INFORM - N. 198 - 27 ottobre 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

Serata al Club Italiano di Johannesburg

L’Associazione dei Campani del Sud Africa festeggia 16 anni di vita

E riscopre il dialetto napoletano per salvare l’italiano

 

JOHANNESBURG -  E’ il dialetto la via per trasmettere ai giovani italiani nel mondo il senso di appartenenza alla patria dei loro padri, che va rapidamente e inesorabilmente estinguendosi? Questa sembrerebbe la direzione indicata da uno studio recentemente presentato alla Consulta dell’Emigrazione della Regione Campania. Ne ha parlato ai corregionali di Johannesburg sabato sera al Club Italiano il consultore e presidente dell’Associazione dei Campani del Sud Africa Donato Barecchia, in occasione della festa per il sedicesimo anniversario. Ma soprattutto ne hanno dato riscontro la colonna sonora della serata, largamente dedicata alla canzone napoletana, e due interpretazioni dialettali che hanno scaldato l’atmosfera come ormai è difficile riscontrare nelle riunioni delle associazioni comunitarie, sempre meno frequentate e per questo sempre più distanziate nel tempo.

Questa serata campana ha invece avuto un successo che lascia sperare in una possibile inversione di marcia e nel recupero almeno parziale dei soci che non vedono il motivo di partecipare a feste che non si differenziano più le une dalle altre se non sulla base dei fattori negativi. Ne va dato merito agli organizzatori e ai loro collaboratori che hanno dedicato tempo ed energie alla preparazione di un programma che uscisse dall’abitudinario. Il che è avvenuto – oltre che con l’assaggio gratuito della Birra Friulana Moretti, importata e offerta da Maurizio Reffo dell’Adriatic Ship Supply, e con un balletto indiavolato presentato da due giovanissime danzatrici - attraverso una poesia dialettale di Mimì Palmiero magistralmente recitata da Rina Caldeira e una scenetta comica scritta per l’occasione dal socio onorario Vincenzo Merolla, presente in sala, e interpretata con grande naturalezza da Gennaro Campanile ed Elvio Solimeo.

La poesia esprimeva, in sostanza, la rabbia dei napoletani verso i politici corrotti e corruttori che hanno fatto sì che quella che era “la stella più bella di tutte le stelle”, cioè Napoli, diventasse un cumulo di spazzatura, ma lo faceva con tutte le coloriture e il sentimento che il dialetto esprime meglio della lingua. Eccone, ad esempio, le strofe d’apertura: “M’arricordo Napule d’e tiempe antiche / quanno esisteva ‘o mare, ‘o sole e ‘o vero amico. / Mo chiagne Napule, a “riggina”, pe’ colpa ‘e sti pulitiche mappine, che songhe proprio ‘a fotografia ‘e tutt’ ‘a munnezza miez’ ‘a via! / Napulità, cacciammo ‘e mariuncielle, facimmo turnà a Masaniello”.

La scenetta pensata e scritta da Vincenzo Merolla mostra invece un netturbino che tutte le mattine pulisce un tratto di strada dove “abita” un’immagine di San Gennaro, con il quale il buon’uomo s’attarda sempre a conversare. Gli chiede di dargli in sogno i numeri per vincere al lotto. Questa mattina, però, il nostro eroe è arrabbiato, perché invece di vincere lui ha vinto uno che gli sta antipatico. “San Gennaro – dice in sintesi il poveretto -, ma come, io ogni mattina ti pulisco la strada, ti spolvero e ti prego di venirmi in sogno e tu invece di venire da me sei andato a dare i numeri proprio a quello là?”. Più del fatto di non aver mai vinto gli brucia che a vincere sia stato l’antipatico. Ma proprio quando il suo sfogo minaccia di diventare violento contro l’immagine del santo, ecco arrivare l’ “albanese”, un guappo con il panama bianco in testa, vestito come i classici elegantoni della Napoli di De Filippo, il quale si mette a prenderlo in giro e nel farlo gli svela il mistero e lo fa rappacificare con San Gennaro. Scopre infatti che i numeri al suo avversario non li ha dati il santo, bensì il suo stesso comportamento, nel quale, attraverso la “smorfia”, l’antagonista ha letto i numeri che lo hanno fatto vincere”. Bravo l’autore dei testi, bravi gli interpreti e pubblico entusiasta. E’ seguita l’estrazione dei premi della lotteria e di un premio speciale abbinato ai biglietti d’ingresso. Un premio sicuramente in linea con il senso dell’umorismo dei napoletani è stato sicuramente quello che dà diritto alla stesura gratuita del testamento.

