INFORM - N. 189 - 14 ottobre 2009


STAMPA ITALIANI ALL’ESTERO

Da “Tribuna Italiana”, 14.10.2009

Italiani di Argentina. Un debito da saldare

L’omaggio a Cristoforo Colombo e la possibilità di farlo con gli spagnoli. E sulla Giornata dell’Immigante Italiano in Argentina, perché non studiare la possibilità di spostarla, in modo da ridarle maggiore visibilità?

 

BUENOS AIRES - Se lasciando correre l'immaginazione accennassimo una specie di bilancio delle attività della comunità italiana in Argentina negli ultimi 50 anni, la colonna delle entrate, cioè dei successi, supererebbe di gran lunga quella delle uscite, cioè le cose da fare o non fatte, dando un risultato positivo, ottenuto grazie allo sforzo un una classe dirigente e di una collettività vitale e trascendente. Caratteristica che portò, tra le altre cose, ad un forte interesse dell'Italia verso la nostra comunità. Una serie di iniziative sociali, culturali, politiche, artistiche e perfino sportive, il cui successo fu assicurato dalla risposta massiccia e partecipativa della nostra comunità. Manifestazioni che hanno lasciato tracce, eventi diventati quasi pietre miliari della storia della collettività, che certamente occupano un posto di rilievo nella nostra memoria collettiva.

AMARCORD…

La memoria ci porta all'anno 1961, quando ricevemmo la prima visita del dopoguerra di un Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, invitato dal suo collega argentino Arturo Frondizi, figli o di emigrati dell'Umbria. Presenza che ci portò a riempire fino allo straripamento, lo stadio Luna Park, per tributare all'illustre ospite una dimostrazione di affetto che riuscì a commuoverlo fino alle lacrime, pianto contagiato a quanti occupavano le tribune.

Poi nel 1978, l'anno dei mondiali di calcio in Argentina, quando la nazionale azzurra scese nel campo del Boca Juniors, per giovare un'amichevole con lo Sportivo Italiano. Oltre 35mila spettatori, festeggiammo il colorito spettacolo, una festa di fratellanza, emotiva e gratificante.

Più recentemente, nel novembre del 2000, le strade di Buenos Aires furono riempite da una collettività esultante, vibrando di entusiasmo e patriottismo, per accompagnare il percorso della "bandiera italiana più lunga del mondo".

Infine nel 2004, la visita di Mirko Tremaglia, "il padre del voto degli italiani all'estero", protagonista esclusivo del meritato omaggio di ovazioni in un teatro Coliseo stracolmo e col pubblico anche fuori, seguendo l'evento attraverso i maxischermi.

 Cari ricordi di fatti per i quali proviamo nostalgia, e che ci portano a riflettere con Manrico su quel pensiero sul tempo che trascorre (todo tiempo pasado fue mejor), o semplicemente a fermarci ad accarezzare le nostre nostalgie. Le quali però, dorrebbero servirci come stimolo per ricuperare quell'atteggiamento e con lo stesso impegno far fronte a realtà che ci si presentano oggi, perché altrimenti saremmo colpevoli di barattare il credito che con tanti sacrifici siamo stati capaci di mettere da parte.

RICCHI E POVERI!

"A lo lejos y hace tiempo" quando nel dopoguerra siamo emigrati in cerca di nuove opportunità verso il continente America, era abituale essere avvertiti da parenti o amici: chi partiva con destinazione al nord, avrebbe trovato l'America ricca; gli altri, come è capitato a noi, abbiamo optato per la Croce del Sud, l'America povera.

 Senz'altro si tratta di opinioni soggettive e contrastabili. Ma possiamo coincidere nel riconoscere che come comunità organizzata, i nostri fratelli residenti nel nord si sono distinti con alcune iniziative che, in un certo senso, mettono in evidenza quella divisione tra "ricchi e poveri".

A tale riguardo sarebbe sufficiente citare solo un esempio: il modo di commemorare la gesta di Colombo.

Gli italo-americani sentono molto la festa del "Columbus Day" e sono particolarmente orgogliosi del fatto che sia stato un navigatore italiano a scoprire il continente americano, fierezza nuovamente messa in evidenza lunedì, quando si è svolta la "Parata dell'orgoglio italiano", con la sfilata di circa 35mila membri della collettività italiana, lungo la 5th Avenue di New York, davanti ad una folla di circa un milione di persone, evento trasmesso in diretta dalla rete NBC e da Rai Italia. Celebrazione che, come al solito, si è chiusa con la serata di gala al Waldorf Astoria.

