RASSEGNA STAMPA
Intervista
del Corriere della Sera al ministro degli Affari Esteri
Frattini: «L’Italia apprezza Blair ma capisce
chi è perplesso»
ROMA - «L’Italia è saldamente la sesta economia del mondo, che piaccia o non piaccia a Kupchan», dice Franco Frattini. Si riferisce a Charlie Kupchan, esperto di Europa nel centro di ricerca statunitense Council on Foreign relations. Quel democratico vicino alla nuova Amministrazione americana è uno dei tanti che, oltre frontiera, segnalano le nostre difficoltà a reggere la competizione in un mondo in cambiamento, materia ieri di un’inchiesta del Corriere sul «peso leggero dell’Italia all’Estero». In questa intervista Frattini, Pdl, che degli Esteri è ministro, parla di alcuni dei principali problemi segnati sulla sua agenda e di una delle sue incombenze. Dalle prossime spartizioni di potere nell’Unione europea a come rassicurare gli alleati quando il ministro Umberto Bossi chiede il ritiro dei militari dall’Afghanistan.
L’approvazione
del Trattato di Lisbona nel referendum irlandese avvicina il momento in cui
l’Ue avrà un presidente in carica per due anni e mezzo, senza rotazioni semestrali.
Quale presidente vorrebbe il governo italiano?
«Un sincero interprete di una visione europeista. Per ora non sono uscite candidature. Abbiamo espresso apprezzamento per Tony Blair, sapendo che vi è un blocco di Paesi con perplessità su di lui».
L’ex
premier laburista britannico non piace alla Germania, e viene da uno Stato che
non adotta l’euro come moneta.
«E anche da un Paese che non è nell’area Schengen (zona di libera circolazione senza passaporti, ndr). Questi sono gli elementi di preoccupazione di chi non lo appoggia. Noi abbiamo apprezzato la persona. Siamo consapevoli di questi limiti, non li neghiamo».
Economia.
Stiamo puntando su Giulio Tremonti alla presidenza dell’Eurogruppo dei ministri
finanziari o di Mario Draghi a quella della Banca centrale europea?
«Mentre l’Eurogruppo è una cosa che si decide tra governi e quindi il governo italiano può, come Silvio Berlusconi ha fatto, indicare e sostenere, la presidenza della Bce dipende da procedure interne della Bce che non sono ancora state indicate, che potrebbero essere modificate elezione per elezione, e che riguardano il 2011».
Quindi?
«Una cosa è un apprezzamento su un’ipotesi che può accadere, altro puntare su questo con una designazione. Il governatore Draghi ha chiarito, come ho fatto io, che nessuno ha avanzato una candidatura. Semplicemente perché non siamo nelle condizioni temporali e sostanziali, non sappiamo le regole, di farlo».
Quando
miravate a far eleggere Mario Mauro, Pdl, alla presidenza del Parlamento europeo,
non avete sottovalutato il legame tra il cancelliere tedesco Angela Merkel e
i Paesi dell’Est, decisivo per la vittoria del polacco Jerzy Buzek?
«Credo non sia stata una sottovalutazione, ma comprensione del valore straordinario del dare a un grande Paese dell’Europa dell’Est questo segnale. Non bisogna esaltare le competizioni tra Paese e Paese per uno o l’altro posto. Perciò con un gesto nobile abbiamo ritirato la candidatura di Mauro».
L’avete
ritirata perché non sarebbe passata.
«Perché spaccare il gruppo del Partito popolare sarebbe stato sbagliato. Se volevamo un’azione di scontro si poteva preparare un anno prima. A proposito...» .
A proposito?
«Leggo nell’inchiesta che saremmo nostalgici dell’ “atlantismo bulgaro”. Poche righe dopo che sull’energia strizzeremmo l’occhio alla Russia. Siamo bulgari o no? Condividiamo tutte le linee di politica estera dell’Amministrazione americana e vogliamo la diversificazione energetica. I tedeschi con l’oleodotto Nord Stream, noi partecipando al South Stream. E al Nabucco».
Il gruppo
del «5+1», gli Stati che siedono in permanenza al Consiglio di sicurezza dell’Onu
più
«Vedo allontanarsi
il seggio permanente per i Quattro (Brasile, India, Giappone, Germania, ndr)
che ambiscono a esso. Grazie a un’azione innanzitutto dell’Italia che ha fatto
sì di non avere nel 2009 l’aumento di quei seggi come un’opzione dell’Assemblea
generale dell’Onu. Con
Lo ritiene
possibile?
«
Quante
telefonate ha dovuto fare, e quante istruzioni ad ambasciatori ha dovuto dare,
per rassicurare gli alleati dopo che Bossi ha chiesto di portare «tutti a casa»
i soldati dall’Afghanistan?
«Poche. Sono bastate
le parole pubbliche di Ignazio
E perché?
Se si è consapevoli che la richiesta di ritiro è irrealizzabile non è solo propaganda?
«No, è un riferimento alla pancia dell’elettorato. Il politico può parlare da politico, poi da membro del governo vota lealmente. Così ha votato Bossi».
Ministro,
fa parte del suo dovere trattenere la pancia rispetto a quello che alcuni della
coalizione le fanno provare.
«E’ anche parte del dovere del ministro degli Esteri. In quanto tale. Per principio». (Maurizio Caprara-Corriere della Sera del 6 ottobre 2009)
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