FONDAZIONE
MIGRANTES
Convegno dei direttori diocesani a Frascati
Gli Italiani all’estero
FRASCATI – Sul nuovo numero il settimanale “Migranti
press” riporta spunti sulla tavola rotonda fra i direttori dei cinque
settori della Fondazione Migrantes a integrazione dei servizi sul Convegno nazionale
di Frascati (21-24 settembre) del numero precedente.
Di seguito riproduciamo la parte riguardante il settore
“Italiani all’estero”
5° settore - Italiani all’estero
“Conosciamo i numeri: tre milioni e mezzo o tre milioni
e settecentomila i connazionali nel mondo ancora cittadini italiani, con passaporto
italiano. Molti sono ancora di prima generazione e continueranno a gravitare
notevolmente attorno alla comunità italiana, altre di seconda e terza generazioni,
per scolarizzazione e integrazione gravitanti precedentemente, anche se non
esclusivamente, attorno alla società locale, degli autoctoni, divenuti ormai
essi stessi autoctoni. Si aggiunga però che, almeno nei grandi centri urbani,
si registrerà sempre più una notevole, anche più temporanea presenza di stranieri,
grazie alla libera circolazione della manodopera, degli studenti, dei liberi
professionisti.
Per una valutazione sul presente e sul futuro delle nostre
realtà pastorali in Nord Europa si tenga presente questa premessa.
1. La pastorale migratoria, al contrario delle parrocchie,
è di natura sua provvisoria;
2. Di questa pastorale tuttavia i migranti hanno sacrosanto
diritti non solo per la 1a e 2a generazione (Pio XII), ma per tutto il tempo
che corrisponde a vera utilità (Paolo VI).
3.
Altre considerazioni di fondamentale importanza:
a) Il processo integrativo è più veloce oggi (scuola,
TV, tempo libero) di 50 anni fa; va favorito, non frenato; va pure sollecitato;
b) Questa integrazione tuttavia non dipende solo dalle
MCI, ma dalla disponibilità effettiva delle parrocchie territoriali;
c) I vescovi sollecitano perché queste stesse parrocchie
prendono atto di essere già plurietniche e a questa nuova realtà devono “convertirsi”;
d) Il processo integrativo dev’essere progressivo e spontaneo;
non fa meraviglia che per un certo tempo si possa parlare di doppia appartenenza,
alla comunità etnica e alla parrocchia territoriale.
In pratica non si può dare una soluzione omogenea sul
futuro delle nostre presenze pastorali tra gli italiani in Europa. Si deve tener
conto soprattutto dei seguenti fattori, da equilibrare saggiamente tra loro.
1. Le Missioni Cattoliche Italiane e strutture varie
che possono avere un futuro devono proseguire il loro cammino di ristrutturazione
per adeguarsi alla realtà nuova (2a e 3a generazione - Società e Chiesa multietnica,
ecc..).
2. Le Missioni che hanno operatori pastorali anziani,
senza prospettiva di ricambio, non possono rimanere immobili nello “status quo”,
ma devono avviare o intensificare il loro avvicinamento e inserimento nelle
parrocchie territoriali che a loro volta saranno attente e rispettose della
peculiarità di questi “parrocchiani”.
3. È tuttavia legittimo attendersi che questi operatori
continuino a svolgere il loro lavoro specifico sul posto fin che le forze lo
consentono.
4. Vanno studiate le altre formule suggerite dalla EMCC
per una complementarietà fra comunità etniche e parrocchie territoriali.