INFORM - N. 179 - 30 settembre 2009


MANIFESTAZIONI

A Trento, “Sulle rotte del mondo”

Sanou Mbaye: Sarà l’Africa a salvare l’Africa

Riscoperta identitaria, integrazione regionale, crisi come occasione di crescita: queste le chiavi dello sviluppo

 

TRENTO – Il senegalese Sanou Mbaye, ex funzionario della Banca Africana per lo sviluppo, ha incontrato ieri sera nella Sala Affreschi della Biblioteca comunale di Trento il pubblico di “Sulle rotte del mondo”.

Mbaye, che attualmente è editorialista economico e finanziario oltre che scrittore, ha parlato del suo ultimo libro “L’Afrique au secours de l’Afrique” (L’Africa in soccorso dell’Africa) non ancora tradotto in italiano.

L’appuntamento, il secondo incontro con l’autore della manifestazione, è stato introdotto da Chiara Guglielmetti, ricercatrice dell'Università di Trento. Crescita, identità e cultura africana, crisi, problematiche legate agli aiuti allo sviluppo e ai finanziamenti: questi alcuni dei temi al centro della presentazione e del dibattito che ne è seguito.

“L’autore porta una critica molto aspra alle politiche occidentali di intervento in Africa e, allo stesso tempo, critica i problemi interni a questo continente: il libro è un’analisi puntuale ma anche affascinante e accessibile, un’analisi dura ma anche piena di speranza” così Chiara Guglielmetti ha introdotto l’incontro. Lo scrittore attacca duramente il modello occidentale di intervento nel continente africano: "Esiste una sorta di delega di potere nei confronti dell'Occidente, sono le organizzazioni esterne a definire le regole, le politiche. Fin'ora l'Africa ha semplicemente seguito le ricette del Fondo monetario internazionale, o comunque ricette altrui, mentre dovrebbero essere gli africani a prendere in mano il loro destino". La visione critica di Sanou Mbaye si estende anche agli aiuti per lo sviluppo, che assieme al prestito - cui raramente gli stati africani possono accedere - è uno degli strumenti utilizzati per finanziare le imprese economiche. Gli aiuti, esclusi quelli umanitari, sono da considerarsi, secondo lo scrittore senegalese, una sorta di trappola, in quanto andrebbero a finanziare progetti che migliorano le esportazioni all’estero, non la crescita locale. "L’aiuto pubblico allo sviluppo è un industria che finanzia progetti che vanno a vantaggio dei finanziatori." dice Mbaye.

Ma la visione critica dell'autore non risparmia la stessa popolazione del Continente nero: "La responsabilità è anche degli africani perché hanno lasciato che tutto questo accadesse senza costituire una voce unica per negoziare".

Interventismo occidentale e immobilismo africano sono dunque i mali che attanagliano l'Africa. Ma data questa analisi dello status quo, quali sono le chiavi dello sviluppo, i motori che possono far partire o ripartire il continente? La proposta di Mbaye mette in gioco tre fattori: riscoperta dell'identità africana, promozione dell'integrazione regionale, risoluzione della crisi attraverso lo sviluppo africano.

Identità prima di tutto. "La cultura africana, incentrata sull'unione uomo-ambiente, deve essere rivendicata" dice Mbaye. "Gli africani dovrebbero riconoscersi in questo e in altri aspetti, e non rincorrere un inutile mimetismo del modello occidentale che genera molti complessi; sono però fiducioso perché c’è un nuovo ordine che si sta profilando, c’è una nuova generazione che cercherà di ritrovare le proprie radici".

Integrazione regionale, in secondo luogo. Per lo scrittore senegalese è irrealistico voler plagiare l'Unione africana sul modello dell'Unione Europea o addirittura degli Stati Uniti: "Dobbiamo promuovere una politica realistica di integrazione che parta dall’unione doganale; se riuscissimo fare un mercato unico economico entro i prossimi cinquant'anni avremmo fatto tantissimo per l’Africa".

E, infine, la crisi come occasione unica per lo sviluppo africano. "Per uscire dalla crisi - dice Mbaye -ci vuole sempre un focolaio di crescita: io penso che l’Africa possa esserlo, dopotutto abbiamo una crescita continua del Pil, alti tassi di redditività dei profitti, fonti rinnovabili e materie prime in quantità, una fiorente economia informale e una popolazione giovane".

Una prospettiva originale - critica e ottimista insieme - che non ha mancato di appassionare il pubblico di "Sulle rotte del mondo". (Inform)

 

 


Vai a: