INFORM - N. 199 - 28 ottobre 2009


FRONTALIERI

Chiesto l’esonero dallo scudo fiscale per i lavoratori frontalieri del Verbano-Cusio-Ossola

Presa di posizione del Consiglio regionale del Piemonte

 

TORINO - Anche il Consiglio regionale del Piemonte prende posizione sulla questione in oggetto a favore delle lavoratrici e dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera. Qui di seguito il testo dell'ordine del giorno approvato (primi firmatari i consiglieri Aldo Reschigna e Marco Travaglini)

Il Consiglio regionale del Piemonte,

premesso che

sono oltre 5 mila i lavoratori frontalieri del VCO che, ogni giorno, varcano il confine per prestare la propria opera nei cantieri e nelle aziende elvetiche dei Cantoni del Ticino e del Vallese;

il numero dei frontalieri è destinato ad accrescersi per effetto della mobilità occupazionale e delle disposizioni di legge che regolano l’accesso al mercato del lavoro elvetico, frutto degli accordi bilaterali stipulati con l’Unione Europea e conseguente introduzione della libera circolazione delle persone e delle facilitazioni in materia di permessi di residenza. Tutto ciò esige una rinnovata considerazione da parte del Governo italiano sul nuovo status dei lavoratori frontalieri in termini d’informazione a proposito delle questioni fiscali;

le lavoratrici ed i lavoratori frontalieri occupati in Svizzera ai sensi dell’art. 1 dell’Accordo tra Italia e Svizzera del 3 ottobre 1974 (Accordo tra la Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine), sono soggetti - per quanto riguarda salari, stipendi ed altri elementi facenti parte della remunerazione che ricevono in corrispettivo di una attività dipendente - all’imposizione fiscale soltanto in Svizzera;

una parte di circa il 40% del gettito fiscale proveniente dalla summenzionata imposizione, ai sensi degli art. 2, 3 e 4 dello stesso Accordo, viene retrocessa ogni anno al Ministero del Tesoro Italiano quale compensazione finanziaria per le spese sostenute dai Comuni italiani di confine;

i lavoratori e le lavoratrici frontalieri occupati in Svizzera hanno denunciato nei giorni scorsi il timore che con l’applicazione del provvedimento sullo scudo fiscale varato dal Governo Italiano si troveranno a dover ottemperare alle disposizioni del monitoraggio fiscale e dello stesso scudo. I frontalieri - già alle prese con l’instabilità occupazionale che si registra in Svizzera e con i licenziamenti che hanno colpito molti di loro, nonché le complicazioni che insorgono quanto si svolge attività lavorativa all’estero e si risiede in Italia - esprimono forte preoccupazione per la inadeguata considerazione verso le questioni da loro poste, temendo, inoltre, di essere equiparati a coloro che hanno esportato illegalmente capitali all’estero;

la lotta all’evasione e agli illeciti finanziari è sacrosanta, ma in questo caso non stiamo parlando di persone che hanno trovato rifugio nei paradisi fiscali, bensì di persone che, pur in condizioni gravose e difficili, (basti pensare ai passi alpini), hanno pagato le tasse ed hanno contribuito a sviluppare l’economia dei Comuni di confine e ad aumentare la ricchezza del nostro Paese;

accanto alla questione dei frontalieri in attività lavorativa, vi è quella, altrettanto preoccupante, degli ex-emigrati rientrati in Italia, iscritti in precedenza all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE). L’Agenzia delle entrate, nell’ambito dell’azione di contrasto agli illeciti finanziari internazionali, ha inviato circa 40 mila comunicazioni a contribuenti che negli ultimi cinque anni sono stati scritti all’AIRE. Il questionario allegato alla comunicazione, oltre a richiamare alcuni specifici obblighi dichiarativi, reca le sanzioni previste in caso d’inosservanza. Al riguardo, occorre distinguere tra chi ha preso la residenza fittizia nei paradisi fiscali per evadere il fisco e chi all'estero, nel nostro caso in Svizzera, ci è andato per lavorare. L’Agenzia delle entrate, per altro, ha posto una scadenza di 30 giorni per la restituzione dei questionari, un termine strettissimo per una direttiva diramata all’improvviso;

l’applicazione dello scudo fiscale ha creato forti tensioni e nervosismo oltralpe, tanto che, nel Canton Ticino, è in atto una dura protesta contro il nostro Paese, protesta che minaccia addirittura modifiche all’accordo sui ristorni, che inevitabilmente colpirebbero senza motivo i lavoratori frontalieri. Giova ricordare, per altro, che in base agli accordi bilaterali Svizzera-UE, un crescente numero d’imprese italiane, in particolare dalle regioni di confine, esportano servizi e prestazioni nei Cantoni elvetici confinanti, alleggerendo in tal modo le difficoltà con cui sono confrontati l’economia e il mondo del lavoro a causa della crisi finanziaria globale;

Chiede alla Giunta regionale e all’Assessore competente in materia

di intervenire affinché il Governo nazionale, con urgenza, si impegni a riconoscere ai cittadini italiani suddetti l’esonero dallo scudo fiscale e dal monitoraggio fiscale, come già accaduto in altre situazioni similari, contribuendo in tal modo a riportare anche la dovuta serenità nei rapporti con i Cantoni svizzeri in cui operano i nostri concittadini.  (Inform)

 


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