FRONTALIERI
Chiesto l’esonero dallo scudo fiscale per i lavoratori
frontalieri del Verbano-Cusio-Ossola
Presa di posizione del Consiglio regionale del Piemonte
TORINO - Anche il Consiglio regionale del Piemonte prende
posizione sulla questione in oggetto a favore delle lavoratrici e dei lavoratori
frontalieri italiani in Svizzera. Qui di seguito il testo dell'ordine del giorno
approvato (primi firmatari i consiglieri Aldo Reschigna e Marco Travaglini)
Il Consiglio regionale del Piemonte,
premesso che
sono oltre 5 mila i lavoratori frontalieri
del VCO che, ogni giorno, varcano il confine per prestare la propria opera nei
cantieri e nelle aziende elvetiche dei Cantoni del Ticino e del Vallese;
il numero dei frontalieri è destinato
ad accrescersi per effetto della mobilità occupazionale e delle disposizioni
di legge che regolano l’accesso al mercato del lavoro elvetico, frutto degli
accordi bilaterali stipulati con l’Unione Europea e conseguente introduzione
della libera circolazione delle persone e delle facilitazioni in materia di
permessi di residenza. Tutto ciò esige una rinnovata considerazione da parte
del Governo italiano sul nuovo status dei lavoratori frontalieri in termini
d’informazione a proposito delle questioni fiscali;
le lavoratrici ed i lavoratori frontalieri
occupati in Svizzera ai sensi dell’art. 1 dell’Accordo tra Italia e Svizzera
del 3 ottobre 1974 (Accordo tra la Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione
dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni
italiani di confine), sono soggetti - per quanto riguarda salari, stipendi ed
altri elementi facenti parte della remunerazione che ricevono in corrispettivo
di una attività dipendente - all’imposizione fiscale soltanto in Svizzera;
una parte di circa il 40% del gettito
fiscale proveniente dalla summenzionata imposizione, ai sensi degli art. 2,
3 e 4 dello stesso Accordo, viene retrocessa ogni anno al Ministero del Tesoro
Italiano quale compensazione finanziaria per le spese sostenute dai Comuni italiani
di confine;
i lavoratori e le lavoratrici frontalieri
occupati in Svizzera hanno denunciato nei giorni scorsi il timore che con l’applicazione
del provvedimento sullo scudo fiscale varato dal Governo Italiano si troveranno
a dover ottemperare alle disposizioni del monitoraggio fiscale e dello stesso
scudo. I frontalieri - già alle prese con l’instabilità occupazionale che si
registra in Svizzera e con i licenziamenti che hanno colpito molti di loro,
nonché le complicazioni che insorgono quanto si svolge attività lavorativa all’estero
e si risiede in Italia - esprimono forte preoccupazione per la inadeguata considerazione
verso le questioni da loro poste, temendo, inoltre, di essere equiparati a coloro
che hanno esportato illegalmente capitali all’estero;
la lotta all’evasione e agli illeciti
finanziari è sacrosanta, ma in questo caso non stiamo parlando di persone che
hanno trovato rifugio nei paradisi fiscali, bensì di persone che, pur in condizioni
gravose e difficili, (basti pensare ai passi alpini), hanno pagato le tasse
ed hanno contribuito a sviluppare l’economia dei Comuni di confine e ad aumentare
la ricchezza del nostro Paese;
accanto alla questione dei frontalieri
in attività lavorativa, vi è quella, altrettanto preoccupante, degli ex-emigrati
rientrati in Italia, iscritti in precedenza all’Anagrafe degli italiani residenti
all’estero (AIRE). L’Agenzia delle entrate, nell’ambito dell’azione di contrasto
agli illeciti finanziari internazionali, ha inviato circa 40 mila comunicazioni
a contribuenti che negli ultimi cinque anni sono stati scritti all’AIRE. Il
questionario allegato alla comunicazione, oltre a richiamare alcuni specifici
obblighi dichiarativi, reca le sanzioni previste in caso d’inosservanza. Al
riguardo, occorre distinguere tra chi ha preso la residenza fittizia nei paradisi
fiscali per evadere il fisco e chi all'estero, nel nostro caso in Svizzera,
ci è andato per lavorare. L’Agenzia delle entrate, per altro, ha posto una scadenza
di 30 giorni per la restituzione dei questionari, un termine strettissimo per
una direttiva diramata all’improvviso;
l’applicazione dello scudo fiscale
ha creato forti tensioni e nervosismo oltralpe, tanto che, nel Canton Ticino,
è in atto una dura protesta contro il nostro Paese, protesta che minaccia addirittura
modifiche all’accordo sui ristorni, che inevitabilmente colpirebbero senza motivo
i lavoratori frontalieri. Giova ricordare, per altro, che in base agli accordi
bilaterali Svizzera-UE, un crescente numero d’imprese
italiane, in particolare dalle regioni di confine, esportano servizi e prestazioni
nei Cantoni elvetici confinanti, alleggerendo in tal modo le difficoltà con
cui sono confrontati l’economia e il mondo del lavoro a causa della crisi finanziaria
globale;
Chiede alla Giunta regionale e all’Assessore competente
in materia
di intervenire affinché il Governo
nazionale, con urgenza, si impegni a riconoscere ai cittadini italiani suddetti
l’esonero dallo scudo fiscale e dal monitoraggio fiscale, come già accaduto
in altre situazioni similari, contribuendo in tal modo a riportare anche la
dovuta serenità nei rapporti con i Cantoni svizzeri in cui operano i nostri
concittadini. (Inform)