FORUM FOR THE FUTURE
Frattini e Clinton a Marrakech: Karzai
faccia di più, sostegno a Abu Mazen
ROMA - Unità di intenti fra USA e Italia sui più delicati dossier internazionali: Afghanistan, Medio Oriente, nucleare. E’ questo l’esito del confronto tra il segretario di Stato americano Hillary Clinton e il ministro degli Affari Esteri Franco Frattini, che si è svolto a margine del 'Forum for the Future' di Marrakech.
Mezz'ora di colloquio al termine del quale Frattini ha annunciato che il 19 novembre sarà a Kabul per la cerimonia di conferma di Karzai. Per l'Afghanistan è un “nuovo inizio” ma da Karzai “ci aspettiamo di più”, ha detto il ministro insieme con la collega americana. Quello che la comunità internazionale chiede al governo che si verrà a formare è “una lotta senza quartiere alla corruzione e un nuovo contratto con il popolo afghano, che attende da molto”. Concetti riecheggiati, tra l'altro, nel documento dei Ministri degli Esteri del G8 riuniti in Marocco.
Sulla questione mediorientale “abbiamo convenuto - ha riferito Frattini - sulla necessità di sostenere con forza il Presidente Abu Mazen”, chiedendo uno sforzo in più a Israele. “Non possiamo immaginare - ha aggiunto - che la frustrazione e l'umiliazione prevalgano nella regione: questo aprirebbe scenari a tinte fosche”. L'unica strada, dunque, è quella di “ripristinare le condizioni per la ripresa dei negoziati”, incalzando Israele, se necessario: “L'Italia è un paese amico di Israele, ma questo non ci impedisce di chiedergli di fare di più”.
Dossier nucleare:
confermata la validità della politica della porta aperta nei confronti dell’Iran,
“ma non a tempo indeterminato” e un avvertimento alla Corea del Nord, che ha
annunciato di aver terminato il trattamento delle barre di uranio. “
Dal “Forum for
the Future” di Marrakech, che ha messo a confronto i ministri degli Esteri del
G8, del cosiddetto Medio Oriente allargato e della Lega Araba, oltre ai rappresentanti
della società civile, il ministro Frattini ha lanciato un appello affinché i
rapporti tra mondo arabo e occidente si sviluppino su un piano paritario, senza
che ci sia più chi da una parte decide e chi, dall'altra, può solo dire se accoglie
o no la proposta. (