INFORM - N. 179 - 30 settembre 2009


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Guglielmo Picchi (Pdl) a Italia chiama Italia: “O sei del Pdl o sei fuori. Le vie di mezzo non esistono”

 

ROMA -  “Il lavoro che sta affrontando l’onorevole Di Biagio è molto difficile e pochi di quelli che si permettono di criticare sarebbero in grado di portarlo avanti con la tenacia e la solerzia con cui lui lo sta facendo”. Con queste parole l’on. Guglielmo Picchi a colloquio con Italia Chiama Italia - portale d'informazione diretto da Ricky Filosa-, commenta le tensioni e i malumori che hanno accompagnato il lavoro e le prime proposte portate avanti dall’on. Aldo Di Biagio in veste di coordinatore del Pdl estero.

Intervistato da Francesca Toscano, l’intento è quello di mettere a tacere i brontolii e le critiche provenienti da via dell’Umiltà e dai referenti oltre i confini. “Le critiche rivolte ad Aldo, denotano solo una mancata conoscenza e volontà di capire le dinamiche di costruzione di un nuovo partito complesso come è il Pdl, in particolar modo all’estero, perché noi siamo più complicati degli altri”. E se da un lato l’intenzione è quella di far capire che “il partito si sta lentamente formando anche in Italia e anche i coordinatori nazionali subiscono critiche quotidiane” e quindi non è solo una questione che riguarda i connazionali pidiellini all’estero, dall’altra - confessa Picchi a Italiachiamaitalia.com - si comincia a sentire l’esigenza di capire “chi è del Pdl e chi dice solo di esserlo ma in realtà o non è mai stato iscritto o non si iscriverà”. Per queste ragioni il deputato del PDL eletto nella circoscrizione Europa sostiene le scelte del coordinatore Di Biagio. In primo luogo la campagna di tesseramento che farà in modo che “noi italiani all’estero abbiamo pari dignità di iscritti nel partito”.

Tensioni fra ex forzisti ed ex di Alleanza Nazionale nel PDL estero come fra il Premier e Fini?

“L’unione del PDL all’estero fra Fi e An direi che è senza problemi” risponde Picchi. Unico neo che “ancora sussiste e su cui non ci siamo attualmente chiariti è che esistono tuttora alcuni movimenti che non si capisce come si pongano nei rapporti con il Pdl”. Dunque ancora aperta la questione con il Ctim dell’onorevole Tremaglia. “L’area culturale e l’orizzonte politico - commenta l’on. Picchi - sicuramente è quello del Pdl però non sono Pdl, quindi un conto è l’attività di partito, altro è essere membro di un’associazione e dirsi del Pdl”.

Si parla di un rilancio del PDL nel mondo e sono state fatte delle proposte dall’on. Aldo Di Biagio. Queste però non hanno suscitato particolare interesse, qualcuno addirittura se ne lamenta, dicendo che sono tardive e scarne. Lei cosa ne pensa?

Voglio sgomberare il campo da ogni tipo di dubbio: il lavoro che sta affrontando l’onorevole Di Biagio è molto difficile che pochi di quelli che si permettono di criticare sarebbero in grado di portarlo avanti con la tenacia e la solerzia con cui lo sta facendo Di Biagio. Tante cose non dipendono da lui. Il partito si sta lentamente formando anche in Italia e anche i coordinatori nazionali subiscono critiche quotidiane per la lentezza con cui si sta costituendo il partito. In realtà gli addetti ai lavori sanno bene che sono partite tutta una serie di nomine, i primi coordinamenti regionali si sono riuniti e come si stanno lentamente muovendo i coordinamenti in Italia, anche quello estero guidato da Di Biagio si sta lentamente strutturando. So che in questo momento la tensione è rivolta alla definizione delle regole secondo cui dovrà funzionare il partito all’estero: ossia il regolamento e il funzionamento del Pdl nel mondo. Aldo ha fatto uno sforzo notevole e sta lavorando a questo regolamento. E’ ancora una bozza e deve passare da tutti gli organi di partito, però è un’ipotesi di lavoro molto avanzata che io ho particolarmente apprezzato e che fa giustizia di tutte le critiche che sono state rivolte ad Aldo, ingiustificate e che denotano solo una mancata conoscenza e volontà di capire le dinamiche di costruzione di un nuovo partito complesso come è il Pdl, in particolar modo all’estero, perché noi siamo più complicati degli altri.

Della campagna di tesseramento cosa ne pensa? E’ questo il punto di partenza da cui iniziare o ci potevano essere altre iniziative più urgenti da cui partire?

Sono stanco, in tanti anni che faccio il dirigente politico, del fatto che tante persone si definiscano “responsabile del Pdl” del paese x o y... Il partito è un’associazione e un’associazione è un libero incontro di persone che si chiamano associati, per cui la base per poter costruire la nostra presenza all’estero in maniera articolata è accettare delle regole che ordinino il nostro comportamento. Sarò molto contento di seguire questa fase di tesseramento almeno potremo sapere chi è del Pdl e chi dice solo di esserlo ma in realtà o non è mai stato iscritto o non si iscriverà. E sulla base del patrimonio umano che metteremo insieme dopo questo tesseramento, queste persone che accetteranno le regole del funzionamento del Pdl nel mondo, saranno loro i protagonisti, insieme ai parlamentari e gli altri amici che ci hanno sempre seguito, di una nuova stagione. E’ giusto fare il tesseramento, anche perché non è un tesseramento estero, ma nazionale esteso anche a tutti i connazionali residenti all’estero, il che vuol dire che finalmente, grande merito di Aldo  Di Biagio, di essere riuscito a portare sullo stesso piano un tesserato all’estero e uno in Italia: le regole sono uguali e avremo finalmente una pari dignità associativa come tutti gli iscritti in Italia.

