CONVENTION CAMERE DI COMMERCIO
ITALIANE ALL’ESTERO
Intervista al sottosegretario agli Affari Esteri
Vincenzo Scotti: “Il vero nodo della situazione italiana
in questo momento sono le banche”
SALERNO – A margine della XVIII Convention
mondiale delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, in svolgimento a Salerno,
il sottosegretario agli Affari Esteri Enzo Scotti, intervenuto ieri nel dibattito
dal titolo "Le domande delle imprese ed il ruolo delle istituzioni nelle
sfide del mercato globale" ha rilasciato una intervista sulle tematiche
di fondo emerse durante i lavori.
Sottosegretario, lei ha sottolineato
la malattia tutta italiana di quella che venne definita la ‘politica delle cozze’,
ovvero il malcostume di muoversi sui mercati esteri in maniera frammentata e
individualista. Cosa si sta facendo da parte del Ministero degli Affari Esteri
per modificare questo malcostume?
Noi stiamo cercando di portare tutti
attorno ad un tavolo, coinvolgendo le Regioni, le altre amministrazioni, Confindustria,
le Università e i centri di ricerca, perché riteniamo che sia importante muoversi
con una strategia di lungo periodo, cioè sapendo dove si vuole e si può arrivare.
Promuovere il sistema Italia richiede necessariamente un lavoro di squadra:
solo così si può garantire una concreta penetrazione nel mercato. Un modello
da citare, ad esempio, è sicuramente l’ANCE, in cui si concretizzano gli sforzi
fatti dalle imprese di costruzione per consolidarsi sui grandi mercati delle
infrastrutture del mondo. Proprio a Milano, dove si terrà la IV ° Conferenza
Italia-America Latina, indicheremo in concreto quelli
che sono i nostri propositi per i prossimi anni nell’ambito delle infrastrutture,
della collaborazione tra piccole e medie imprese, del trasferimento di tecnologie,
dell’Università e della ricerca; propositi, questi, da perseguire insieme, perché
solo un gioco di squadra potrà aprire la strada allo sviluppo.
Il Presidente Strianese
ha di chiara to di avere una priorità: la micro-impresa.
E’ una priorità anche per il Governo nazionale, anche se molti iniziano a dubitare
che sui mercati esteri sia vincente puntare sulla microimpresa per uscire dalla
crisi?
La concentrazione strategica è sicuramente
sulla piccola impresa. Abbiamo bisogno di un sistema produttivo che sia fondato
sulla micro impresa perché questa è in grado di resistere meglio alle crisi
e di radicare di più lo sviluppo sul territorio. Dobbiamo giocare fino in fondo
la carta di piccole imprese integrate tra loro in distretti: è questo l’unico
modo per sviluppare il commercio radicando l’Italia nel resto del mondo. Certamente,
bisogna puntarci con la consapevolezza che la microimpresa se vogliamo che sia
vincente nel muoversi sui mercati esteri dobbiamo essere esigenti nel pretendere
che si muova organizzata e strutturata per affrontare questi mercati.
In questa fase che è stata definita
da Urso “non di recessione ma di rivoluzione economica” quanto viene penalizzata
l’Italia per non aver fatto a tempo debito una politica culturale forte sull’italianità,
quando avevamo, come ha ricordato Pollastri, 28 milioni di italiani all’estero
ad inizio secolo piuttosto che una diaspora, quella attuale, di quasi 60 milioni
di persone?
La cultura è sicuramente un altro strumento
fondamentale ma in questo caso il problema è radicato nelle Università. Oggi
solo l 2% degli studenti che studiano fuori dal loro Paese scelgono l’Italia.
Il nostro sistema all’estero, senza uno sforzo di attrazione da parte delle
università italiane, non può funzionare. Abbiamo costituito un tavolo di lavoro
con il Miur proprio per internazionalizzare l’università
italiana che per la prima volta parteciperà ad una missione di sistema in Brasile
e in Cile e abbiamo fatto capire alla Confindustria, un pò
reticente, quanto sia importante associare le università per trasformare l’espansione
temporanea del commercio in stabili canali di penetrazione nei Paesi, soprattutto
quelli emergenti.
E nei Paesi dove invece è forte la
comunità italiana?
E’ certamente e inconfutabilmente priorità
assoluta della nostra politica estera l’integrazione economica tra il nostro
sistema e quello degli altri Paesi.
Strianese ha detto che la crisi sta passando
ma che c’è grande paura soprattutto da parte dei piccoli e medi imprenditori.
Questo è un boomerang che rallenta lo sviluppo e la crescita.
Di qui la ragione per cui stiamo insistendo
molto con il sistema bancario, unico motore che può aiutare a dare coraggio
e forza alle imprese. Non vogliamo più sentire, come hanno fatto anche oggi,
che non c’è prospettiva e che occorre aspettare la ripresa per andare in aiuto
delle imprese: così non si va da nessuna parte. Il sistema bancario, invece,
deve sviluppare un’azione che vada in sostegno delle imprese per aiutarle a
cogliere le occasioni che il mercato presenta. Se non si ottiene questo, da
sole le piccole imprese non possono farcela, ed è questo il vero nodo della
situazione italiana in questo momento. (A.B.-
Inform )