LA UTOPIA DI UNA CELEBRAZIONE CONDIVISA

Mentre guardiamo da lontano e con un pizzico di invidia, la portata della citata manifestazione (anche se ora il Corriere della Sera ci fa sapere che anche a New York cala l'interesse per la manifestazione), in Argentina, al di là del fatto che la celebrazione ha assunto una marcato accento spagnolo, col nome di "Día de la Hispanidad" con cui è nota la commemorazione, mettendo in secondo ordine la nostra celebrazione, per quanto la nostra collettività ha preferito mantenere un basso profilo, atteggiamento sostenuto nel tempo, come è testimoniato anche dall'editoriale del 18 ottobre 1995 del fondatore della TRIBUNA ITALIANA, dott. Mario Basti, il quale scriveva: :"come avevamo previsto - ma non era necessario essere indovini per prevederlo - soltanto il manipolo dei fedelissimi di tutti gli anni con console generale e un centinaio di alunni delle scuole italiane si è riunito per il - grande omaggio- a Cristoforo Colombo davanti al suo maestoso monumento …" Il compianto Dr. Basti faceva riferimento al monumento eretto con fondi apportati dalla collettività e donato all'Argentina come gesto di gratitudine in occasione delle celebrazioni del Centenario della "Revolución de Mayo de 1810".

Monumento insolitamente espropriato per entrare a far parte dei giardini della "Casa Rosada" (sede del governo) e che è circondato da una cancellata (la cui apertura è stata autorizzata lunedì scorso dopo quattro anni di divieti) e con visite proibite al pubblico.

Anche se in questa occasione l'intervento dei dirigenti di FEDITALIA e FEDIBA ha consentito il permesso di accesso da parte del governo, per consentire alla nostra comunità di rendere omaggio allo Scopritore dell'America, va sottolineato che, in definitiva, si tratta di una semplice tregua al divieto, un paradosso di fronte al quale sarebbe conveniente da parte dei nostri dirigenti, un atteggiamento più fermo nella richiesta di "liberare" il monumento e la sua piazza.

Sull'omaggio al Grande Navigatore, e magari sognando ad occhi aperti, mi permetto di suggerire che, al di là della pretesa dei nostri "cugini" spagnoli, di aggiudicare l'origine spagnola all'illustre genovese, visto che Colombo ci ha messo il genio e la formazione marinara acquisita a Genova e gli iberici apportarono il finanziamento alla sua iniziativa, forse sarebbe il caso di condividere anche la celebrazione in un evento comune delle due comunità, come avveniva in altri tempi, se i dirigenti delle due comunità saranno disposti ad affrontare la sfida.

GIORNATA DELL'IMMIGRANTE ITALIANO

In una dimostrazione di generosa riconoscenza verso la nostra collettività, il Parlamento argentino, attraverso una legge approvata nel 1995, istituì la "Giornata dell'Immigrante Italiano", da celebrarsi il 3 giugno, data della nascita di Manuel Belgrano, il cui padre Domenico, era oriundo di Oneglia, Liguria. Si tratta della prima legge approvata al mondo (anni più tardi una legge molto simile è stata approvata in Brasile) per renderci omaggio, privilegio che vuole sottolineare il valore simbolico della nostra presenza determinante nella formazione e lo sviluppo dell'Argentina. Si tratta però di una celebrazione trascurata dalla collettività che non arriva a dare alla manifestazione l'importanza adeguata. Forse la ragione va trovata nella coincidenza della data della Giornata dell'Immigrante Italiano, con quella della Festa della Repubblica, che si celebra il 2 Giugno, evento per la cui celebrazione, si occupano le autorità consolari, un fatto che toglie certo protagonismo alla nostra giornata, che in definitiva, si limita alla celebrazione della Santa Messa e all'omaggio a Belgrano davanti al suo mausoleo.

Per risolvere questa sovrapposizione di eventi, forse si potrebbe pensare all'alternativa di rinviare la celebrazione della Giornata dell'Immigrante Italiano alla terza domenica di giugno, in modo da rispettare una specie di "mese belgraniano", tenendo conto che la data del suo decesso è il 20 giugno.

Anche se attualmente il dibattito sulle problematiche della collettività è incentrato sugli argomenti di carattere economico e sociale, ed è un debito morale da saldare dare risposte ai gravi problemi di molti anziani emigrati , ciò non toglie che non si debba pensare a celebrare nel modo più adeguato la nostra giornata come italiani all'estero.

La Bibbia ci ricorda che "non di solo pane vive l'uomo" e una comunità organizzata, con le responsabilità che derivano dal fatto di essere la più numerosa al mondo, dovrebbe assumere i propri impegni in quanto tale e anche di fronte alla società locale, dimostrandosi una comunità vitale e trascendente. (Walter Ciccione-Tribuna Italiana/Inform)


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