INFORM - N. 202 - 2 novembre 2009


ITALIA-SVIZZERA

Scudo fiscale: considerazioni di Antonio Razzi, presidente della bilaterale parlamentare di amicizia

 

ROMA - Nella mia veste di Presidente della bilaterale Parlamentare di amicizia Italia–Svizzera, constato che le norme adottate lo scorso agosto dal Parlamento italiano (scudo fiscale), attinenti al rimpatrio di capitali (illecitamente) detenuti all’estero, sono fonte – da giorni – di accesa contrapposizione e tensione, anche ma non solo politica, tra Berna e Roma : tensioni e polemiche alimentate, sui mezzi di informazione, dai “blitz” della Guardia di Finanza nelle sedi (italiane) delle banche elvetiche e, da ultimo, anche dalla recente decisione del Ministro delle Finanze di Berna, di sospendere le trattative inerenti la Convenzione bilaterale per evitare le doppie imposizioni.

L’analisi che segue ignora – volutamente – possibili paventati ricatti od anatemi che qualcuno ha ritenuto, in forma anonima, lanciare contro l’attuale Governo italiano: alimentare tali improvvide esternazioni non aiuta a ben comprendere – e dibattere – le questioni.

1)Preliminarmente condivido, senza riserva alcuna, la posizione assunta dall’Ambasciatore d’Italia a Berna dr. Deodato: le “irruzioni“, i “blitz” dell’altro ieri ad opera della GdF (con l’assistenza di funzionari del fisco italiano) nelle sedi di banche svizzere in Italia non rappresentano ritorsione o quant’altro verso la Svizzera, bensì attività di indagine che in Italia per legge si possono svolgere, allorquando un accertamento fiscale sia già in corso.

Pertanto, è facoltà dell’ufficio anche quella di accedere presso le banche : questa è la legge italiana adottata, per spirito di chiarezza, dai Governi di centro-sinistra già negli anni ‘90.

Bando pertanto a tale ingiustificato scandalismo : la legge (tributaria) italiana c’è e vale per tutti, banche italiane e banche straniere in Italia.

Qualificare tali “visite” della GdF “dichiarazione di guerra” alla Svizzera, significa buttare benzina sul fuoco, strumentalmente.

2) Altre, invece, sono le mie considerazioni (personali e politiche) sulle modalità di rimpatrio dei capitali italiani detenuti all’estero riferite – o riferibili – alla Svizzera : modalità che, senza mezzi termini, definisco discriminatorie per i capitali presenti in Svizzera rispetto a quelle di rimpatrio di capitali italiani esistenti negli altri Paesi, europei e non.

Critico quindi molto duramente la circolare interpretativa adottata lo scorso 09 ottobre dalla Direzione Generale del Ministero delle Finanze, che prescrive (chissà perché!) ai capitali detenuti in Svizzera il materiale rientro, in Italia : diversamente, invece, da quanto disposto per i capitali depositati in altri Paesi (in questo ultimo caso la riemersione consisterà soltanto nella consegna della dichiarazione agli intermediari italiani abilitati).

Questa disparità di trattamento è inescusabile : soprattutto per la ragione che la Svizzera, negli ultimi mesi, ha dato prova effettiva (siglando accordi bilaterali con molte altre Nazioni) di attuare al proprio interno, recependole, le direttive e le linee-guida (in tema di trasparenza e lotta all’evasione fiscale) fissate dall’Ocse.

La Svizzera ha dato cioè prova concreta di voler attuare quella politica di Cooperazione fra Stati anche in un settore, come quello fiscale, in cui la legislazione elvetica è notevolmente differente da quella degli altri Paesi.

Aver ignorato (o aver voluto ignorare) questo grande sforzo compiuto verso la comunità internazionale, rappresenta un grave errore: introducendo una ingiustificabile disparità di trattamento verso la Confederazione.

Equiparare poi la Svizzera alla Repubblica di San Marino (con tutto il rispetto per quel Paese) , mettere cioè sullo stesso piano questi due Stati (verso i quali si impone il rientro “materiale” dei capitali qui presenti) è un’altra grave anomalia : non fosse altro per la storia ; per la realtà sociale, economica e politica che ha contraddistinto e contraddistingue i rapporti con lo Stato italiano.

3) E sull’altro pomo della discordia, oggetto di polemiche, ossia la presenza da mesi, in territorio italiano di confine con la Svizzera, di “autovelox o similari” della GdF, esprimo un giudizio molto severo e critico queste direttive.

Obiettivamente mi sarei aspettato da questo Governo, ad ispirazione liberale e liberista, un altro “atteggiamento”, non così repressivo: ciò in ossequio ai principi fondanti della Comunità Europea, per i quali la libertà delle persone e la libera circolazione dei capitali rappresenta un dogma, un principio assoluto.

Se, come ho potuto leggere, si siano verificati sconfinamenti di militari della GdF italiana sul territorio svizzero “al seguito” di presunti esportatori italiani di capitali, questi episodi – se veri – violano il codice penale sia italiano che svizzero.

Su eventuali iniziative in territorio italiano come in territorio svizzero da parte della GdF relativi a pedinamenti o quant’altro che ha carattere e rilevanza penale, sarà mia cura inoltrare un’apposita interrogazione parlamentare al competente Ministro

4) Per finire : non condivido la decisione adottata ieri dal competente Ministro svizzero per le finanze, di congelare le trattative sulla convenzione (con l’Italia) in materia di doppia imposizione fiscale ; con tali reazioni, dettate da impulso e dalla emotività del momento, credo che non andremo da nessuna parte. (Antonio Razzi*/Inform)

*Deputato di Idv eletto nella ripartizione Europa; presidente della bilaterale parlamentare di amicizia Italia–Svizzera

 

 


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