INFORM - N. 177 - 28 settembre 2009


EVENTI

Incontro organizzato dalla Provincia autonoma di Trento, dall'Arcidiocesi di Trento e dal Centro missionario diocesano

“Sulle rotte del mondo”: l'abbraccio del Trentino ai suoi missionari

Dellai: “Abbiamo bisogno di voi”

 

TRENTO - Una sala Depero particolarmente gremita - di autorità ma anche di semplici cittadini - e il rullare dei tamburi dell’Africa, hanno dato oggi il benvenuto ai missionari trentini ritornati “a casa” (potremmo dire la loro altra casa, oltre naturalmente a quella di missione) per partecipare al grande evento “Sulle rotte del mondo”, organizzato dalla Provincia autonoma di Trento, dall'Arcidiocesi di Trento e dal Centro missionario diocesano. La cerimonia di inaugurazione ha visto presenti l’arcivescovo di Trento Luigi Bressan, il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai, il vescovo della diocesi etiope di Embidir, Musié Ghebreghiorghis, e suor Dores Villotti, in rappresentanza di tutti i missionari trentini che operano oggi in Africa. E se questi ultimi hanno ringraziato le autorità locali per avere organizzato l'iniziativa, che proseguirà nei prossimi anni chiamando a raccolta i missionari provenienti dagli altri continenti, è stato prima di tutto il Trentino a porgere ad essi un sincero "grazie", perché, come detto dal presidente Dellai, "oggi abbiamo più che mai bisogno di voi: per portare ai nostri giovani, che hanno sete di 'radicalità positive', il vostro esempio, per nutrire la nostra Autonomia di valori e di idealità ed infine per affinare ancora maggiormente il nostro impegno sul versante della cooperazione allo sviluppo."

L’apertura della cerimonia nella sala Depero del palazzo della Provincia, è toccata all'arcivescovo di Trento Luigi Bressan, che ha portato il suo saluto ai convenuti in più lingue, ricordando però che le lingue parlate nei 53 stati africani sono ben 5000. 29 invece i paesi nei quali i 136 missionari trentini sono attualmente presenti.

"In questa iniziativa non vi è da parte nostra nessuna volontà di autoesaltazione - ha detto Bressan - ma il desiderio sincero di riscoprire un cammino di fede e di solidarietà. Gli obiettivi che ci siamo riproposti sono molteplici: conoscere meglio, attraverso la vostra preziosa testimonianza, il continente africano, compreso lo sfruttamento incosciente di cui è vittima, spesso anche da parte del mondo occidentale, fare emergere i percorsi che hanno unito e continuano a unire il nostro territorio all'Africa, sensibilizzare le nuove generazioni. Tutto questo si situa però in un cammino più vasto, che non si ferma all’Africa e nemmeno ai soli missionari consacrati; nei prossimi anni toccherà anche gli altri continenti e abbraccerà tutto coloro,che sentono dentro di sé questa esigenza imprescindibile di donarsi, di dare agli altri.”

Bressan ha lodato inoltre il sostegno eccezionale delle istituzioni locali all’operato dei missionari, che non ha eguali in Italia e forse in Europa. Un sostegno a cui ha fatto cenno anche suor Dores Villotti, missionaria delle Suore della Provvidenza in Togo, che ha ricordato la visita fatta recentemente da monsignor Bressan, assieme all'assessore provinciale alla solidarietà internazionale Lia Giovanazzi Beltrami, alla sua missione. “Dal principio - ha detto - questa proposta di incontro ci ha un po’ stupiti, ma subito abbiamo capito l’importanza dell’iniziativa. Grazie dunque perché ci consentite di incontrare tutti coloro che ci supportano dal Trentino. E grazie soprattutto perché ci date la possibilità di parlare della nostra cara Africa, di cui di solito l'opinione pubblica si occupa in maniera superficiale e perlopiù in caso di guerre o di calamità.”

L’Africa evocata da suor Villotti è certo un'Africa ferita, un'Africa umiliata. E' però anche un'Africa ricchissima di valori e di umanità: senso della comunità, spirito di accoglienza, capacità di sopportare le sofferenze, voglia di pace, desiderio di trovare il proprio posto nel contesto mondiale. Il Trentino sta cercando di camminare al fianco di quest'Africa, e lo fa con progetti che "mettono al centro la persona e i diritti umani, che sono gli stessi ovunque, non importa dove uno viva. Cooperare significa camminare assieme e scambiarsi competenze, senza imporre all’altro il proprio passo. Importante è conoscersi e capire le realtà in cui i progetti si inseriscono. Per la vocazione missionaria che ci è propria noi cerchiamo di creare un clima di solidarietà e fraternità: ma se vogliamo che ogni uomo, anche il più debole, possa accedere ai diritti fondamentali, dobbiamo migliorare la sua condizione di vita. Per questo abbiamo bisogno dell'appoggio della gente, per questo abbiamo bisogno di voi. Quando noi missionari abbiamo lasciato il Trentino non siamo partiti soli, ci siamo portati dietro una catena di solidarietà. E questa catena ci aiuta a cambiare davvero le condizioni di vita di chi soffre. Posso testimoniarlo a partire dai progetti realizzati nella mia diocesi, che si propongono ad esempio di elevare l’istruzione, proteggere l’infanzia e la maternità, migliorare le condizioni sanitarie e creare opportunità di lavoro per i giovani."

