INFORM - N. 198 - 27 ottobre 2009


CAMERE DI COMMERCIO ITALIANE ALL’ESTERO 

Di scena il business alla Convention di Salerno

 

 SALERNO - Un’opportunità unica per rafforzare i rapporti della rete camerale italiana all’estero con tutti i soggetti della promotion nazionale ma anche direttamente con le aziende proiettate a muoversi sui mercati internazionali, attraverso la realizzazioni di incontri one to one tra delegati camerali, buyers e aziende produttrici campane. E’ quanto è andato in scena oggi, e proseguirà domani 28 ottobre, a Salerno, alla XVIII Convention mondiale delle Camere di Commercio Italiane all’Estero che, per la prima volta, ha abbinato ai lavori congressuali tradizionali gli incontri di business non soltanto con le Camere direttamente ma anche con una partecipazione qualificata di 112 buyers provenienti da tutto il mondo e selezionati direttamente dalle 74 Camere, i quali in due giorni, incontreranno circa 200 aziende campane.

Gabor Furedi, segretario generale della CCIE Ungheria,afferma che :“l’imprenditore è già bravo di per sè, non ha bisogno delle Camera, può fare il suo business tranquillamente. Quello che però la Camera può dare, come valore aggiunto, è fargli fare meno errori possibili e trovare la strada più veloce. Perdere meno tempo e meno soldi. La Camera non aiuta a vendere, però dà consigli molto utili in termini di sostegno e promozione sul territorio”.

Il presidente della Camera di Commercio dell’Uruguay, Manuel Ascer, testimonia un clima nettamente positivo. Valorizzare l’imprenditoria italiana all’estero, dar il giusto peso al made in Italy  è l’obiettivo del sistema. “Nel mio caso, nel mio Paese, aiuterò gli imprenditori che hanno voglia di investire sul nostro territorio. Bisogna lavorare secondo un percorso di continuità, gli incontri di oggi non devono rimanere fine a se stessi, rischierebbero di essere  un workshop come tanti.”

“Tante le occasioni che permetteranno al mercato italiano in Brasile di disporre di un’ampia vetrina: il 2011 sarà l’anno dedicato al nostro Paese che vedrà in terra brasiliana la promozione di una lunga serie di eventi, il 2014 sarà quello  dei campionati mondiali di calcio, il 2016 quello che vedrà accendere la fiaccola olimpica, e già è stata fatta l’iscrizione per l’Expo del 2020. Non dobbiamo assolutamente dimenticare  gli investimenti, specialmente nelle infrastrutture, previsti in un piano per l’accelerazione dello sviluppo in Brasile”. Con sicurezza il segretario generale della Camera di Commercio Italiana a Rio de Janeiro, Basilio Catrini, afferma che il Brasile rappresenta il Paese che offre più opportunità al mercato italiano, non solo per la sua ricchezza, o per il suo essere un Paese in continua crescita dove poco si sono sentiti gli effetti della crisi, ma soprattutto per la sua vicinanza alla cultura italiana. In Brasile, a differenza degli altri Paesi, è facile per l’Italia integrarsi anzi “quando un italiano arriva lì, dopo un giorno già balla il samba”. I prodotti agroalimentari italiani sono sicuramente quelli più apprezzati in Brasile, immediatamente seguiti dalla moda e dal design. Per non dimenticare, poi, che i giacimenti petroliferi dell’ultim’ora faranno del Brasile, in pochi anni, una vera potenza economica mondiale.

Il segretario generale di Londra, Christian Fianco, apprezza molto la scelta di fare della convention un momento di incontri di business. “Il settore che più è interessato al mercato britannico -e non solo Londra ma anche Edinburgo, Glasgow, Liverpool-  è l’’agroalimentare,  in particolare il settore vitivinicolo. Le aziende che ho incontrato sono produttrici delle eccellenze classiche della Campania,  dall’olio extravergine d’oliva, ai vini di qualità, alla mozzarella di Bufala. Prodotti ben accolti sul mercato britannico. Le aziende hanno una conoscenza non ottimale, però,  della mia area di riferimento. Quindi cerchiamo, prima di tutto di offrire loro una panoramica reale della situazione attuale, soprattutto per quanto concerne la concorrenza nei diversi settori merceologici, cercando di dar loro informazioni dirette e mirate, per capire bene la realtà con la quale si andranno a confrontare”..

