ITALIANI ALL’ESTERO
Serata al Club Italiano di Johannesburg
L’Associazione dei Campani del Sud Africa festeggia 16
anni di vita
E riscopre il dialetto napoletano per salvare l’italiano
JOHANNESBURG - E’ il dialetto la via per trasmettere
ai giovani italiani nel mondo il senso di appartenenza alla patria dei loro
padri, che va rapidamente e inesorabilmente estinguendosi? Questa sembrerebbe
la direzione indicata da uno studio recentemente presentato alla Consulta dell’Emigrazione
della Regione Campania. Ne ha parlato ai corregionali di Johannesburg sabato
sera al Club Italiano il consultore e presidente dell’Associazione dei Campani
del Sud Africa Donato Barecchia, in occasione della festa per il sedicesimo
anniversario. Ma soprattutto ne hanno dato riscontro la colonna sonora della
serata, largamente dedicata alla canzone napoletana, e due interpretazioni dialettali
che hanno scaldato l’atmosfera come ormai è difficile riscontrare nelle riunioni
delle associazioni comunitarie, sempre meno frequentate e per questo sempre
più distanziate nel tempo.
Questa serata campana ha invece avuto un successo che
lascia sperare in una possibile inversione di marcia e nel recupero almeno parziale
dei soci che non vedono il motivo di partecipare a feste che non si differenziano
più le une dalle altre se non sulla base dei fattori negativi. Ne va dato merito
agli organizzatori e ai loro collaboratori che hanno dedicato tempo ed energie
alla preparazione di un programma che uscisse dall’abitudinario. Il che è avvenuto
– oltre che con l’assaggio gratuito della Birra Friulana Moretti, importata
e offerta da Maurizio Reffo dell’Adriatic Ship Supply, e con un balletto indiavolato
presentato da due giovanissime danzatrici - attraverso una poesia dialettale
di Mimì Palmiero magistralmente recitata da Rina Caldeira e una scenetta comica
scritta per l’occasione dal socio onorario Vincenzo Merolla, presente in sala,
e interpretata con grande naturalezza da Gennaro Campanile ed Elvio Solimeo.
La poesia esprimeva, in sostanza, la rabbia dei napoletani
verso i politici corrotti e corruttori che hanno fatto sì che quella che era
“la stella più bella di tutte le stelle”, cioè Napoli, diventasse un cumulo
di spazzatura, ma lo faceva con tutte le coloriture e il sentimento che il dialetto
esprime meglio della lingua. Eccone, ad esempio, le strofe d’apertura: “M’arricordo
Napule d’e tiempe antiche / quanno esisteva ‘o mare, ‘o sole e ‘o vero amico.
/ Mo chiagne Napule, a “riggina”, pe’ colpa ‘e sti pulitiche mappine, che songhe
proprio ‘a fotografia ‘e tutt’ ‘a munnezza miez’ ‘a via! / Napulità, cacciammo
‘e mariuncielle, facimmo turnà a Masaniello”.
La scenetta pensata e scritta da Vincenzo Merolla mostra
invece un netturbino che tutte le mattine pulisce un tratto di strada dove “abita”
un’immagine di San Gennaro, con il quale il buon’uomo s’attarda sempre a conversare.
Gli chiede di dargli in sogno i numeri per vincere al lotto. Questa mattina,
però, il nostro eroe è arrabbiato, perché invece di vincere lui ha vinto uno
che gli sta antipatico. “San Gennaro – dice in sintesi il poveretto -, ma come,
io ogni mattina ti pulisco la strada, ti spolvero e ti prego di venirmi in sogno
e tu invece di venire da me sei andato a dare i numeri proprio a quello là?”.
Più del fatto di non aver mai vinto gli brucia che a vincere sia stato l’antipatico.
Ma proprio quando il suo sfogo minaccia di diventare violento contro l’immagine
del santo, ecco arrivare l’ “albanese”, un guappo con il panama bianco in testa,
vestito come i classici elegantoni della Napoli di De Filippo, il quale si mette
a prenderlo in giro e nel farlo gli svela il mistero e lo fa rappacificare con
San Gennaro. Scopre infatti che i numeri al suo avversario non li ha dati il
santo, bensì il suo stesso comportamento, nel quale, attraverso la “smorfia”,
l’antagonista ha letto i numeri che lo hanno fatto vincere”. Bravo l’autore
dei testi, bravi gli interpreti e pubblico entusiasta. E’ seguita l’estrazione
dei premi della lotteria e di un premio speciale abbinato ai biglietti d’ingresso.
Un premio sicuramente in linea con il senso dell’umorismo dei napoletani è stato
sicuramente quello che dà diritto alla stesura gratuita del testamento.
Detto questo, lasciamo la parola al presidente
Donato Barecchia, il quale, dopo le rituali parole di benvenuto ai soci e agli
ospiti d’onore, fra cui il coordinatore italiano della Hip Alliance e socio
onorario Maurizio Mariano, il socio onorario Vincenzo Merolla, il presidente
degli abruzzesi Carmine Angelucci, il presidente dei toscani Paolo Belfiore
e il presidente onorario Giuseppe Lucchesi, la presidentessa dell’Associazione
della Basilicata Rosa Di Benedetto e la presidentessa dell’Italian Ladies Society
Caterina Barecchia, ha così proseguito: “Cari corregionali, ospiti e simpatizzanti,
siamo giunti alla fine di un altro anno che ha visto di nuovo l’Associazione
Campani molto attiva nell’ambito della comunità. E’ mio dovere quindi ringraziarvi
per il sostegno che ci avete dato partecipando alle nostre varie manifestazioni.
Vorrei pure esprimere la nostra gratitudine al corregionale Ciro Migliore per
la sua ammirabile opera d’informazione telematica diretta a tutta la comunità
italiana, tramite
“E’ anche doveroso riconoscere nell’associazionismo campano
e comunitario l’operato di due persone che si impegnano assiduamente per creare
canali comunicativi tra la nostra comunità e il governo sudafricano: Maurizio
Mariano e Caterina Barecchia. A entrambi esprimiamo la nostra gratitudine.
“Lo scorso mese si è tenuta
“Per concludere vorrei ringraziare le signore Rosa di
Benedetto e Caterina Barecchia per la collaborazione dataci in varie fasi organizzative
di questa serata e anche il nostro socio onorario Vincenzo Merolla per quello
che vedrete più tardi. E’ doveroso altresì mettere in rilievo che se questa
Associazione dei Campani si è distinta per tutto l’anno lo dobbiamo al dinamismo
di tutti i componenti del comitato: ognuno immancabilmente ha superato sè stesso
nell’eseguire le sue responsabilità con tanto entusiamo. E’ mio onore quindi
presentarvi questa squadra e ringraziarli individualmente per la collaborazione
che mi hanno dato: Gennaro Campanile, vice presidente e bravissimo attore “in
erba”, che da “scupatore” sempre con la scopa in mano è stato promosso portinaio,
come vedrete dopo; Gino solimeo, vice presidente, segretario e conduttore di
questa serata (con l’impeccabile eleganza di quando faceva le stesse cose da
studente universitario: ecco un giovane che non abbiamo perso); Rina Caldeira,
tesoriera e responsabile di gran parte dell’organizzazione di questa festa;
e i consiglieri Sabino Di Benedetto, Elvio Solimeo, Stefania Bove, Luisa Iovino
e Pietro Scalzullo, i quali ci hanno assistito nei preparativi. Assente purtroppo
Giulio Palumbo che è in Italia”. Successo archiviato.(