MOSTRE
All’Istituto
Italiano di Cultura di Belgrado
“Andrea Mantegna. Gli affreschi della Cappella
Ovetari a Padova. Un tesoro ritrovato”
PADOVA - La mostra
"Andrea Mantegna. Gli affreschi della Cappella Ovetari a Padova. Un tesoro
ritrovato" è allestita dal 23 ottobre al 20 novembre nella capitale serba
presso l'Istituto Italiano di Cultura per iniziativa dell'Ambasciata d'Italia
e della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione
con
La storia è nota: la celebre Cappella affrescata da Andrea Mantegna e, con lui, da Antonio Vivarini, Giovanni d'Alemagna, Bono da Ferrara, Ansuino da Forlì e Nicolò Pizolo, venne letteralmente disintegrata l'11 marzo 1944. Ciò che restava di un grande capolavoro della storia dell'arte erano decine migliaia di frammenti di varie proporzioni, quasi tutte minuscole. Con oltre 1.800 frammenti Cesare Brandi, già negli anni quaranta, ricompose la scena raffigurante il Martirio di San Giacomo, mentre il resto venne stivato, in modo indifferenziato, in gradi cassoni, dove il tutto è rimasto sino al 2001.
Nel 2001, grazie
alla convenzione stipulata tra
All'occhio elettronico si è aggiunto quello degli esperti come Gian Luigi Colalucci, Carlo Giantomassi e Donatella Zari, che hanno applicato i minuscoli brani pittorici, identificati con certezza, nella loro ubicazione originaria, fissandoli su pannelli fotografici riproducenti in scala 1:1 gli affreschi perduti. Pur nell'inevitabile frammentarietà dell'esito, si è così compiuto un passo significativo nel tentativo di recuperare lo straordinario ciclo pittorico mantegnesco; recupero certamente incompleto, ma in parte ancora incrementabile in futuro. L'occasione è stata eccezionale, sotto gli aspetti tecnici e scientifici, e gli esiti ottenuti comunque insperati: oggi, altri brani pittorici molto importanti sono stati tolti all'oblio e finalmente ricollocati al loro posto.
A Belgrado, insieme
con lo storico modello ligneo della chiesa danneggiata e con materiali iconografici
e filmati, saranno esposti alcuni emozionanti esempi di scene ricomposte con
ciò che rimane dei frammenti originali. Nella sede espositiva i due grandi pannelli
relativi alla scena del "Martirio di S. Giacomo", questi ultimi ricomposti
sotto la direzione di Cesare Brandi, allora direttore dell'Istituto Centrale
del Restauro, negli anni immediatamente successivi al conflitto, ed altri due
con la raffigurazione del "Padre Eterno benedicente", oltre ad altri
lacerti con raffigurazioni di Serafini e di elementi decorativi, quali libri,
festoni e racemi.
Le opere a Belgrado racconteranno un brano di storia dell'arte, ma anche la
storia di una fattiva collaborazione ai fini del recupero di un pezzo importante
di patrimonio dell'umanità.
"Questa mostra
- affermano Giovanni Gentili e Anna Maria Spiazzi, curatori dell'esposizione
belgradese - può ben essere considerata anche come uno dei possibili modelli
necessari al recupero di opere d'arte bisognose di interventi del genere, sia
in territorio serbo che altrove. Stante la collaborazione stipulata tra il Ministero
per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana e il Ministero
della Cultura di Serbia inerente il personale tecnico e scientifico addetto
alla manutenzione e al restauro del grande patrimonio storico-artistico locale,
la mostra si pone in ipotesi anche come preziosa documentazione scientifica
per gli addetti a tali mansioni". (