STAMPA ON LINE
Da “Italia chiama Italia”
Italiani all'estero e Pdl,
Giordano: Tesseramento? Un'ottima cosa
Tesseramento PdL all'estero?
"Un'ottima cosa". Consolato digitale? "Bene, ma non dimentichiamoci
degli anziani". Fondazione Italiani nel Mondo? "Si avvicinano nuovi
colleghi". Stampa italiana all'estero: Continuerò a battermi per avere
maggiori risorse da destinare al settore. Basilio Giordano, senatore del Popolo
della Libertà eletto nel Nord e Centro America, a colloquio con Francesca Toscano
per Italiachiamaitalia.com, portale d'informazione diretto da Ricky Filosa.
"Il fatto di tesserare elettori e concittadini penso
che sia un’ottima cosa da fare, anche perché così si dà un senso di appartenenza”.
Lo ha detto il sen. Basilio Giordano a Italia chiama Italia in merito all’avvio
della campagna di tesseramento del PDL che coinvolgerà anche i connazionali
residenti all’estero, sottolineando come a suo avviso sia “una cosa buona”.
A colloquio con Italiachiamaitalia.com il parlamentare
del PDL eletto nel Nord e Centro America e residente in Canada ha commentato
anche la presentazione del consolato digitale: “Sono d’accordo col principio.
Abbiamo visto come funziona: sicuramente faciliterà anche il lavoro dei vari
impiegati dei consolati e darà una certa velocità”, ha detto Giordano, sottolineando
però come sia importante “garantire per gli anziani e gli indigenti la fruibilità
dei servizi consolari secondo le modalità ordinarie”. E mentre si attiverà,
dopo un necessario periodo di assestamento, la rete digitale, come si procederà
per i consolati destinati a chiudere? “Non si può andare verso il futuro con
questo controsenso – ha risposto - chiudendo sedi o dicendo di volerlo fare.
Alcune di esse sono importanti, mi riferisco soprattutto a Philadelphia e Detroit”.
Nodi che per il senatore, membro della Fondazione Italiani nel Mondo, presto
verranno al pettine e a cui bisognerà trovare una soluzione alternativa, adeguata.
E’ iniziato il rilancio del PDL estero ed è partita la
campagna di tesseramento. Lei cosa ne pensa?
Il fatto di tesserare elettori e concittadini penso che
sia un’ottima cosa da fare, anche perché così si dà un senso di appartenenza
diverso: uno può essere vicino ad un partito però a parole, invece dando anche
una quota minima, è importante che la gente si senta vicina al partito.
L’iscrizione ad un partito italiano, non potrebbe creare
dei problemi ai connazionali all’estero?
In Canada, da dove io provengo, tutti i partiti hanno
questo sistema di tesseramento: uno per essere membro di un partito deve pagare
la tessera e ricevere questo ‘documento’ che dà un senso di appartenenza ed
è anche il partito stesso ad avere più peso. C’è più organizzazione, si funziona
meglio in questa maniera, almeno in Canada funziona così. Per me è una cosa
buona.
E’ stato già stabilito a cosa verrà destinata la quota
del tesseramento all’estero?
Le quote sono state stabilite, ma come si procederà e
cosa si farà ancora non lo so dire. Sono d’accordo con questo processo.
E al sottosegretario Mantica che dice che è necessaria
un’azione politica sul territorio (Italiani all'estero e PdL,
Il sottosegretario Mantica a ItaliachiamaItalia: Tesseramento?
C'è prima un lavoro politico da fare) cosa risponde?
Dipende forse dalle varie aree. Nel Nord America io ho
fatto politica anche prima di essere eletto al Senato e mi sembra una cosa molto
normale questa operazione che si sta facendo adesso con il Pdl. Uno si tessera se è già per questo partito, chi non è
interessato a questa ideologia, a questo programma è chiaro che non si tessererà,
per cui non vedo dove sta il problema.
E’ stato presentato il consolato digitale, lei cosa ne
pensa? Potrebbe essere una soluzione?
Sono d’accordo col principio. Abbiamo visto come funziona:
sicuramente faciliterà il anche il lavoro dei vari impiegati dei consolati e
darà una certa velocità. Quello che io tenevo a sottolineare, come ho fatto
quando eravamo riuniti al consolato, è di garantire per gli anziani e gli indigenti
la fruibilità dei servizi consolari secondo le modalità ordinarie. Ho detto
che sì, dobbiamo andare avanti, è un’ottima cosa quella che si sta facendo,
però non dimentichiamo i nostri anziani che hanno bisogno di essere assistiti
e aiutati.
Mentre si attende che il servizio sia completamente attivo, che cosa si deve
fare con i Consolati che sono a rischio chiusura e con gli altri che stanno
già chiudendo?
Nell’immediato futuro penso che molti consolati saranno
già equipaggiati per questo tipo di lavoro. Però c’è un controsenso perché si
parla di chiudere anche altri consolati e se si chiudono bisogna cercare di
ampliare questo tipo di servizi magari dando responsabilità ad altri uffici.
Non si può andare verso il futuro con questo controsenso, chiudendo sedi. Alcune
di esse sono importanti, mi riferisco soprattutto a Philadelphia e Detroit.
C’è stato un blocco, ma sono nodi che verranno al pettine fra due anni. E’ bene
parlarne e vedere come si deve procedere perché se si chiudono dei consolati
importanti o dei consolati che hanno una storia alle spalle bisogna rimpiazzare
queste strutture. Ci sono stati anche colleghi che hanno suggerito, per dare
maggiore visibilità, di aprire delle agenzie consolari o dare maggiore responsabilità
ai patronati. Staremo a vedere questo esperimento. Io sono fiducioso e ottimista
che i consolati funzioneranno molto meglio in questa maniera.
Sono trascorsi otto mesi dalla nascita della Fondazione
presieduta dal sen. De Gregorio, accompagnata da tante polemiche. E’ finito
l’ostracismo nei vostri confronti?
Era una cosa che tutti stavano a guardare scettici e
invece adesso ci sono dei colleghi che sono venuti a prendere visione, a leggere
lo statuto, e sono propensi a venire a fare parte della Fondazione.
Tra i suoi propositi c’era l’intenzione di rivedere e
riorganizzare la stampa italiana all’estero, è ancora un obiettivo in agenda?
E in che modo intende muoversi?
Certo è uno degli obiettivi e dei punti che ho promesso
alla nostra categoria e soprattutto alla stampa italiana all’estero di dare
maggiori risorse. Però a Roma non è come nelle nostre ripartizioni per cui le
cose non vanno nella velocità in cui noi vorremo che si svolgessero. Io ho presentato
un emendamento anche in questa Finanziaria, però se verrà blindata, e lo sapremo
fra qualche giorno, la risposta sarà negativa e bisognerà aspettare o le mille
proroghe o prossimamente. E’ la seconda volta che presento l’emendamento, io
ci tengo veramente che si prosegua questa richiesta per dare maggiori risorse
alla stampa italiana all’estero.
E i suoi colleghi eletti all’estero supportano questa
sua richiesta o la sua è una battaglia solitaria?
Non è solitaria, però c’è qualche collega che non è tanto
d’accordo nell’incrementare le risorse, perché dicono che sarebbe meglio procedere
prima a rivedere tutto il sistema della stampa. Io non entro nel merito, però
c’è una carenza di risorse da qualche anno fa, io dico intanto aumentiamo le
risorse perché così si dà la possibilità anche di poter lavorare meglio, dopo
di che ci sediamo anche con