Secondo lei perché questo che per voi è un punto di partenza e per altri è un “grado zero”?

Le lamentele nascono dall’idea che questo dovrebbe essere un punto base e non di partenza, tralasciando questo, a suo avviso, da cosa sono originate questi rammarichi e queste incomprensioni? Anche di Biagio ha detto che qualora le sue iniziative non fossero state comprese, sarebbe derivato da chi è fuori dalle logiche di partito e non conosce la complessità delle organizzazioni politiche: secondo lei oltre questo, perché nel vostro partito c’è così tanto malcontento per queste scelte?

Parlo per la situazione precedente e dal mondo cui provengo che è Fi: si sono verificate incomprensioni, definiamole così, nel passato, fra chi ha avuto le responsabilità di coordinare il partito all’estero, e questo ha causato spesso tanto malcontento per una mancanza di attenzione o al contrario per una troppa attenzione verso delle persone piuttosto che verso altre. Adesso si è tutto azzerato, è stato nominato un coordinatore, esiste uno statuto, presto ci sarà un regolamento. E’ un’operazione complessa, ma siamo in vista dell’arrivo e ritirarsi dalla corsa quando stiamo per passare la linea del traguardo credo che sia estremamente sbagliato. Certamente dopo anni di sofferenza ogni minuto di più si può tramutare in un’incomprensione maggiore di cui però non si può accusare l’onorevole Di Biagio o il sottoscritto o altri. Il lavoro che viene svolto, e devo riconoscere, la mole di lavoro che sta portando avanti Di Biagio, e soprattutto il fatto di cercare di far sì che noi italiani all’estero abbiamo pari dignità di iscritti nel partito e di cercare che il settore degli italiani all’estero non sia di serie B, ma di serie A, considerato e importante.

E’ inutile parlare ora. Iscriviamoci in tanti e poi verrà la fase ”democratica” in cui potremmo eleggere i nostri coordinatori e fare le nostre “primarie” per le candidature dei Comites e degli altri appuntamenti elettorali che avremo, a quel punto le chiacchiere staranno a zero. Chi ha seguito avrà degli iscritti e potrà farsi valere nei momento di vita democratica del partito chi invece fa sterili e inutili critiche al processo si troverà a fare i conti con le proprie responsabilità.

Dunque c’è una fase di rilancio del Pdl estero, solo che ora è in una fase di transizione?

Il Pdl all’estero prima non c’era, ora c’è. C’è un partito, ricordo a tutti dal 27 marzo: esiste da 6 mesi. In questo tempo è stato nominato un coordinatore che ora finalmente viene preso in considerazione da tutti gli altri organi; non che prima non ne avesse l’autorevolezza, ma nella prima fase c’erano priorità più importanti come costituire i coordinatori regionali e le elezioni amministrative e quelle europee. Era logico in questa fase dare meno importanza agli italiani all’estero. Ora il coordinatore sta lavorando ad un regolamento per il funzionamento del partito. Dopo la campagna di tesseramento avrà attuazione sia in Italia che all’estero e inizieremo la fase di vita democratica.

Parlando di politica nazionale, recentemente c’è stata tensione fra Fini e Berlusconi. Lei cosa ne pensa di questa vicenda?

I rapporti fra Berlusconi e Fini possono essere oggetto di tensioni personali fra i due e riguardano loro, quando le tensioni personali in realtà sono politiche riguardano tutti. E’ innegabile che ci sia stata una tensione, credo che con l’incontro della settimana scorsa siano stati chiariti molti punti all’ordine del giorno: ossia che il Pdl è un partito fondato da più soggetti, plurale in cui ci può essere anche la possibilità di dissentire e che dovrà dare anche la possibilità di dare lo sviluppo a tutto il suo statuto che è ampliamente democratico; quindi le richieste avanzate da Fini, forse anche da una parte di An, di dare un’accelerata all’attuazione dello statuto sono temi che in gran parte posso condividere. Maggiore dibattito interno è sempre auspicabile.

Per quanto riguardo noi all’estero su di Biagio credo di non avere nulla da ridire, non ho contrasti politici. L’unione del Pdl all’estero fra Fi e An direi che è senza problemi. Il problema che in qualche modo sussiste e su cui non ci siamo ancora chiariti è che esistono ancora alcuni movimenti di rispettata storia e tradizione che non si capisce come si pongano nei rapporti con il Pdl e questo potrebbe creare confusione sia nell’elettorato che nei comportamenti nei confronti delle istituzioni.

Si riferisce al Ctim?

Sono presenti più movimenti sul territorio. L’area culturale e l’orizzonte politico sicuramente è quello del Pdl però non sono Pdl, quindi un conto è l’attività di partito, altro è essere membro di un’associazione e dirsi del Pdl. Questo può essere l’unico problema del Pdl all’estero.

Quindi non è ancora risolta la questione con Tremaglia?

Non me ne devo occupare io, però vedo che tante persone si firmano con qualifiche varie e io francamente non so che cosa rappresentino: se sono eletti del centro destra o esponenti del centro destra o sono nel Pdl o sono fuori dal Pdl, le vie di mezze non esistono. Se uno è del Pdl riconosce lo statuto, Aldo Di Biagio, come attività parlamentare e di organizzazione di partito, gli altri sono al di fuori. Quando arriveremo all’elezioni dei Comites sarà il partito a decidere come saranno composte le liste, i candidati alla presidenza, se il partito si candiderà o promuoverà delle liste civiche etc. Il resto sono iniziative personali che sono qualcosa di diverso rispetto al partito. (Francesca Toscano - Italia chiama Italia/Inform)

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