INFORM - N. 198 - 27 ottobre 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

L’Ambasciatore d’Italia a Ottawa Gabriele Sardo, lascio il Canada con un certo rammarico...

 Questo è quello che traspare nell’intervista che l’Ambasciatore ha rilasciato a Luciano Gonella per il “Cittadino Canadese” di Montreal” e “Lo Specchio” di Toronto

 

OTTAWA E’ opinione diffusa, tra moltissimi Italo-Canadesi, che S.E. Gabriele Sardo, tra i diplomatici che si sono susseguiti nella sede di Ottawa, sia stato quello che più di tutti si è interessato alle aspirazioni ed alle problematiche della nostra comunità e dei vari enti ed associazioni che la compongono.  Una delle sue maggiori preoccupazioni, certamente, è stata quella che riguarda il mantenimento e lo sviluppo della lingua italiana, rivolta soprattutto alla terza generazione, cioè ai nostri nipoti.

Egli, sin dal suo arrivo in Canada, aveva compreso che l’identità etnica degli Italo-Canadesi correva un grosso pericolo poiché i nostri giovani parlavano sempre meno la lingua italiana  e partecipavano in maniera molto scarsa, salvo casi sporadici, alle attività dei nostri enti o associazioni. Tutto ciò traspare chiara mente nella sua intervista:

Dopo 4 anni di permanenza in Canada, cosa ne pensa della nostra gente?

Dopo questi anni devo dire che se, al mio arrivo, rimasi sorpreso, lo sono ancora di più nel momento di lasciare il mio incarico. La comunità Italo-Canadese può essere paragonata a quelle esistenti in Argentina, e Brasile, con la differenza che in Canada la nostra gente è molto più informata sull’Italia di quello che mi aspettavo.

Dopo 4 anni me ne vado maggiormente sorpreso constatando che quasi tutti gli sforzi fatti per aumentare i contatti con ‘Italia hanno incontrato grandi difficoltà.

La comunità Italo-Canadese presenta aspetti molto interessanti e positivi ma, allo stesso tempo, abbastanza complicati ed è scarsamente aperta a dialoghi e movimenti verso l’Italia di oggi che, invece, rivestono una capitale importanza e sono estremamente necessari.

Una delle sue maggiori preoccupazioni è sempre stata quella della lingua italiana, soprattutto Lei ha cercato di promuoverla presso i più giovani; pensa di aver riuscito nel Suo intento?

Questo è uno dei temi dove credo di aver fatto breccia e spero veramente che il messaggio che ho voluto dare, e sul quale ho sempre molto insistito, col tempo, porti  i suoi frutti. Certo che non è facile far capire  alla  seconda generazione, i figli di coloro che son giunti  dopo la seconda guerra mondiale, quanto sia importante  che i loro stessi figli imparino e parlino l’italiano. Il rischio che si sta correndo e’ quello che tra dieci o quindici anni la nostra identità possa sparire; non vedo altra alternativa  e, se questo succederà finiremo nel trovarci nella stessa situazione degli italiani che vivono negli U.S.A.

In Canada, nella nostra comunità, vi sono molti Enti ed Associazioni che pretendono agire nel nome e e negli interessi degli Italo-Canadesi, crede Lei che siano veramente così utili e necessarie?

Sì’, è vero. Vi sono moltissime associazioni  regionali che rivestono un carattere storico e culturale e rispecchiano usi e costumi delle regioni di provenienza; esse svolgono un compito molto importante, rispettabile ed utile per il futuro: ad esse auguro lunga vita. Non possiamo chiedere loro molto di più di quello che stanno cercando di fare e che, nell’ambito regionale, possono dare.

Per le altre che pretendono di rappresentare tutta la comunità italiana o italo-canadese e nascono dall’esigenza dell’Italia di dialogare con la realtà della comunità, non credo che, né i Comites, né i CGIE possano svolgere un ruolo decisivo; la loro rappresentatività è ormai sociologicamente e politicamente limitata. Non voglio criticare questi organi per quello che fanno o non fanno, dico che non mi sembrano adatti ad interpretare pienamente la grande e complessa realtà della Comunità Italo-Canadese. Per dare voce agli italiani del Canada vi sono i parlamentari italiani eletti in Canada. Con chi non lo è più, ma di origine italiana, serve un qualche strumento nuovo che deve essere anche, e soprattutto, l’espressione di questa stessa Comunità. Intendo dire e precisare che non mi riferisco a rappresentazioni del tipo Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi, che storicamente ha ben altre motivazioni. Penso piuttosto ad un qualcosa tipo “Fondazione” capace di proporre alla Comunità intera ( italiana o italo-canadese) delle politiche o iniziative che valorizzino e promuovano i contatti con la società italiana a beneficio soprattutto dei giovani; in poche parole, ad un organismo di leadership munito di autorevolezza e della visione necessaria per mobilitare, anche finanziariamente, le risorse della stessa comunità di origine italiana.

L’Italia di oggi ha molto di più da offrire alla terza generazione di quello che si immaginino i loro nonni e padri. Tutto ciò lo dico nel loro stesso interesse di cittadini canadesi.

Alla vigilia della Sua partenza, quale messaggio vuole lasciarci ?

E’ stato bello aver incontrato gli  Italo-Canadesi del Canada, direi pure entusiasmante. Vorrei dire loro di cercare di essere maggiormente convinti dei loro valori e di cercare di darsi una maggiore identità culturale e linguistica. Spero di ritornare fra qualche anno e di poter constatare che i miei 4 anni di lavoro  presso e con la Comunità hanno portato dei frutti concreti.  (Luciano Gonella-Cittadino Canadese-Lo Specchio/ Inform )

 


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