MANIFESTAZIONI
A Trento, “Sulle rotte del mondo”
Sanou Mbaye: Sarà l’Africa a salvare l’Africa
Riscoperta identitaria, integrazione regionale, crisi
come occasione di crescita: queste le chiavi dello sviluppo
TRENTO – Il senegalese Sanou Mbaye, ex funzionario della
Banca Africana per lo sviluppo, ha incontrato ieri sera nella Sala Affreschi
della Biblioteca comunale di Trento il pubblico di “Sulle rotte del mondo”.
Mbaye, che attualmente è editorialista economico e finanziario
oltre che scrittore, ha parlato del suo ultimo libro “L’Afrique au secours de
l’Afrique” (L’Africa in soccorso dell’Africa) non ancora tradotto in italiano.
L’appuntamento, il secondo incontro con l’autore della
manifestazione, è stato introdotto da Chiara Guglielmetti, ricercatrice dell'Università
di Trento. Crescita, identità e cultura africana, crisi, problematiche legate
agli aiuti allo sviluppo e ai finanziamenti: questi alcuni dei temi al centro
della presentazione e del dibattito che ne è seguito.
“L’autore porta una critica molto aspra alle politiche
occidentali di intervento in Africa e, allo stesso tempo, critica i problemi
interni a questo continente: il libro è un’analisi puntuale ma anche affascinante
e accessibile, un’analisi dura ma anche piena di speranza” così Chiara Guglielmetti
ha introdotto l’incontro. Lo scrittore attacca duramente il modello occidentale
di intervento nel continente africano: "Esiste una sorta di delega di potere
nei confronti dell'Occidente, sono le organizzazioni esterne a definire le regole,
le politiche. Fin'ora l'Africa ha semplicemente seguito le ricette del Fondo
monetario internazionale, o comunque ricette altrui, mentre dovrebbero essere
gli africani a prendere in mano il loro destino". La visione critica di
Sanou Mbaye si estende anche agli aiuti per lo sviluppo, che assieme al prestito
- cui raramente gli stati africani possono accedere - è uno degli strumenti
utilizzati per finanziare le imprese economiche. Gli aiuti, esclusi quelli umanitari,
sono da considerarsi, secondo lo scrittore senegalese, una sorta di trappola,
in quanto andrebbero a finanziare progetti che migliorano le esportazioni all’estero,
non la crescita locale. "L’aiuto pubblico allo sviluppo è un industria
che finanzia progetti che vanno a vantaggio dei finanziatori." dice Mbaye.
Ma la visione critica dell'autore non risparmia la stessa
popolazione del Continente nero: "La responsabilità è anche degli africani
perché hanno lasciato che tutto questo accadesse senza costituire una voce unica
per negoziare".
Interventismo occidentale e immobilismo africano sono
dunque i mali che attanagliano l'Africa. Ma data questa analisi dello status
quo, quali sono le chiavi dello sviluppo, i motori che possono far partire o
ripartire il continente? La proposta di Mbaye mette in gioco tre fattori: riscoperta
dell'identità africana, promozione dell'integrazione regionale, risoluzione
della crisi attraverso lo sviluppo africano.
Identità prima di tutto. "La cultura africana, incentrata
sull'unione uomo-ambiente, deve essere rivendicata" dice Mbaye. "Gli
africani dovrebbero riconoscersi in questo e in altri aspetti, e non rincorrere
un inutile mimetismo del modello occidentale che genera molti complessi; sono
però fiducioso perché c’è un nuovo ordine che si sta profilando, c’è una nuova
generazione che cercherà di ritrovare le proprie radici".
Integrazione regionale, in secondo luogo. Per lo scrittore
senegalese è irrealistico voler plagiare l'Unione africana sul modello dell'Unione
Europea o addirittura degli Stati Uniti: "Dobbiamo promuovere una politica
realistica di integrazione che parta dall’unione doganale; se riuscissimo fare
un mercato unico economico entro i prossimi cinquant'anni avremmo fatto tantissimo
per l’Africa".
E, infine, la crisi come occasione unica per lo sviluppo
africano. "Per uscire dalla crisi - dice Mbaye -ci vuole sempre un focolaio
di crescita: io penso che l’Africa possa esserlo, dopotutto abbiamo una crescita
continua del Pil, alti tassi di redditività dei profitti, fonti rinnovabili
e materie prime in quantità, una fiorente economia informale e una popolazione
giovane".
Una prospettiva originale - critica e ottimista insieme
- che non ha mancato di appassionare il pubblico di "Sulle rotte del mondo".
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