ITALIANI ALL’ESTERO
Integrazione italiana in Germania e sistema scolastico
tedesco
Un’intervista di Luigi Brillante (consigliere comunale
a Francoforte) sulle difficoltà che ancora pesano sull’integrazione dei connazionali
emigrati
FRANCOFORTE – Luigi Brillante, consigliere comunale della città di Francoforte per “Europa Liste” e direttore in loco del patronato Inca, è stato intervistato alcuni giorni fa, nell’ambito della trasmissione “Non solo Italia” di Radio Articolo Uno, in merito al livello di integrazione raggiunto dai connazionali in Germania e sul sistema scolastico tedesco.
“Per integrazione io intendo un processo che deve consentire un’equa partecipazione a tutti i settori della vita locale – spiega Brillante - e che si può ottenere solo se si riceve un’ottima formazione professionale. Se ciò non avviene si avranno difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro e l’integrazione necessariamente ne risente”.
Elemento centrale, dunque, il sistema scolastico, che sino ad oggi ha penalizzato in molti casi i bambini italiani. “Le difficoltà sono dovute a due ordini di problemi – prosegue Brillante: - nelle stesse famiglie italiane molte persone non sono coscienti dell’importanza del successo scolastico dei figli, da cui dipende poi la scelta di professioni e sbocchi di rilievo nella società tedesca; il sistema scolastico tedesco, unico in Europa, è inoltre molto selettivo e il successo scolastico è spesso funzione della posizione sociale dei genitori”.
“Sono i genitori a decidere cosa farà il figlio da grande – evidenzia Brillante - e spesso la scelta ricalca risultati conseguiti in famiglia. Il 90% dei figli di accademici o benestanti ottiene la maturità (che dà l’accesso all’università), mentre solo il 10% dei figli di lavoratori fa altrettanto”. Si tratta di un dato che è interesse della stessa società tedesca cambiare: “l’industria avverte la mancanza di personale qualificato nelle aziende – afferma l’esponente di “Europa Liste”.
Il difetto principale
da correggere, nel sistema scolastico tedesco, è la precoce scelta della qualità
formativa da destinare ai ragazzi: già a 10 anni si impone il bivio tra ginnasio
-e quindi l’università, -
Altra annosa questione, le scuole differenziali. “Qui vengono iscritti bambini che hanno difficoltà di apprendimento, ma molto spesso – avverte Brillante - queste difficoltà non sono reali. E’ un dato di fatto che esse risultino quasi esclusivamente frequentante da bambini di origine straniera. Qui gli italiani sono sovra rappresentati. Chi finisce questo tipo di percorso spesso da adulto non sa bene né l’italiano né il tedesco, né tantomeno sa scrivere bene. Ciò comporta un’estrema difficoltà a trovare lavoro e un grosso handicap all’integrazione. Non avere un buon lavoro incide sull’emarginazione sociale avvertita dagli italiani”.
Brillante, a seguito di questi dati, contesta l’opportunità indicata dal ministro Gelmini di introdurre una soglia alla presenza di bambini stranieri nella classi italiane: “dividere gli stranieri o mettere limiti agli stranieri nella stessa classe è una strada sbagliata. Seguiamo quello che avviene in Italia con molta rabbia perché vediamo replicare meccanismi che da anni contestiamo qui in Germania”.
“Un’emigrazione
di ricambio” quella italiana, così come la definisce Brillante ripercorrendo
50 anni di arrivi in Germania dal nostro Paese. “Solo 700.000 sono gli italiani
che si sono stabilizzati in Germania (rispetto ai cittadini di origine turca,
che sono invece circa 4 milioni). Su questi 700.000, però, sono circa 4 milioni
gli italiani che hanno avuto un’esperienza lavorativa tedesca”. Il consigliere
ricorda che proprio questo fenomeno ha impedito che si potesse parlare per i
connazionali di un’ottima formazione professionale e scolastica. “Ora però una
parte degli italiani sa che non tornerà più in Italia. Maturata questa consapevolezza
– conclude Brillante – è nella logica dei fatti che si presti più attenzione
alla formazione scolastica dei propri figli”. (V.P.-