INFORM - N. 182 - 5 ottobre 2009


PIANETA AMERICA

Ro Pucci: “Obama, un’altra ciambella senza buco”

Una sconfitta annunciata l’eliminazione di Chicago

 

HOUSTON, Texas – Non è ancora chiaro a molti Americani ciò che il loro presidente si proponesse realisticamente d’ottenere con la sua sortita lobbistica a favore della candidatura di Chicago nelle Olimpiadi del 2016. Si cerca di capire se questa sconfitta sia d’attribuire a cattivi consiglieri, a lui stesso o ad entrambi in misura più o meno uguale. Una cosa però è certa: la spedizione del clan Obama a Copenhagen e le dichiarazioni appassionate del Presidente e della consorte Michelle non sono servite a nulla nella competizione contro i carioca di Rio de Janeiro. Il presidente USA, ancora memore delle accoglienze divistiche tributategli nel suo tour europeo effettuato durante le elezioni presidenziali, ha posto evidentemente troppe aspettative sulla sua popolarità nel vecchio continente.  In Europa, nonostante la simpatia per la coppia presidenziale, s’e’ deciso con evidente distacco ed equilibrio, senza farsi abbindolare da questa, ed ora gli abitanti della “città ventosa” mugugnano e vedono congiure nella sua più che prevedibile eliminazione.

Con la scelta di Rio è prevalsa la ragione della logica che tutti, e specialmente gli Obama, si sono ostinati a non prevedere prima di mettere in atto la spedizione a Copenhagen dalla quale poi s’e’ dovuti rientrare con le pive nel sacco. Lo sconcerto e la stizza degli abitanti di Chicago davanti agli schermi al momento in cui apprendevano dell’eliminazione in prima battuta adesso non potranno non trasferirsi sul presidente. Anche se in parte e, specialmente dall’elettorato conservatore, il patrocinatore sconfitto sarà ritenuto responsabile dell’insuccesso e la sua figuraccia andrà conseguentemente ad aggiungersi alla lista di recriminazioni tenuta sempre ben aggiornata dai Repubblicani che, ancora nervosi per la sconfitta recente, preparano puntigliosamente la loro riscossa. Il presidente venuto dalle blu Hawaii che in linea con la celebre canzona del grande Sinatra ha dichiarato “Chicago is my hometown” oggi, probabilmente, avrebbe qualche difficoltà a farsi un giro per le strade della “sua città” senza rischiare qualche commento tagliente di disapprovazione. Ma c’e’ anche di più e c’e’ di peggio. Il rientro mesto dall’Europa, dove ha incassato una sconfitta che non richiedeva Nostradamus per prevederla, ha messo in luce come il presidente democratico si sbilanci in avventure con una percentuale troppo alta di rischio e come la sua imprudenza non gli ottenga poi quel ritorno di popolarità che è indispensabile mantenere e potenziare per porre una forte ipoteca sulla prossima rielezione alla quale certamente aspira.

Nella mente degli Americani la batosta di Copenhagen, con la perdita dei miliardi che comporterà per Chicago, ha evidenziato che Obama è stato battuto perché è battibile. Tornano alla memoria le parole lapidarie di  “Arnie” Schwarzenegger che nelle vesti del commando “Dutch” Schaefer messo a confronto con un “Predator” alieno mostruosamente imbattibile commenta: “ If it bleeds we can kill it”, se sanguina lo possiamo ammazzare. In analogia con questa teoria espressa nel celebre film del 1987 lo stesso Obama, mostrandosi per la sua Chicago un avvocato inefficace, adesso mentre si lecca le ferite, fa intravedere ai suoi avversari che non gli danno tregua a proposito della riforma sanitaria che è stato e può essere ancora sconfitto. In politica sono pochi a credere che secondo il noto detto olimpico “l’importante è partecipare” e, anche se è scontato quanto ha dichiarato il presidente afroamericano al suo rientro che “una buona partita può finire male”, chi gioca generalmente lo fa per vincere perché è noto che chi si classifica secondo è il primo solo nell’elenco degli sconfitti.

In America adesso, nel tentativo di dare una mano al “Comandante in Capo” si tenta d’alleggerire la contrarietà e di togliersi l’amaro di bocca cercando di trovare almeno qualche motivo per sollevarsi lo spirito e per ridere. E’ forse per questo motivo che i soliti operatori sornioni dei media, con humour molto anglosassone, hanno fatto notare che in tutta quest’operazione quella che viene veramente compromessa è l’immagine di Oprah Winfrey, anche in quest’occasione al seguito degli Obama. Si commenta che, purtroppo, all’estero alla nota Mida televisiva è andata male perché non le è riuscito d’assicurare il successo di Chicago, come riesce sempre a fare con tutti quelli che invita e che promuove col suo spettacolo in America. (Ro Pucci-Info Usa Magazine/Inform)

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