INFORM - N. 193 - 20 ottobre 2009


RASSEGNA STAMPA

Articolo del Sottosegretario agli Esteri su “Il Giornale”

Stefania Craxi: “Il Sud conquisti il Mediterraneo”

 

ROMA - Si è aperto ieri a Reggio Calabria il primo Incontro delle città costiere del Mediterraneo. Un evento che mira a valorizzare il ruolo strategico ed il retaggio storico, culturale ed umano delle grandi città rivierasche.

Le autorità locali possono offrire un contributo fondamentale a sfide comuni quali l’aumento della popolazione urbana, il cambiamento climatico, l’inquinamento, le infrastrutture di trasporto, l’incremento della domanda di energia, la scarsità di risorse primarie come l’acqua, il sostegno alle piccole e medie imprese, la preservazione del patrimonio culturale.

Il bisogno di una maggiore cooperazione ed integrazione euro-mediterranea è negli ultimi anni divenuto ancora più urgente. Se l’Europa non prenderà a guardare con interesse al suo Sud, finirà per trovarsi arroccata nel suo Nord, incapace di confrontarsi non più solo con gli Stati Uniti ma anche con potenze emergenti come Cina, India e Brasile.

Intimamente e profondamente europea, convinta della necessità di far evolvere il processo di allargamento dell’Europa, l’Italia sente profondamente l’impulso naturale che la spinge a collegarsi con i popoli e i Paesi della regione mediterranea: sono Paesi in via di sviluppo impegnati ad entrare in uno stadio più avanzato della propria vita economica, civile e sociale, che guardano all’Europa per le possibilità tecnologiche e politiche che può offrire. La stessa sede che ospita l’Incontro delle città costiere del Mediterraneo, Reggio Calabria, introduce un’altra questione, la questione meridionale, che si pone oggi in termini nuovi. Essa è di due ordini, interno ed internazionale. Se il federalismo è la principale novità sul piano interno, che potrebbe essere, come ha affermato il ministro Tremonti, la risposta che chiuderà la questione meridionale, non meno rilevante è la novità sul piano internazionale, rappresentata dalla grande crescita delle economie del Sud del Mediterraneo. Per avere un’idea di tale sviluppo, basti pensare che la crescita degli investimenti esteri verso il Mediterraneo è dall’inizio del nuovo secolo seconda solo a quella della Cina, e superiore a quella dell’Asean (Associazione delle Nazioni dell’Asia Sud-Orientale, ndr) o del Mercosur (Mercato comune del Sud, cioè dell’America meridionale, ndr). La fine della guerra fredda e lo sviluppo economico e sociale dell’area mediterranea hanno di fatto reso il nostro Mezzogiorno il «Mediterraneo del Nord».

Affrontare oggi la questione meridionale senza tener conto di questa dimensione internazionale è profondamente errato. Il Quadro Strategico Nazionale 2007-2013 ha accolto in termini generali l’idea che «l’economia del Mezzogiorno potrebbe ricevere un forte impulso da una migliore capacità di sfruttamento della sua collocazione geografica nel cuore del Mediterraneo». L’accento però cade soprattutto sulla logistica, restando ancora complessivamente trascurata l’importanza crescente che, in termini di export, i mercati della sponda Sud rappresentano per il Mezzogiorno: nel 2008 il valore delle esportazioni verso i Paesi mediterranei è cresciuto di circa il 40%, onde il rapporto 2009 dello Svimez (Associazione per lo Sviluppo del’industria nel Mezzogiorno, ndr) conclude che la «prospettiva mediterranea» non è solo «una condizione per lo sviluppo della produttività in termini di piattaforma logistica, ma anche di vera e propria integrazione economica». Dobbiamo avere chiara la visione che ormai nessuna questione vitale per il Sud può essere affrontala senza considerare la proiezione mediterranea del nostro Mezzogiorno. (Stefania Craxi, Sottosegretario agli Affari Esteri/ Il Giornale del 20 ottobre 2009)

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