Detto questo, lasciamo la parola  al presidente Donato Barecchia, il quale, dopo le rituali parole di benvenuto ai soci e agli ospiti d’onore, fra cui il coordinatore italiano della Hip Alliance e socio onorario Maurizio Mariano, il socio onorario Vincenzo Merolla, il presidente degli abruzzesi Carmine Angelucci, il presidente dei toscani Paolo Belfiore e il presidente onorario Giuseppe Lucchesi, la presidentessa dell’Associazione della Basilicata Rosa Di Benedetto e la presidentessa dell’Italian Ladies Society Caterina Barecchia, ha così proseguito: “Cari corregionali, ospiti e simpatizzanti, siamo giunti alla fine di un altro anno che ha visto di nuovo l’Associazione Campani molto attiva nell’ambito della comunità. E’ mio dovere quindi ringraziarvi per il sostegno che ci avete dato partecipando alle nostre varie manifestazioni. Vorrei pure esprimere la nostra gratitudine al corregionale Ciro Migliore per la sua ammirabile opera d’informazione telematica diretta a tutta la comunità italiana, tramite La Gazzetta del Sud Africa. Questo ci rende molto fieri, Ciro.

“E’ anche doveroso riconoscere nell’associazionismo campano e comunitario l’operato di due persone che si impegnano assiduamente per creare canali comunicativi tra la nostra comunità e il governo sudafricano: Maurizio Mariano e Caterina Barecchia. A entrambi esprimiamo la nostra gratitudine.

“Lo scorso mese si è tenuta la Consulta Regionale dei Campani a Ischia. Vi risparmio i lunghi e noiosi dettagli dei lavori. Mi limito solo a esprimere la mia preoccupazione riconducibile alle testimonianze portate dai miei colleghi consultori provenienti da tutte le parti del mondo, relative a una realtà dolente: i giovani di origine italiana residenti all’estero hanno perso l’identità italiana, allontanandosi sempre di più dalle tradizioni e dalla cultura normalmente rispettate dai genitori. L’unica speranza di recuperare anche se minimamente i giovani è stata evidenziata tramite ricerche intense condotte presso l’Università Federico II di Napoli. Gli studi hanno concluso accuratamente che un mezzo per indurre il giovane a ritornare alle sue radici e apprezzarne cultura e tradizioni è il dialetto. Questa è una realtà che richiede la collaborazione di tutti noi anziani. Pertanto non vergogniamoci di esprimerci in dialetto con i nostri piccoli. Questo è un messaggio chiaro scaturito dalla Consulta, non una predica.

“Per concludere vorrei ringraziare le signore Rosa di Benedetto e Caterina Barecchia per la collaborazione dataci in varie fasi organizzative di questa serata e anche il nostro socio onorario Vincenzo Merolla per quello che vedrete più tardi. E’ doveroso altresì mettere in rilievo che se questa Associazione dei Campani si è distinta per tutto l’anno lo dobbiamo al dinamismo di tutti i componenti del comitato: ognuno immancabilmente ha superato sè stesso nell’eseguire le sue responsabilità con tanto entusiamo. E’ mio onore quindi presentarvi questa squadra e ringraziarli individualmente per la collaborazione che mi hanno dato: Gennaro Campanile, vice presidente e bravissimo attore “in erba”, che da “scupatore” sempre con la scopa in mano è stato promosso portinaio, come vedrete dopo; Gino solimeo, vice presidente, segretario e conduttore di questa serata (con l’impeccabile eleganza di quando faceva le stesse cose da studente universitario: ecco un giovane che non abbiamo perso); Rina Caldeira, tesoriera e responsabile di gran parte dell’organizzazione di questa festa; e i consiglieri Sabino Di Benedetto, Elvio Solimeo, Stefania Bove, Luisa Iovino e Pietro Scalzullo, i quali ci hanno assistito nei preparativi. Assente purtroppo Giulio Palumbo che è in Italia”. Successo archiviato.(La Gazzetta del Sud Africa/Inform)

 

 


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