INFORM - N. 182 - 5 ottobre 2009
DIRITTI
Scomparso Gino Giugni, padre dello Statuto dei lavoratori
Napolitano: Esempio di assoluta dedizione allo Stato
democratico
ROMA – E’ deceduto a Roma dopo una lunga malattia Gino
Giugni, il padre dello Statuto dei lavoratori. Nato a Genova il 1 agosto 1927,
giurista, nel 1969 divenne presidente della Commissione Nazionale per lo Statuto
dei Lavoratori, che ebbe l'incarico di scrivere il testo che è una delle norme
principali del diritto del lavoro italiano. Fu anche ministro del Lavoro
Nel 1983,
a Roma, venne “gambizzato” dalle Brigate Rosse. Sempre
nel 1983 venne eletto senatore nelle liste del Partito socialista italiano:
fu presidente della Commissione per il lavoro e la sicurezza sociale e membro
della Commissione parlamentare inquirente sulla P2. Confermato senatore alle
elezioni politiche del 1987, mantenne anche la presidenza della Commissione
lavoro. Dal 1993 al 1994 fu presidente del Psi e nello stesso arco di tempo
divenne ministro del Lavoro del governo guidato da Carlo Azeglio Ciampi. Giugni
è stato anche presidente della Commissione di garanzia per l'attuazione delle
legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.
Dopo “Mani Pulite” e la fine del Psi aderì ai Socialisti
Italiani di Enrico Boselli. Alle politiche del 1994 venne eletto deputato tra
le file dei Progressisti. Negli ultimi anni alla politica Giugni preferì l'insegnamento
universitario, come ordinario alla facoltà di economia della Sapienza a Roma.
Più di recente aveva aderito al Partito Democratico.
Gino Giugni è un esempio di “assoluta dedizione allo
Stato democratico”, ha dichiarato
il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che partecipa con “profonda
commozione al cordoglio del mondo della cultura, del mondo del lavoro e delle
istituzioni” ed è “vicino con affetto al dolore dei famigliari”. Giugni, ha
detto il Capo dello Stato “è stato uno studioso di altissimo livello, riconosciuto
ispiratore di una moderna scuola di diritto del lavoro, e allo stesso tempo
è stato, ancor prima di approdare in Parlamento e al governo, promotore di una
legislazione sociale avanzata culminata nello Statuto dei diritti dei lavoratori.
Pagò il suo impegno democratico - ha ricordato Napolitano - con la vile
aggressione del terrorismo brigatista che colpì gravemente il suo fisico. Gino
Giugni, al quale sono stato legato da una larga comunanza di idee e da una schietta
amicizia personale, resta esempio di appassionata dedizione allo Stato democratico
e di assoluta coerenza e integrità” .(Inform)
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