EVENTI
Incontro organizzato dalla Provincia autonoma di Trento, dall'Arcidiocesi
di Trento e dal Centro missionario diocesano
“Sulle rotte del mondo”: l'abbraccio del Trentino ai
suoi missionari
Dellai: “Abbiamo bisogno di voi”
TRENTO - Una sala Depero particolarmente gremita - di
autorità ma anche di semplici cittadini - e il rullare dei tamburi dell’Africa,
hanno dato oggi il benvenuto ai missionari trentini ritornati “a casa” (potremmo
dire la loro altra casa, oltre naturalmente a quella di missione) per partecipare
al grande evento “Sulle rotte del mondo”, organizzato dalla Provincia autonoma
di Trento, dall'Arcidiocesi di Trento e dal Centro missionario diocesano. La
cerimonia di inaugurazione ha visto presenti l’arcivescovo di Trento Luigi Bressan,
il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai, il vescovo
della diocesi etiope di Embidir, Musié Ghebreghiorghis, e suor Dores Villotti,
in rappresentanza di tutti i missionari trentini che operano oggi in Africa.
E se questi ultimi hanno ringraziato le autorità locali per avere organizzato
l'iniziativa, che proseguirà nei prossimi anni chiamando a raccolta i missionari
provenienti dagli altri continenti, è stato prima di tutto il Trentino a porgere
ad essi un sincero "grazie", perché, come detto dal presidente Dellai,
"oggi abbiamo più che mai bisogno di voi: per portare ai nostri giovani,
che hanno sete di 'radicalità positive', il vostro esempio, per nutrire la nostra
Autonomia di valori e di idealità ed infine per affinare ancora maggiormente
il nostro impegno sul versante della cooperazione allo sviluppo."
L’apertura della cerimonia nella sala Depero del palazzo
della Provincia, è toccata all'arcivescovo di Trento Luigi Bressan, che ha portato
il suo saluto ai convenuti in più lingue, ricordando però che le lingue parlate
nei 53 stati africani sono ben 5000. 29 invece i paesi nei quali i 136 missionari
trentini sono attualmente presenti.
"In questa iniziativa non vi è da parte nostra nessuna
volontà di autoesaltazione - ha detto Bressan - ma il desiderio sincero di riscoprire
un cammino di fede e di solidarietà. Gli obiettivi che ci siamo riproposti sono
molteplici: conoscere meglio, attraverso la vostra preziosa testimonianza, il
continente africano, compreso lo sfruttamento incosciente di cui è vittima,
spesso anche da parte del mondo occidentale, fare emergere i percorsi che hanno
unito e continuano a unire il nostro territorio all'Africa, sensibilizzare le
nuove generazioni. Tutto questo si situa però in un cammino più vasto, che non
si ferma all’Africa e nemmeno ai soli missionari consacrati; nei prossimi anni
toccherà anche gli altri continenti e abbraccerà tutto coloro,che sentono dentro
di sé questa esigenza imprescindibile di donarsi, di dare agli altri.”
Bressan ha lodato inoltre il sostegno eccezionale delle
istituzioni locali all’operato dei missionari, che non ha eguali in Italia e
forse in Europa. Un sostegno a cui ha fatto cenno anche suor Dores Villotti,
missionaria delle Suore della Provvidenza in Togo, che ha ricordato la visita
fatta recentemente da monsignor Bressan, assieme all'assessore provinciale alla
solidarietà internazionale Lia Giovanazzi Beltrami, alla sua missione. “Dal
principio - ha detto - questa proposta di incontro ci ha un po’ stupiti, ma
subito abbiamo capito l’importanza dell’iniziativa. Grazie dunque perché ci
consentite di incontrare tutti coloro che ci supportano dal Trentino. E grazie
soprattutto perché ci date la possibilità di parlare della nostra cara Africa,
di cui di solito l'opinione pubblica si occupa in maniera superficiale e perlopiù
in caso di guerre o di calamità.”
