INFORM - N. 182 - 5 ottobre 2009


NOVITA’ EDITORIALI

“Presenze Italiane in British Columbia” di Anna M. Zampieri Pan

 

VANCOUVER - Fresco di stampa, edito dalla Ital Press di Vancouver, Presenze Italiane in British Columbia è un nuovo libro di Anna M. Zampieri Pan. È dedicato "Ai volontari delle nostre comunità" e riporta in prima pagina un pensiero di Barak Obama: "....il vero test nella vita di ogni persona è ciò che si fa l'uno per l'altro". Simbolica la copertina, così illustrata dall'autrice: Il colore verde significa speranza. Sullo sfondo, uno scorcio del fiume Fraser laddove incrocia le acque dell'oceano Pacifico. Le palafitte sono resti di un vecchio insediamento di pescatori cinesi, risalente al 1868. Al di là, il profilo della piccola Westham Island, sede del Reifel Migratory Bird Sanctuary. Il libro, sponsorizzato da SFU e Italpress, è di 188 pagine, suddivise in quattro parti. Sul secondo risvolto di copertina, gli auguri al Centro culturale italiano di Vancouver per il 32mo anniversario.

Qui di seguito la presentazione a cura di Grazia Merler, professoressa emerita della Simon Fraser, Università che ha sponsorizzato la pubblicazione del libro.

Nel mestiere del giornalista, quando l’informazione diventa cronaca e la cronaca diventa storia e la storia diventa narrazione sociologica, si può a ragione ritenere che il mestiere sia diventato missione professionale. È questo il caso di Anna  Maria Zampieri Pan, che da anni racconta la presenza degli italiani fuori d'Italia e in Canada in particolare. Lo fa di sua libera volontà, per non dimenticare, per la memoria, perché si capisca che ogni essere umano ha le sue origini nell’altro e che questa verità, piú viva che mai nel migrante, permette di  costruire se stesso attraverso la diversità dell’altro. È la capacità di andare incontro all’altro a dominare il pensiero dell’autrice e il tema ricorrente di questo libro. 

Questo volume è una raccolta di articoli pubblicati in varie forme e da varie agenzie di stampa fra il 1994 e il 2009. Illustra la movenza dell’immigrazione italiana nella provincia canadese della British Columbia, risalendo alla vigilia del Novecento. Dico bene movenza perché descrive la logica della mutazione. Privi della retorica dell’esilio, della sofferenza e della nostalgia  - spesso presenti sia nella letteratura che nei trattati storici e sociologici sull’emigrazione - questi articoli spiegano come gli italiani siano riusciti a promuovere e affermare i valori del lavoro, del risparmio, della solidarietà in famiglia e tra famiglie, con la chiesa e la società in generale. Spiegano con garbo e comprensione come i giovani assumano le loro origini italiane e trasformino la loro identità, differente da quella di genitori e nonni ma parallela, capace di adattarsi ad un mondo interetnico e culturalmente globalizzante.   

Un vantaggio della cultura della globalizzazione è il rinnovato interesse per la piccola storia, quasi come una protezione contro la tendenza all’uniformità. Questa è la piccola storia, la storia sconosciuta della British Columbia, la storia per la memoria, per non dimenticare il contributo della piccola gente che, con dignità, ingegno e perseveranza lavora per il bene proprio e altrui. Questa è la storia di un’identitá vissuta senza clamori come indica il titolo di uno degli articoli.  Molti nomi - di persone illustri e meno illustri - non appaiono, questa è una scelta di articoli e di argomenti, non un elenco enciclopedico.  

La prima parte del libro traccia alcuni percorsi storici dei primi insediamenti italiani nella provincia. L’intermezzo mette a punto una riflessione su questioni pratiche e spirituali della migrazione, apre il dialogo. La seconda parte espone le numerose attività di associazioni, centri e club dimostrando come la diversità nazionale viene rispecchiata pure nel nuovo mondo. In appendice si elabora una riflessione sulla stampa, i mass media, la loro rapidità e la loro brevità. In un’intervista con l’autrice si legge il commento sull’identità che riflette il tono generale del volume. 

Per concludere, il pensiero dell’autrice si rivolge sia a coloro che conoscono l’esperienza del migrante che a coloro che l’ignorano: “Emigrare significa uscire dalla propria terra per andare altrove; ma significa anche uscire da se stessi, dalle proprie certezze e dai propri egoismi, per inserirsi in mondi nuovi e sconosciuti, per farsi accettare dimostrando capacità e volontà di partecipazione”. (Grazia Merler/Inform)


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