INFORM - N. 180 - 1 ottobre 2009


PROFESSIONE DONNA

Dal “Messaggero di sant’Antonio”, ottobre 2009

Francesca Massarotto: “Storie di vedove calabresi”

La scrittrice Assunta Scorpiniti ha raccolto in un libro sette storie di ordinario eroismo al femminile, in una delle terre più colpite dall’emigrazione

 

Care amiche, tra gli anni Venti e gli anni Sessanta del Novecento, quando gli uomini emigravano in massa verso le Americhe e l’Europa, o morivano a causa di guerre, malattie e altri eventi sfortunati, in Calabria erano le donne a portare aventi le famiglie. Rimaste sole, con coraggio e grande determinazione si inventavano un lavoro per guadagnarsi il pane, in una terra povera e senza risorse, dimostrando un’energia fuori dal comune.

La scrittrice e ricercatrice calabrese Assunta Scorpiniti, che da anni si occupa di raccogliere storie di donne semplici ma particolarmente significative, ha da poco pubblicato, per la casa editrice Progetto 2000, Sette storie sulla scala di seta. Sguardi e conquiste di donne calabresi. Un libro in cui ritrae alcune figure di donne della costa jonica calabrese, diventate indipendenti proprio per la necessità di tenere unita la famiglia. Sono vedove «bianche», con i mariti all’estero, oppure vedove vere e proprie, rimaste sole per sempre. A volte, si tratta semplicemente di madri e mogli esemplari, che si dedicano ad aiutare la comunità.

«Studiando la comunità del mare, quella dei migranti e la vita dei paesi – scrive la Scorpiniti – ho potuto accorgermi del loro ruolo, quasi mai evidente, ma decisivo sul piano sociale, culturale e umano. Capace di rispondere ai bisogni di una famiglia o di un gruppo e di apportarvi dei mutamenti. Donne che hanno saputo elevarsi come persone ed esprimere la pienezza del proprio essere femminile, che hanno saputo amare la vita al punto di non consumarla, seguendo modelli conformi ai propri principi».

È seguendo principi di etica familiare che Apollonia Russo diventa la prima emigrata calabrese in Germania. Parte da sola, in treno e con un neonato in braccio, da Cariati, in provincia di Cosenza, fino a Loxbaum, per raggiungere il marito emigrato. Accetta di vivere in una baracca per soli uomini. Quindi riesce a integrarsi nella comunità straniera fino a sentirsene parte.

E poi Mena Casentino, maestra amata e ricordata con affetto da tutta la comunità di Cariati. Oppure Pierina Sassi, ostetrica, che aiuta con generosità le donne a mettere al mondo i figli in casa, senza problemi, prima che la riforma sanitaria ospedalizzi la maternità. Donne del tutto straordinarie, come Maria, Immacolata, Angela e Vittoria, che per mandare avanti la famiglia diventano pescatrici.

 Maria Labonia, chiamata Maria i Gènula, rimane vedova a 39 anni, con sette figli. Ha solo la forza delle braccia e la volontà di lavorare per «inventarsi il pane», in un paesino di pescatori e braccianti a giornata. Dopo aver fatto mille mestieri, decide di seguire quello del padre, dei fratelli e del marito. Diventa pescatrice. Sa restare in barca per ore a remare accanto ai marinai Poi tira a braccia la rete ricolma di pesce e la riporta a riva, dove suddivide il pescato per venderlo ai «rigattieri» della costa, arrivati con muli e carretti. Esce in mare anche all’alba, buttando il conzo e issando il painùno, con la bandiera che segnala la rete calata sul fondo, trattenuta da una grossa pietra. Sa usare anche il cinciolo, una rete moderna, introdotta alla fine degli anni Quaranta nell’arsenale della pesca.

Nel periodo della pesca, parte di notte con le amiche o le figlie per essere pronta all’alba, con la rete in mare. Sa resistere alle notti invernali, tenendo nelle tasche delle pietre scaldate al fuoco. Finita la pesca, issa in testa la cesta ricolma di dentici, spigole, triglie, sarde e calamari. La porta in equilibrio fino al paese, per rivendere tutto a compaesani e ambulanti. Alla fine, diviene lei stessa venditrice e acquista direttamente il pesce per rivenderlo nei villaggi. Tornata a casa, rifà i conti sul tavolo di cucina, dividendo con cura anche le mance per i nipoti. Non sbaglia mai, anche se è analfabeta. I suoi sette figli riesce a farli crescere tutti, con serenità e grande amore materno. (Francesca Massarotto-Il Messaggero di sant’Antonio edizione italiana per l’estero/Inform)


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