ITALIANI ALL’ESTERO
Claudio Antonelli: La “Petite Italie” di
Montréal, un ghetto virtuoso
MONTREAL - La “Little Italy” è il luogo in cui gli immigrati italiani degli inizi si insediarono. Una sorta di rione-ghetto, insomma. Ma un ghetto che fu reso necessario dal bisogno di attenuare l’estraneità del paese adottivo, decidendo di vivere tra gente simile. Un ghetto virtuoso o quasi, poiché facilitò l’integrazione permettendo scambi e solidarietà. E in questa prima fase, il luogo dove si concentrano agli inizi gli italiani – come ha sottolineato il prof. Ramirez nella tavola rotonda sulla “Petite Italie” svoltasi lo scorso 12 agosto – non è ancora, a stretto rigore, una “Little Italy”, ossia il luogo-simbolo della loro appartenenza etnica. Lo diviene solo dopo, quando la maggioranza di questa prima ondata di nuovi arrivati, seguendo le tappe di un’ascesa economico-sociale comune a tanti gruppi d’immigrati, trasmigra verso altre parti della città più confacenti ai loro bisogni e desideri.
E qui sta il paradosso: affinché il quartiere degli italiani s’innalzi a luogo storico della memoria del gruppo, occorre la partenza. Insomma, la “Little Italy” è il luogo dove gli italiani arrivarono, ma da cui ripartirono, rimpiazzati da nuovi arrivati che anche loro, in maggioranza, andarono in seguito via, lasciando dietro di sé luoghi e edifici della vita collettiva, divenuti da allora “monumenti” ossia assurti ad emblemi di un mondo interiorizzato.
“Monumenti”, alcuni solenni come chiese, edifici di pregio, sedi di associazioni o di altri servizi comunitari, altri meno solenni come bar, ristoranti, negozi e commerci vari, ma dotati di un valore simbolico-sentimentale per la comunità d’origine e il suo bisogno di “ritorno”. La “Little Italy” esercita però un richiamo anche sugli “altri”, sui non-italiani, per il suo sapore esotico, e perché evoca l’Italia, paese dalla forte attrattiva.
Due dei “monumenti” della “Petite Italie” di Montréal sono eccezionali: la “Casa d’Italia” e la chiesa “Madonna della Difesa”. Attraverso di essi batte il cuore storico della comunità italiana di Montréal e del Québec. La “Madonna della Difesa” è stata designata “National Historic Site of Canada”. La “Casa d’Italia” attraverso l’ingrandimento progettato dovrebbe conoscere una rinascita del suo ruolo di centro comunitario provveditore di servizi; luogo importante quindi sul piano pratico e forte simbolo unitario per tutti noi.
Pasquale Iacobacci si sta dando da fare affinché le memorie – documenti, foto, oggetti, frammenti testimoniali – della nostra vicenda d’immigrati italiani non si disperdano e siano invece depositati nella Casa d’Italia, a testimonianza di tante storie individuali il cui insieme servirà a dare un senso di continuità alle generazioni future. In quest’opera di salvaguardia e ricostituzione della memoria, Iacobacci è già riuscito a recuperare alcune vetrate del famoso Guido Nincheri, finite in mani estranee.
A questi luoghi storici, di un indubbio valore architettonico, si aggiungono i luoghi delle attività commerciali e dei servizi, come ristoranti, bar, e negozi vari di alimentari, di abbigliamento, di scarpe, di ferramenta, di macchine per il caffé, di gioielli, di articoli sportivi, e librerie, agenzie di viaggio, studi di avvocati e di notai, e, “dulcis in fundo”, la redazione del “Corriere Italiano”.
Data l’importanza
della cucina italiana, i prodotti alimentari e i ristoranti tipici sono il richiamo
più forte di questo angolo cittadino. (Claudio Antonelli-Corriere Italiano/