INTERVENTI
Egidio Todeschini: Referendum
in Svizzera sui minareti. L’iniziativa fa discutere
Sembra prevalere il no all’approvazione. Ma le opinioni
favorevoli o contrarie risentono dell’ideologia politica di chi le esprime
Il 29 novembre i cittadini svizzeri dovranno rispondere
a tre quesiti referendari, uno dei quali finalizzato ad inserire nella Costituzione
la proibizione della costruzione di minareti. Il Consiglio federale e il Parlamento
non hanno emanato in merito un controprogetto, limitandosi a consigliare di
votare no. Il referendum è stato approvato nonostante la proposta della sinistra
di di
Inevitabile che tale proposta referendaria
sollevasse polemiche. Presentata l’8 luglio 2008 da esponenti dell’UDC e dell’Unione
democratica federale (UDF), ha raccolto 113.540 firme valide. Una richiesta
del genere era stata depositata anche in Ticino, Cantone a tradizione prevalentemente
cattolica, da esponenti della Lega, i quali puntavano sul fatto che
I più ostili alla costruzione sono indubbiamente
i leghisti che, ricordando la trasformazione della basilica di Santa Sofia in
moschea dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453, sostengono che i minareti
“non sono solo un edificio religioso. La loro costruzione è simbolo del potere
dell’Islam sul territorio conquistato”. Per cui, nella loro campagna a favore
di un “sì”, avversano il Vescovo di Lugano, Pier Giacomo Grampa, il quale ha asserito che “i musulmani non sono solo
bombaroli e terroristi, così come i cristiani non sono solo crociate e carri
armati”. E molti contestano anche la presa di posizione della Conferenza Episcopale
Svizzera che, pur riconoscendo che nei Paesi musulmani non esiste reciprocità,
si è di
Sono contrari anche gli esponenti del partito
socialista, del PLR, del PPD, e dei Verdi. I quali, convinti che la collettività
svizzera goda di una “grande libertà e democrazia dove religione e politica
sono separate”, sostengono la necessità di “una società tollerante e rispettosa
dei diritti universali di ogni uomo e di ogni donna e delle loro convinzioni
politiche e religiose”. Anche perché, dicono, per limitare la costruzione di
nuove moschee, bastano le norme edilizie già esistenti. Opinione condivisibile,
purché non stimoli a proibire, come successo in alcuni Comuni, l’affissione
dei manifesti che invitano a votare sì, ritenuti “razzisti”, violando così il
diritto costituzionale alla libertà di opinione e d’espressione.
E’ probabile, comunque, che il referendum
non passi. Almeno a stare ai risultati di un recente sondaggio, secondo il quale
solo il 37% dei cittadini è favorevole, suggestionato dalla “mancanza di reciprocità”
che si registra nei Paesi islamici o spinto dalla paura del terrorismo musulmano.
Ad esprimersi a favore della proibizione sono soprattutto i leghisti e i sostenitori
dell’UDC, evidentemente concordi con il loro esponente politico, Hans Fehr,
che ritiene che i minareti alimentino “l’islamizzazione rampante” della Svizzera
e siano “le baionette dell’estremismo islamico”. Il no (49%) prevale, indipendentemente
dal sesso, dall’età, dalla religione professata e dallo stato sociale degli
intervistati; ed è percentuale che sale notevolmente tra i socialisti (68%),
gli elettori del PLR (61%) e del PPD (55%), convinti che, in caso contrario,
tolleranza e rispetto, doverosi in una società multiculturale come quella occidentale,
diventerebbero inintolleranza e razzismo. Rimane un
14% di indecisi che, pur consci del valore ormai puramente architettonico dei
minareti, temono che, anche per effetto dei recenti progetti di moschee depositati
a Will (SG), Wabern (BE), Langenthal (BE) e a Wangen (SO),
si possa arrivare ad una forma, sia pure dissimulata, d’islamizzazione della
Svizzera.
Ove si registrano 180 comunità con 350.000
Musulmani che lavorano e pagano le tasse. E che devono poter pregare secondo
i riti della loro religione, pur rispettando le leggi del Paese che li ospita.
A tal fine, e per evitare che siano istigati al terrorismo, non serve proibire
la costruzione di minareti, quanto piuttosto creare una facoltà di teologia
islamica in Svizzera. La proposta è dell’imano ticinese Samir Jelassi che ritiene “che gli
animatori della preghiera islamica in futuro debbano essere formati in Europa,
per predicare la tolleranza e il rispetto e non l'islam radicale”. Consiglio
da non sottovalutare. In ogni caso dovremmo preoccuparci di più del fatto che
le nostre chiese si svuotino piuttosto che della costruzione dei minareti. (Egidio
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