza islamica.

Questo sistema finanziario inoltre, ha aggiunto il ministro, gioverebbe anche all'integrazione delle comunità islamiche che vivono in Italia. La finanza islamica rappresenta infine “un'opportunità per trovare soluzioni per uscire dalla crisi economica globale e nuove idee per la riforma delle istituzioni economiche internazionali”.

Il seminario sulla Finanza Islamica intitolato “Quale opportunità per l’ Italia ?” è stato organizzato dall’Osservatorio del Mediterraneo in collaborazione con il Forum strategico del ministero degli Esteri e sponsorizzato da Unicredit Group.

I musulmani nel mondo sono oggi oltre un miliardo ed hanno patrimoni stimati di oltre 950 miliardi di euro. Questa importante fetta del mercato finanziario globale non può essere gestita con le leggi che regolano l’attuale sistema bancario-finanziario capitalistico. I musulmani infatti devono rispettare i dettami del Corano che sancisce regole precise sull’utilizzo del denaro. Di fronte a tali cifre non sorprende che ultimamente si stia generando un sempre maggiore interesse nei confronti di prodotti finanziari compatibili con la legge islamica, la Shari’a. Pertanto, la “finanza islamica” da fenomeno di nicchia sta assumendo sempre più rilevanza evidenziando tassi di crescita sostenuti (circa il 15% all’anno) tali da indurre diverse banche “convenzionali” ad affacciarsi in tale business, sia nei paesi di religione islamica, che in quelli occidentali in cui la componente di popolazione musulmana risulta sempre più rilevante. La finanza islamica è tradizionalmente sviluppata in Medio Oriente, ma si sta diffondendo rapidamente nella regione dell’Asia-Pacifico, in Nord Africa e anche in Europa, per via della presenza della popolazione islamica immigrata.

In Italia i clienti islamici potrebbero salire a 1,3 milioni nel 2015 e in caso di avvio di filiali islamiche o di islamic windows si genererebbe per il sistema bancario italiano una raccolta potenziale di circa 4.500 milioni di euro nel 2015 e ricavi superiori a 150 milioni.  (Inform)

 


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