STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO
Da “Il Messaggero di sant’Antonio”,
novembre 2009
Germania.
A convegno per riflettere sulla missionarietà
Una
nuova missione per le nostre Missioni
In
Germania ci sono 85 missioni e due in Svezia, per un totale di 84 sacerdoti.
Ma l’età media è elevata e la mancanza di giovani sacerdoti obbliga a ripensare
il loro ruolo, sulla base della pastorale migratoria
MAGONZA - «Le nostre Missioni verso una nuova missione» è il tema che la delegazione ha scelto quest’anno per il convegno delle Missioni cattoliche italiane in Germania e Scandinavia. Nella sua relazione il delegato nazionale don Pio Visentin sdb ha ricordato che nelle 85 Missioni di Germania e nelle due svedesi operano 84 sacerdoti – dei quali 60 di nazionalità italiana e 24 di altra nazionalità – affiancati da 5 diaconi, 18 suore e 29 collaboratori e un numero crescente di volontari.
Una presenza rilevante. Ma l’età media dei sacerdoti è di 66 anni, mentre i decessi, i rientri di sacerdoti giovani e il non invio di nuovi missionari da parte della Chiesa di partenza fanno pensare che non vi siano i presupposti fisiologici per continuare a gestire le Missioni nel solito modo, obbligandole a ripensarsi.
Da una parte i missionari deplorano un distacco della Chiesa italiana. In una lettera inviata al Segretario generale della Cei, scrivono: «In questo ultimo periodo sentiamo lontani i nostri vescovi italiani. Cosa sta succedendo? Ci sentiamo quasi abbandonati, alla deriva. Percepiamo poco valorizzato il servizio che stiamo svolgendo come se non servisse più». D’altro canto essi sperimentano da parte della Chiesa tedesca una rinnovata attenzione per le Missioni di altre madre lingua. Sembra crollato il muro della diffidenza reciproca. Numerosi vescovi tedeschi mettono in luce l’apporto positivo e l’originalità di tante scelte portate avanti con coraggio dalle Missioni. «I rappresentanti delle istituzioni della Chiesa locale ribadiscono oggi che la vitalità della Chiesa e delle sue strutture territoriali non possono fare a meno delle comunità italiane e della loro vivacità, perché la trasmissione e l’esperienza della fede appartengono a quegli ambiti di vita che sono strettamente legati alla cultura e alla lingua. Il confronto e la rivendicazione – sostengono i missionari – stanno lasciando posto alla riflessione condivisa e a nuovi cammini sperimentali e multiculturali».
Seduzione reciproca
Per portare avanti
quello che il teologo belga Paul Tihon definisce come seduzione reciproca,
Accanto al rinnovamento
delle Missioni, occorre anche riflettere sul fatto che alcune posizioni «tradizionali»
dovranno chiudere. Ciò non deve comportare la cessazione del ruolo significativo
dei cattolici di cultura religiosa non autoctona all’interno di una parrocchia
o di una unità pastorale, chiamate a celebrare e praticare la vitalità pluriforme
della cattolicità.
Una meta comune: ripartire da Cristo
La pastorale migratoria
concepita come scambio reciproco di doni per far risplendere di cattolicità
il volto della Chiesa locale non può, tuttavia, ridursi a questo. Il dono più
prezioso che ogni battezzato porta con sé è la fede. «
Ci si trova ad una svolta significativa per la vita delle Missioni che operano in Germania. L’urgenza dell’annuncio cristiano, il rinnovamento missionario delle comunità, il ritrovare strade per farsi vicini alle persone, il tenere sveglie tradizioni e sensibilità religiose che favoriscano l’attaccamento alla fede, sono gli elementi chiave della nuova visione di missione. Essa prende coscienza di essere divenuta lievito nella massa. Si tratta di un tempo straordinario per le Missioni investite, pur nei limiti strutturali e la fragilità delle persone, con l’immane compito di rievangelizzare un’Europa che non sente più nostalgia di Dio. Rivolgendo il loro impegno specifico ai migranti, l’unica priorità è l’annuncio del Vangelo. Paolo scriveva: «Guai a me se non evangelizzo» (1Cor 9, 16). «La fede si rafforza donandola», affermava Giovanni Paolo II nel 1990 (RM, 2), sottolineando come la missione fosse «ben lontana dal suo compimento».
Migranti battezzati, da assistiti a protagonisti
Imboccando la strada della rievangelizzazione, il centro dell’attenzione non è più la struttura ma la persone. I migranti divengono i protagonisti della vita della Chiesa locale, lievito, agenti di comunione e di solidarietà nella massa. Le Missioni si impegnano ad aiutare il migrante battezzato a scoprire questa sua vocazione e ad approfondire il ruolo della sua cultura e della sua fede nel cammino della sua vita personale, familiare, sociale ed ecclesiale. Le Missioni sollecitano il migrante battezzato ad uscire dal «guscio» e tentare prossimità e relazione. Da un discorso «italo-centrico» si passa ad una visione «mondo-centrica», cattolica; da un’identità statica ad un’identità dinamica.
E’ stata questa nuova concezione che ha indotto durante il convegno i missionari a mettersi in ascolto dei laici, che hanno raccontato le loro esperienze di collaborazione, di comunione e di annuncio del Vangelo sia nel contesto delle Missioni animate dal missionario sia là dove il prete italiano non è più presente. Un cammino affascinante che dissipa una certa aria di stanca e il timore di insignificanza e di invisibilità. Si rivela vincente la pedagogia di Dio: «Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (Gioele 3,1 – 4).
Un bilancio
La pastorale migratoria
si trasforma in un rinnovato tempo di grazia. Provocati dall’urgenza della evangelizzazione,
laici e preti celebrano coralmente la cattolicità e la missionarietà della Chiesa
locale, di cui si sentono parte vitale. Sebbene non manchino disagi e conflitti,
le Missioni scoprono una significatività e responsabilità nuove. La diffusione
della «buona novella» ai migranti e con i migranti esige però un rinnovato impegno
nel campo della formazione cristiana degli adulti. Da tempo le varie zone pastorali
della delegazione stanno lavorando in questo settore, anche se vanno individuate
nuove piste e garantito un maggiore coordinamento, tenendo presenti soprattutto
gli animatori laici che vivono in diaspora Scrive san Bernardo: «L’amarezza
della Chiesa è amara quando è perseguitata dai tiranni, più amara quando è divisa
dalle eresie; ma l’amarezza della Chiesa raggiunge il suo culmine quando essa
se ne sta tranquilla in pace». Le Missioni in Germania, preti e laici battezzati,
intendono continuare a vivere un’esistenza esodale. Non si sentono credenti
tranquilli ma agonici, perché il lavoro è ancora tanto. (Graziano
Tassello Cs-Il Messaggero di sant’Antonio edizione italiana per l’estero/