Il mercato britannico si muove da anni sulla promozione  del made in Italy di nicchia espressione delle diverse caratterizzazioni regionali, operando nel contesto delle fiere locali ma anche creando eventi ad hoc . Una vetrina particolare, momento di incontro con le aziende e con i consumatori è “La dolce vita”evento dedicato alle eccellenze italiane. Una piattaforma ideale per fare business con addetti ai lavori qualificati, buyer, imprenditori e distributori. “Oggi è un incontro conoscitivo, niente di più. Da domani dovremmo avviare il lavoro più complesso, quello dell’attuazione del rapporto”.

“A Singapore il nostro sport preferito è mangiare” esordisce Erica Marcellan, development management CCIE di Singapore che, entusiasta degli incontri avuti nel corso della mattinata, afferma che l’agroalimentare è il settore che più di ogni altro ha ottime possibilità di entrare nel mercato orientale.  “Singapore è un Paese ricco. Si spende molto per mangiare. Ben vengano i prodotti di alta qualità che ci stanno proponendo le aziende locali presenti a quest’evento”.

Nessuna vendita ma trasferimento di now how . Questo è quello che propone Giosuè Grimaldi, amministratore di Grimaldi Management, presente anche in rappresentanza di AssoConsult, società di consulenza. “La mia presenza è in virtù di un progetto che tende a favorire l’internazionalizzazione non di prodotti ma di competenze. Siamo convinti che nella fase attuale sia prioritario porsi l’obiettivo di porre al centro dell’attenzione le competenze e il loro trasferimento dai mercati più avanzati a quelli in fase di crescita”.

Oltre agli incontri con le Camere di Commercio, le imprese hanno avuto la possibilità di incontrare oltre 100 buyer iscritti e selezionati dalle CCIE e provenienti da: Austria, Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Romania, Svizzera, Spagna, Svezia, turchia, Tunisia, Regno Unito, Malta, Marocco, Portogallo; Egitto; Israele.

I settori merceologici coinvolti sono l’abbigliamento, l’agroalimentare, il florovivaismo, il legno-arredo, la nautica da diporto e il turismo.

Gli umori sono contrastanti: Cecilia Cecusoglu, general manager della General Parma Food S.r.l. afferma: “Avrei preferito  assaggiare i prodotti che mi vengono proposti. Da una brochure informativa non riesco avere una percezione del prodotto che mi sia funzionale a evidenziare o meno il mio interesse”. Serafim Cardoso, titolare di Enoteca Italia– weine und spirituosen – “ho visto numerosi prodotti che possono interessarmi, formaggi e mozzarella di bufala, limoncello. Aspetti negativi? Pochi, quasi nulli. Vorrei trovare l’esclusività, sono qui per questo”.

Anche tra le  aziende si sono registrati atteggiamenti contrastanti: Rosanna Milite, titolare di Business Consulting “Alcuni buyer – e le Aziende che rappresentano- sono realtà nuove, troppo piccole, si affacciano adesso nel mercato”.  Molto positiva l’impressione di Donato Montanino, direttore commerciale Estero di Aerre Cucine del gruppo Anastasio:“La difficoltà delle aziende è proprio quella di riuscire a creare contatti, perché questo richiede spese, investimenti molto  elevati soprattutto quando si lavora con l’estero. Non ci sono fondi, finanziamenti a favore della cooperazione internazionale, del marketing territoriale. Quindi ben venga quando una Camera di commercio organizza un evento di questa portata, porta i buyer nel nostro paese, organizza gli incontri a costo zero. Noi i risultiamo li stiamo già tastando e sono convinto che, soprattutto con i paesi del mediterraneo (Marocco, Tunisia , Algeria),  il mio settore – legno/arredo- avrà ottime possibilità di crescita ”. (Inform)

 

 


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