TAVOLA ROTONDA
Martedì 10 novembre a Roma in Campidoglio
“Lingua e dialetti. l’italiano tra federalismo e unità
d’Italia”
ROMA - Si svolgerà a Roma in Campidoglio
nella Sala Pietro da Cortona, il 10 novembre alle ore 10, una tavola rotonda
per fare il punto della situazione della lingua italiana insieme a linguisti,
storici ed esponenti delle istituzioni, con il patrocinio del Senato della Repubblica,
della Camera dei Deputati e del Comune di Roma. Titolo: “Lingua e dialetti:
l’italiano tra federalismo e unità d’Italia”. Dopo i saluti del sindaco Gianni
Alemanno, dell’assessore alla Cultura Umberto Croppi e del presidente della Società Dante Alighieri ambasciatore
Bruno Bottai, interverranno Stefano Bruno Galli, Silvia Morgana, Giuseppe Patota,
Paolo Peluffo, Giovanni Ruffino,
Paolo Verri e Ugo Vignuzzi. Modera tore Luca Serianni.
Dal “glocalismo”,
invocato da alcuni come provvida unione di “globale” e “locale”, alla discussione
sulle radici dell’identità italiana, alle battaglie su tricolore e inno nazionale,
fino al senso delle celebrazioni in programma per il 150° anniversario dell’Unità
d’Italia: un crescendo che, nel giro di un paio di mesi, ha portato alle proposta
di inserire il dialetto nei programmi scolastici. E’ solo una proposta estemporanea,
o è necessario interrogarsi sul senso della condivisione del patrimonio linguistico
nazionale? Il dibattito, cui hanno contribuito intellettuali di varia formazione
(politici, storici, letterati, linguisti), ruota tuttora intorno a temi di grande
attualità: dal federalismo fiscale al lavoro nero, dall’abusivismo edilizio
alla revisione della storia risorgimentale e all’amor di Patria, dalla diversa
preparazione nelle università italiane alla valutazione disomogenea nei concorsi
locali, agli squilibri sociali ed economici che attraversano come una piaga
un Paese in crisi. Tra tante dimostrazioni della frammentazione del bel Paese,
la lingua è sempre stata un fattore indiscusso di coesione nazionale: una scelta
unitaria non imposta dall’alto e che ha preceduto di secoli l’unità politica.
Ora, anche la riflessione sull’identità linguistica degli italiani si pone come
un punto di partenza per stabilire quanto insistere sulla lingua italiana senza
trascurare la vitalità delle culture locali.
Le serie televisive dialettali, la
versione locale dei quotidiani, i corsi facoltativi di dialetto nelle scuole:
interventi che stanno accendendo un dibattito già animato dalle proposte di
legge in discussione nelle aule parlamentari (che cosa aggiungere eventualmente
all’articolo 12 della Costituzione: l’opzione per bandiere e inni regionali
accanto al tricolore oppure l’italiano come lingua ufficiale?) e che sfiorano
temi sensibili come il percorso agevolato per la cittadinanza ai cittadini immigrati.
Ma che cos’è la lingua italiana? Quale lingua conoscono gli italiani? E quale
lingua imparano gli stranieri? Che cosa possono fare le istituzioni in materia
di lingua? Che cosa - e come - festeggeremo nel 2011?
Il sondaggio della “Dante”: il dialetto va parlato esclusivamente
in famiglia
In seguito all’acceso dibattito e alle
polemiche che hanno caratterizzato le discussioni sul rapporto tra dialetti
locali e lingua nazionale, la Società Dante Alighieri ha deciso di dedicare
a questo tema un sondaggio sul sito Internet www.ladante.it. Secondo il 69,5%
dei votanti la lingua locale dovrebbe essere parlata esclusivamente in famiglia;
il 18% ritiene che debba essere insegnata nelle scuole e il 7,5% agli studenti
stranieri; minime percentuali per l’utilizzo della lingua locale negli organi
di informazione (2,5%), negli uffici (1,5%) e per scrivere atti amministrativi
(1%). (Inform)