Suor Villotti ha strappato infine un applauso convinto ricordando il lavoro silenzioso e instancabile della donna: "La donna in Africa è quella che lavora di più e soffre di più per proteggere la vita."

Monsignor Musié Ghebreghiorghis ha portato innanzitutto il saluto della sua diocesi, staccata e resa autonoma da quella di Addis Abeba, la capitale dell'Etiopia, nel 2003. I cattolici in quest’area sono una minoranza molto attiva e presente, che ha conservato i valori della comunità trentina e oggi gestisce fra l'altro, in collaborazione con il Cuamm, gli unici 2 ospedali presenti in una zona di 300 kmq, nonché 40 scuole con oltre 15000 bambini e tante altre attività apprezzate dalle dicverse autorità civili e religiose. "La solidarietà trentina - ha detto monsignor Ghebreghiorghis - si è sempre messa al servizi di tutti, impostando un percorso di solidarietà comune." Le radici di questo impegno risalgono al secolo scorso e a figure come quella di padre Gabriele Sartori, cappuccino di Casotto (Valdastico), nonché di altri missionari che pagarono a volte anche con la vita la loro vocazione. "C’è ancora tanta strada da fare per estirpare la miseria, le dittature, le divisioni etniche - ha detto ancora il vescovo di Embidir - ; molti di coloro che ci fanno visita fanno fatica a capire perché in un’epoca di benessere manchi il pane, manchino gli strumenti di tutela fondamentali a cui ogni uomo aspira. Il Sinodo africano che si aprirà a Roma subito dopo la chiusura di questo evento trentino ci auguriamo possa produrre utili riflessioni per rinfocolare il nostro impegno e la nostra speranza."

Infine il presidente Dellai che ha innanzitutto ringraziato monsignor Bressan per avere colto immediatamente lo spunto che era partito dalla Provincia contribuendo a far sì che "Sulle rotte del mondo" divenisse realtà, nonché tutte le associazioni e tutti i gruppi che si occupano di cooperazione allo sviluppo, "una rete che rappresenta una straordinaria ricchezza sia sotto il profilo etico sia sotto quello operativo."

Il benvenuto più caloroso però a tutti i missionari e missionarie trentine: "Abbiamo avuto raramente qui una simile 'potenza di fuoco', fatta ovviamente di valori positivi. Questo è un primo evento, altri ne seguiranno: non si tratta di un'iniziativa-spot, ma dell’inizio di un percorso che vorremmo continuare a coltivare anche nei prossimi anni. Siamo certi che in queste giornate il Trentino riceverà molto di più di quanto non potrà dare in aiuti materiali. Al Trentino serve moltissimo questo rapporto: serve ai nostri giovani, innanzitutto, che sono alla ricerca di ideali veri, di 'radicalità positive', e quindi hanno bisogno di testimonianze, di buoni maestri contro i cattivi maestri che ci sono anche nel nostro tempo. Potremo canalizzare attraverso voi questa richiesta di radicalità giusta, ribadendo in pari misura che non è vero che i giovani sono lontani da queste tematiche, che sono nichilisti.

Il Trentino ha inoltre bisogno di questo rapporto con voi per rafforzare il profilo etico della sua Autonomia. Esiste un filo conduttore fra queste iniziative, che ci proiettano in una dimensione planetaria, e altre che invece ci invitato a ripercorrere la nostra storia, a fare memoria attiva del nostro passato. Sono due facce della stessa medaglia, che vede il Trentino impegnato in una ricerca di significato, di senso. Abbiamo bisogno di riscoprire che la nostra Autonomia è un progetto esigente, contro ogni rischio di localismo e di sazietà; abbiamo bisogno di coltivare i grandi ideali di solidarietà e di condivisione che sono alla radice della nostra storia collettiva.

Infine avvertiamo il bisogno di avere uno scambio con voi per migliorare la nostre attività nel campo della cooperazione internazionale. Il Trentino si impegna molto nel mettere in campo anche in paesi lontani iniziative concrete di solidarietà e vuole continuare a farlo: speriamo che anche a livello nazionale possano riaccendersi i riflettori sulla cooperazione allo sviluppo, rinnovando una legge totalmente vetusta e recuperando lo stesso impegno finanziario. Bisogna dare spazio alla cooperazione decentrata, alla cooperazione di comunità, alle energie positive racchiuse nei territori, anziché investire una volta di più nelle grandi organizzazioni internazionali che utilizzano la maggior parte delle risorse per mantenere se stesse. Certo è però che la generosità è sì fondamentale, ma non basta: bisogna mettere in campo una spinta volontaristica ma anche aggiungere elementi di conoscenza e di competenza. Siamo noi quindi a dover ringraziare tutti voi. Sappiamo che le cose importanti richiedono tempo, ma siamo certi al tempo stesso che i risultati non mancheranno." (Inform)

 

 


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