INFORM - N. 198 - 27 ottobre 2009


CONVENTION CAMERE DI COMMERCIO ITALIANE ALL’ESTERO

Intervista al sottosegretario agli Affari Esteri

Vincenzo Scotti: “Il vero nodo della situazione italiana in questo momento sono le banche”

 

SALERNO – A margine della XVIII Convention mondiale delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, in svolgimento a Salerno, il sottosegretario agli Affari Esteri Enzo Scotti, intervenuto ieri nel dibattito dal titolo "Le domande delle imprese ed il ruolo delle istituzioni nelle sfide del mercato globale" ha rilasciato una intervista sulle tematiche di fondo emerse durante i lavori.

Sottosegretario, lei ha sottolineato la malattia tutta italiana di quella che venne definita la ‘politica delle cozze’, ovvero il malcostume di muoversi sui mercati esteri in maniera frammentata e individualista. Cosa si sta facendo da parte del Ministero degli Affari Esteri per modificare questo malcostume?

Noi stiamo cercando di portare tutti attorno ad un tavolo, coinvolgendo le Regioni, le altre amministrazioni, Confindustria, le Università e i centri di ricerca, perché riteniamo che sia importante muoversi con una strategia di lungo periodo, cioè sapendo dove si vuole e si può arrivare. Promuovere il sistema Italia richiede necessariamente un lavoro di squadra: solo così si può garantire una concreta penetrazione nel mercato. Un modello da citare, ad esempio, è sicuramente l’ANCE, in cui si concretizzano gli sforzi fatti dalle imprese di costruzione per consolidarsi sui grandi mercati delle infrastrutture del mondo. Proprio a Milano, dove si terrà la IV ° Conferenza Italia-America Latina, indicheremo in concreto quelli che sono i nostri propositi per i prossimi anni nell’ambito delle infrastrutture, della collaborazione tra piccole e medie imprese, del trasferimento di tecnologie, dell’Università e della ricerca; propositi, questi, da perseguire insieme, perché solo un gioco di squadra potrà aprire la strada allo sviluppo.

Il Presidente Strianese ha di chiara to di avere una priorità: la micro-impresa. E’ una priorità anche per il Governo nazionale, anche se molti iniziano a dubitare che sui mercati esteri sia vincente puntare sulla microimpresa per uscire dalla crisi?

La concentrazione strategica è sicuramente sulla piccola impresa. Abbiamo bisogno di un sistema produttivo che sia fondato sulla micro impresa perché questa è in grado di resistere meglio alle crisi e di radicare di più lo sviluppo sul territorio. Dobbiamo giocare fino in fondo la carta di piccole imprese integrate tra loro in distretti: è questo l’unico modo per sviluppare il commercio radicando l’Italia nel resto del mondo. Certamente, bisogna puntarci con la consapevolezza che la microimpresa se vogliamo che sia vincente nel muoversi sui mercati esteri dobbiamo essere esigenti nel pretendere che si muova organizzata e strutturata per affrontare questi mercati.

In questa fase che è stata definita da Urso “non di recessione ma di rivoluzione economica” quanto viene penalizzata l’Italia per non aver fatto a tempo debito una politica culturale forte sull’italianità, quando avevamo, come ha ricordato Pollastri,  28 milioni di italiani all’estero ad inizio secolo piuttosto che una diaspora, quella attuale, di quasi 60 milioni di persone?

La cultura è sicuramente un altro strumento fondamentale ma in questo caso il problema è radicato nelle Università. Oggi solo l 2% degli studenti che studiano fuori dal  loro Paese scelgono l’Italia. Il nostro sistema all’estero, senza uno sforzo di attrazione da parte delle università italiane, non può funzionare. Abbiamo costituito un tavolo di lavoro con il Miur proprio per internazionalizzare l’università italiana che per la prima volta parteciperà ad una missione di sistema in Brasile e in Cile e abbiamo fatto capire alla  Confindustria, un pò reticente, quanto sia importante associare le università per trasformare l’espansione temporanea del commercio in stabili canali di penetrazione nei Paesi, soprattutto quelli emergenti.

E nei Paesi dove invece è forte la comunità italiana?

E’ certamente e inconfutabilmente priorità assoluta della nostra politica estera l’integrazione economica tra il nostro sistema e quello degli altri Paesi.

Strianese ha detto che la crisi sta passando ma che c’è grande paura soprattutto da parte dei piccoli e medi imprenditori. Questo è un boomerang che rallenta lo sviluppo e la crescita.

Di qui la ragione per cui stiamo insistendo molto con il sistema bancario, unico motore  che può aiutare a dare coraggio e forza alle imprese. Non vogliamo più sentire, come hanno fatto anche oggi, che non c’è prospettiva e che occorre aspettare la ripresa per andare in aiuto delle imprese: così non si va da nessuna parte. Il sistema bancario, invece, deve sviluppare un’azione che vada in sostegno delle imprese per aiutarle a cogliere le occasioni che il mercato presenta. Se non si ottiene questo, da sole le piccole imprese non possono farcela, ed è questo il vero nodo della situazione italiana in questo momento.  (A.B.- Inform )

 


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