INFORM - N. 180 - 1 ottobre 2009


FONDAZIONE MIGRANTES

Convegno dei direttori diocesani a Frascati

Gli Italiani all’estero

 

FRASCATI – Sul nuovo numero il settimanale “Migranti press”  riporta spunti sulla tavola rotonda fra i direttori dei cinque settori della Fondazione Migrantes a integrazione dei servizi sul Convegno nazionale di Frascati (21-24 settembre) del numero precedente.

Di seguito riproduciamo la parte riguardante il settore “Italiani all’estero”  

5° settore - Italiani all’estero

“Conosciamo i numeri: tre milioni e mezzo o tre milioni e settecentomila i connazionali nel mondo ancora cittadini italiani, con passaporto italiano. Molti sono ancora di prima generazione e continueranno a gravitare notevolmente attorno alla comunità italiana, altre di seconda e terza generazioni, per scolarizzazione e integrazione gravitanti precedentemente, anche se non esclusivamente, attorno alla società locale, degli autoctoni, divenuti ormai essi stessi autoctoni. Si aggiunga però che, almeno nei grandi centri urbani, si registrerà sempre più una notevole, anche più temporanea presenza di stranieri, grazie alla libera circolazione della manodopera, degli studenti, dei liberi professionisti.

Per una valutazione sul presente e sul futuro delle nostre realtà pastorali in Nord Europa si tenga presente questa premessa.

1. La pastorale migratoria, al contrario delle parrocchie, è di natura sua provvisoria;

2. Di questa pastorale tuttavia i migranti hanno sacrosanto diritti non solo per la 1a e 2a generazione (Pio XII), ma per tutto il tempo che corrisponde a vera utilità (Paolo VI).

3. La Chiesa locale e non quella di partenza ha la responsabilità prioritaria e pertanto il discernimento e la decisione finale spetta al Vescovo del luogo.

Altre considerazioni di fondamentale importanza:

a) Il processo integrativo è più veloce oggi (scuola, TV, tempo libero) di 50 anni fa; va favorito, non frenato; va pure sollecitato;

b) Questa integrazione tuttavia non dipende solo dalle MCI, ma dalla disponibilità effettiva delle parrocchie territoriali;

c) I vescovi sollecitano perché queste stesse parrocchie prendono atto di essere già plurietniche e a questa nuova realtà devono “convertirsi”;

d) Il processo integrativo dev’essere progressivo e spontaneo; non fa meraviglia che per un certo tempo si possa parlare di doppia appartenenza, alla comunità etnica e alla parrocchia territoriale.

In pratica non si può dare una soluzione omogenea sul futuro delle nostre presenze pastorali tra gli italiani in Europa. Si deve tener conto soprattutto dei seguenti fattori, da equilibrare saggiamente tra loro.

1. Le Missioni Cattoliche Italiane e strutture varie che possono avere un futuro devono proseguire il loro cammino di ristrutturazione per adeguarsi alla realtà nuova (2a e 3a generazione - Società e Chiesa multietnica, ecc..).

2. Le Missioni che hanno operatori pastorali anziani, senza prospettiva di ricambio, non possono rimanere immobili nello “status quo”, ma devono avviare o intensificare il loro avvicinamento e inserimento nelle parrocchie territoriali che a loro volta saranno attente e rispettose della peculiarità di questi “parrocchiani”.

3. È tuttavia legittimo attendersi che questi operatori continuino a svolgere il loro lavoro specifico sul posto fin che le forze lo consentono.

4. Vanno studiate le altre formule suggerite dalla EMCC per una complementarietà fra comunità etniche e parrocchie territoriali.

5. In un’Europa sempre più interetnica e globalizzata va fatto ogni sforzo perché nei grandi centri urbani e di concentrazione di italiani sia garantita stabilmente una struttura pastorale specifica per loro”. (Migranti-press/Inform)

 


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