INFORM - N. 183 - 6 ottobre 2009


IMMIGRAZIONE

A Roma presentata la ricerca sul rapporto tra immigrati e criminalità in Italia

Un’indagine del Dossier Caritas/Migrantes in collaborazione con l’agenzia Redattore sociale per combattere pregiudizi e luoghi comuni. Pittau: “Non c’è un’emergenza criminalità in Italia, né corrispondenza tra aumento di immigrati regolari e numero di reati”

 

ROMA – Presentata questa mattina a Roma, presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, la ricerca “La criminalità degli immigrati: dati, interpretazioni e pregiudizi”, realizzata dal gruppo di lavoro del Dossier statistico sull’immigrazione Caritas/Migrantes in collaborazione con l’agenzia Redattore Sociale.

Un’analisi che muove dalla percezione degli immigrati nell’opinione pubblica del nostro Paese, la cui presenza viene spesso associata nell’immaginario collettivo ad un aumento della criminalità e dell’insicurezza sociale – 6 italiani su 10, secondo quanto ricordato da Franco Pittau, coordinatore del Dossier Caritas/Migrantes, nel corso della presentazione, sono convinti che siano più spesso gli stranieri a delinquere nel nostro Paese. Ma quanto di questa opinione corrisponde alla realtà dei fatti? Questa la domanda a cui l’analisi cerca di rispondere.

Una risposta che la Fnsi si impegna ad assumere come dato cui attribuire un peso maggiore nel modo di fare informazione in Italia. “Siamo contenti di accogliere qui oggi chi in questo Paese alimenta progetti e dibattiti che accrescono il confronto civile – ha detto Franco Siddi, segretario della Fnsi, aprendo l’incontro. – La vostra ricerca riguarda luoghi comuni che spesso purtroppo anche i media ripercorrono e che devono essere combattuti proprio per squarciare l’uso e la tentazione di confezionare per il pubblico una realtà manipolata”.

Stefano Trasatti, direttore dell’agenzia Redattore Sociale, ha ricordato come questioni sociali di così grande rilievo vadano trattate con la necessaria serenità: “L’analisi ordina in modo sistematico numeri spesso non facilmente disponibili e soggetti a divergenti logiche interpretative – ha aggiunto. – Occorre invece che chi fa il nostro mestiere sia in grado di utilizzare con accuratezza i dati e presentarli in un modo corretto”.

Pittau, presentando i risultati, segnala che “non è nostra intenzione ostentare interpretazioni estrinseche, ma proporre uno studio attraverso dati, seguendo il quale ciascuno possa maturare convinzioni personali suffragate da elementi oggettivamente analizzati”. Alla luce dei numeri raccolti, egli aggiunge che “non esiste un’emergenza criminalità nel nostro Paese. Il tasso di reati è andato aumentando con continuità nel corso degli anni ’70 e ’80, in parallelo al processo di industrializzazione, raggiungendo l’apice negli anni ’90”. L’Italia nel 2001 – secondo dati del Ministero dell’Interno – aveva un numero di denuncie all’incirca pari a quello del 1990, proprio quando si data l’inizio dell’immigrazione di massa nel nostro Paese  – e di un suo tentativo di regolamentazione con la legge Martelli. “Non vi è alcuna corrispondenza tra l’aumento degli immigrati regolari e l’aumento dei reati in Italia – aggiunge Pittau: - tra il 2001 e il 2005 mentre le presenza dei primi è cresciuta del 100%, le denuncie nei loro confronti sono aumentate del 45,9%”. Diversi sono i confronti effettuati che avvalorano questo dato e che fanno emergere un collegamento preponderante tra reati e condizione di irregolarità, “anche se dobbiamo tenere presente la natura di questi atti, le particolari condizioni emergenziali in cui vengono compiuti e una certa cautela, se pensiamo che dei 4 milioni circa di immigrati regolari attualmente presenti in Italia, circa 2 milioni hanno attraversato una situazione di irregolarità”. Anche l’equivalenza criminalità e clandestinità appare dunque una forzatura di ciò che succede realmente nel nostro Paese.

Che molti reati commessi da stranieri siano dovuti alla trasgressione della normativa attuale sull’immigrazione viene confermato anche da Lucio Barletta, avvocato esperto in materia migratoria. “L’attuale normativa considera con troppa superficialità la condizione di irregolarità di coloro che si trovano in Italia – aggiunge Barletta: - non tutti gli irregolari sono clandestini; alcuni perdono il lavoro e non possono rinnovare il permesso di soggiorno, fuoriuscendo dalla regolarità forzatamente. La normativa dovrebbe essere rivista approfondendo casistiche per cui oggi l’unico provvedimento sembra essere l’espulsione”.

Alcuni dati sulla criminalità nella capitale sono stati forniti dal capo della squadra mobile di Roma, Vittorio Rizzi, che ha ricordato come la situazione sia molto diversa tra città e tra aree geografiche distinte. “Un elemento positivo è l’aumento della cooperazione internazionale per la lotta alla criminalità – ha segnalato Rizzi – e matura anche il nostro modo di operare su crimini commessi da stranieri puntando sulla collaborazione di reti pubbliche e private impegnate nel sociale”.

Sul ruolo dei media nella percezione di un’eccessiva insicurezza sociale ha insistito Roberto Natale, presidente della Fnsi. “Assistiamo ad uno scarto allarmante tra i fenomeni reali e ciò che viene diffuso dalla comunicazione generalista, di cui siamo responsabili. L’informazione avvelenata – ha aggiunto Natale – inquina tutto il dibattito di una società, per questo occorre insistere su iniziative come la Carta di Roma che sollecitano un maggior rispetto per la verità sostanziale dei fatti osservati”.

Infine Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr), ha evidenziato come il tema migratorio venga affrontato dai mezzi di comunicazione “in modo fuorviante. Non dobbiamo dimenticare che molti di coloro che sono costretti ad un’emigrazione forzata sono essi stessi vittime di criminali, che si arricchiscono sulla loro pelle”. Esempio di questa cattiva informazione l’allarmismo associato agli sbarchi via mare: “Questi ultimi rappresentano solo il 13% di tutto il fenomeno immigratorio in Italia – afferma Laura Boldrini. – Di coloro che giungono così in Italia, il 75 % circa è rappresentato da richiedenti asilo che chiedono protezione dalla violenza di regime o subita in guerra. E’ un paradosso della paura, temere chi arriva in queste condizioni”.  In merito ai rifugiati Boldirni ricorda poi i numeri del fenomeno: 2,5 milioni sono i rifugiati in Europa; 17 milioni in Asia e 10 milioni in Africa. “L’80% delle persone sradicate vive nel Sud del mondo: perché invece leggiamo che vorrebbero venire tutti in Europa? E’ il momento di cambiare linguaggio e di restituire un’immagine più fedele di chi sono oggi gli immigrati, cosa lasciano e cosa rappresentano invece per il nostro futuro, anche in termini di produttività. Occorre ragionare su questi dati – conclude Boldrini – accantonando finalmente dannose e stupide scorciatoie”. (Viviana Pansa – Inform)

 

 


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