IMMIGRAZIONE
A Roma presentata la ricerca sul rapporto tra immigrati
e criminalità in Italia
Un’indagine del Dossier Caritas/Migrantes in collaborazione
con l’agenzia Redattore sociale per combattere pregiudizi e luoghi comuni. Pittau:
“Non c’è un’emergenza criminalità in Italia, né corrispondenza tra aumento di
immigrati regolari e numero di reati”
ROMA – Presentata questa mattina a Roma, presso la sede
della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, la ricerca “La criminalità
degli immigrati: dati, interpretazioni e pregiudizi”, realizzata dal gruppo
di lavoro del Dossier statistico sull’immigrazione Caritas/Migrantes in collaborazione
con l’agenzia Redattore Sociale.
Un’analisi che muove dalla percezione degli immigrati
nell’opinione pubblica del nostro Paese, la cui presenza viene spesso associata
nell’immaginario collettivo ad un aumento della criminalità e dell’insicurezza
sociale – 6 italiani su 10, secondo quanto ricordato da Franco Pittau, coordinatore
del Dossier Caritas/Migrantes, nel corso della presentazione, sono convinti
che siano più spesso gli stranieri a delinquere nel nostro Paese. Ma quanto
di questa opinione corrisponde alla realtà dei fatti? Questa la domanda a cui
l’analisi cerca di rispondere.
Una risposta che
Stefano Trasatti, direttore dell’agenzia Redattore Sociale,
ha ricordato come questioni sociali di così grande rilievo vadano trattate con
la necessaria serenità: “L’analisi ordina in modo sistematico numeri spesso
non facilmente disponibili e soggetti a divergenti logiche interpretative –
ha aggiunto. – Occorre invece che chi fa il nostro mestiere sia in grado di
utilizzare con accuratezza i dati e presentarli in un modo corretto”.
Pittau, presentando i risultati, segnala che “non è nostra
intenzione ostentare interpretazioni estrinseche, ma proporre uno studio attraverso
dati, seguendo il quale ciascuno possa maturare convinzioni personali suffragate
da elementi oggettivamente analizzati”. Alla luce dei numeri raccolti, egli
aggiunge che “non esiste un’emergenza criminalità nel nostro Paese. Il tasso
di reati è andato aumentando con continuità nel corso degli anni ’70 e ’80,
in parallelo al processo di industrializzazione, raggiungendo l’apice negli
anni ’90”. L’Italia nel 2001 – secondo dati del Ministero dell’Interno – aveva
un numero di denuncie all’incirca pari a quello del 1990, proprio quando si
data l’inizio dell’immigrazione di massa nel nostro Paese – e di un suo
tentativo di regolamentazione con la legge Martelli. “Non vi è alcuna corrispondenza
tra l’aumento degli immigrati regolari e l’aumento dei reati in Italia – aggiunge
Pittau: - tra il 2001 e il 2005 mentre le presenza dei primi è cresciuta del
100%, le denuncie nei loro confronti sono aumentate del 45,9%”. Diversi sono
i confronti effettuati che avvalorano questo dato e che fanno emergere un collegamento
preponderante tra reati e condizione di irregolarità, “anche se dobbiamo tenere
presente la natura di questi atti, le particolari condizioni emergenziali in
cui vengono compiuti e una certa cautela, se pensiamo che dei 4 milioni circa
di immigrati regolari attualmente presenti in Italia, circa 2 milioni hanno
attraversato una situazione di irregolarità”. Anche l’equivalenza criminalità
e clandestinità appare dunque una forzatura di ciò che succede realmente nel
nostro Paese.
Che molti reati commessi da stranieri siano dovuti alla
trasgressione della normativa attuale sull’immigrazione viene confermato anche
da Lucio Barletta, avvocato esperto in materia migratoria. “L’attuale normativa
considera con troppa superficialità la condizione di irregolarità di coloro
che si trovano in Italia – aggiunge Barletta: - non tutti gli irregolari sono
clandestini; alcuni perdono il lavoro e non possono rinnovare il permesso di
soggiorno, fuoriuscendo dalla regolarità forzatamente. La normativa dovrebbe
essere rivista approfondendo casistiche per cui oggi l’unico provvedimento sembra
essere l’espulsione”.
Alcuni dati sulla criminalità nella capitale sono stati
forniti dal capo della squadra mobile di Roma, Vittorio Rizzi, che ha ricordato
come la situazione sia molto diversa tra città e tra aree geografiche distinte.
“Un elemento positivo è l’aumento della cooperazione internazionale per la lotta
alla criminalità – ha segnalato Rizzi – e matura anche il nostro modo di operare
su crimini commessi da stranieri puntando sulla collaborazione di reti pubbliche
e private impegnate nel sociale”.
Sul ruolo dei media nella percezione di un’eccessiva
insicurezza sociale ha insistito Roberto Natale, presidente della Fnsi. “Assistiamo
ad uno scarto allarmante tra i fenomeni reali e ciò che viene diffuso dalla
comunicazione generalista, di cui siamo responsabili. L’informazione avvelenata
– ha aggiunto Natale – inquina tutto il dibattito di una società, per questo
occorre insistere su iniziative come
Infine Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato
Onu per i Rifugiati (Unhcr), ha evidenziato come il tema migratorio venga affrontato
dai mezzi di comunicazione “in modo fuorviante. Non dobbiamo dimenticare che
molti di coloro che sono costretti ad un’emigrazione forzata sono essi stessi
vittime di criminali, che si arricchiscono sulla loro pelle”. Esempio di questa
cattiva informazione l’allarmismo associato agli sbarchi via mare: “Questi ultimi
rappresentano solo il 13% di tutto il fenomeno immigratorio in Italia – afferma
Laura Boldrini. – Di coloro che giungono così in Italia, il 75 % circa è rappresentato
da richiedenti asilo che chiedono protezione dalla violenza di regime o subita
in guerra. E’ un paradosso della paura, temere chi arriva in queste condizioni”.
In merito ai rifugiati Boldirni ricorda poi i numeri del fenomeno: 2,5 milioni
sono i rifugiati in Europa; 17 milioni in Asia e 10 milioni in Africa. “L’80%
delle persone sradicate vive nel Sud del mondo: perché invece leggiamo che vorrebbero
venire tutti in Europa? E’ il momento di cambiare linguaggio e di restituire
un’immagine più fedele di chi sono oggi gli immigrati, cosa lasciano e cosa
rappresentano invece per il nostro futuro, anche in termini di produttività.
Occorre ragionare su questi dati – conclude Boldrini – accantonando finalmente
dannose e stupide scorciatoie”. (