ASSOCIAZIONI
Festeggiati i 77 anni di attività dell’Ital Club di Ramos
Mejia (provincia di Buenos Aires)
Fra i partecipanti il presidente del Comites di Moron,
Francesco Rotundo
BUENOS AIRES – Il presidente del Comites di Moron, Francesco Rotundo, ha partecipato domenica scorsa ai festeggiamenti dell’Ital Club di Ramos Mejia, nella provincia di Buenos Aires, organizzati per i 77 anni di attività associativa.
Presenti l’intera Commissione direttiva, presieduta da Tito Dal Lago, autorità locali e oltre 300 connazionali che hanno trascorso insieme la giornata.
Rotundo era accompagnato
da Domenico Pilleci, membro dell’associazione Sant’Onofrese, Daniel Nigro e
il direttore generale per gli affari comunitari del municipio di
Il presidente del Comites ha ringraziato l’intera Commissione direttiva per il lavoro svolto nel tramandare il legame con l’Italia tra connazionali e discendenti. Rotundo ha inoltre ricordato numerosi protagonisti della canzone italiana che sono stati ospiti nel corso degli anni dell’Ital Club: tra gli altri Mina, Domenica Modugno, Rita Pavone e Nicola Di Bari.
Il presidente del Comites è ritornato poi con dispiacere sulle affermazioni fatte dal giornalista Samuel Gelblung nel corso di una trasmissione radiofonica; affermazioni che anche il Comites di Moron ha ufficialmente stigmatizzato con una nota inviata alle autorità italiane in loco – ha evidenziato Rotundo - per “la mancanza di rispetto che esse dimostrano nei confronti dei connazionali e della storia dell’emigrazione italiana in Argentina”.
Menzionando il preambolo della Costituzione argentina egli ha sottolineato che il Paese è stato costruito da tutta la collettività presente: “nativi, italiani e tutti gli immigranti dei diversi paesi che condividono oggi con noi questo territorio. Abbiamo lasciato in questa terra il meglio di noi, molti italiani hanno lasciato la propria vita, - ha aggiunto - portando avanti famiglie intere, lavorando, aiutandoci mutuamente a crescere e andare avanti”.
“Deve essere ben chiaro – ha concluso Rotundo – che noi non siamo giunti qui in modo illegale, né tantomeno abbiamo mai creduto di essere i padroni dell’Argentina, come ha detto il giornalista”.
A conclusione
dei festeggiamenti