L’Africa evocata da suor Villotti è certo un'Africa ferita,
un'Africa umiliata. E' però anche un'Africa ricchissima di valori e di umanità:
senso della comunità, spirito di accoglienza, capacità di sopportare le sofferenze,
voglia di pace, desiderio di trovare il proprio posto nel contesto mondiale.
Il Trentino sta cercando di camminare al fianco di quest'Africa, e lo fa con
progetti che "mettono al centro la persona e i diritti umani, che sono
gli stessi ovunque, non importa dove uno viva. Cooperare significa camminare
assieme e scambiarsi competenze, senza imporre all’altro il proprio passo. Importante
è conoscersi e capire le realtà in cui i progetti si inseriscono. Per la vocazione
missionaria che ci è propria noi cerchiamo di creare un clima di solidarietà
e fraternità: ma se vogliamo che ogni uomo, anche il più debole, possa accedere
ai diritti fondamentali, dobbiamo migliorare la sua condizione di vita. Per
questo abbiamo bisogno dell'appoggio della gente, per questo abbiamo bisogno
di voi. Quando noi missionari abbiamo lasciato il Trentino non siamo partiti
soli, ci siamo portati dietro una catena di solidarietà. E questa catena ci
aiuta a cambiare davvero le condizioni di vita di chi soffre. Posso testimoniarlo
a partire dai progetti realizzati nella mia diocesi, che si propongono ad esempio
di elevare l’istruzione, proteggere l’infanzia e la maternità, migliorare le
condizioni sanitarie e creare opportunità di lavoro per i giovani."
Suor Villotti ha strappato infine un applauso convinto
ricordando il lavoro silenzioso e instancabile della donna: "La donna in
Africa è quella che lavora di più e soffre di più per proteggere la vita."
Monsignor Musié Ghebreghiorghis ha portato innanzitutto
il saluto della sua diocesi, staccata e resa autonoma da quella di Addis Abeba,
la capitale dell'Etiopia, nel 2003. I cattolici in quest’area sono una minoranza
molto attiva e presente, che ha conservato i valori della comunità trentina
e oggi gestisce fra l'altro, in collaborazione con il Cuamm, gli unici 2 ospedali
presenti in una zona di 300 kmq, nonché 40 scuole con oltre 15000 bambini e
tante altre attività apprezzate dalle dicverse autorità civili e religiose.
"La solidarietà trentina - ha detto monsignor Ghebreghiorghis - si è sempre
messa al servizi di tutti, impostando un percorso di solidarietà comune."
Le radici di questo impegno risalgono al secolo scorso e a figure come quella
di padre Gabriele Sartori, cappuccino di Casotto (Valdastico), nonché di altri
missionari che pagarono a volte anche con la vita la loro vocazione. "C’è
ancora tanta strada da fare per estirpare la miseria, le dittature, le divisioni
etniche - ha detto ancora il vescovo di Embidir - ; molti di coloro che ci fanno
visita fanno fatica a capire perché in un’epoca di benessere manchi il pane,
manchino gli strumenti di tutela fondamentali a cui ogni uomo aspira. Il Sinodo
africano che si aprirà a Roma subito dopo la chiusura di questo evento trentino
ci auguriamo possa produrre utili riflessioni per rinfocolare il nostro impegno
e la nostra speranza."
Infine il presidente Dellai che ha innanzitutto ringraziato
monsignor Bressan per avere colto immediatamente lo spunto che era partito dalla
Provincia contribuendo a far sì che "Sulle rotte del mondo" divenisse
realtà, nonché tutte le associazioni e tutti i gruppi che si occupano di cooperazione
allo sviluppo, "una rete che rappresenta una straordinaria ricchezza sia
sotto il profilo etico sia sotto quello operativo."
Il benvenuto più caloroso però a tutti i missionari e
missionarie trentine: "Abbiamo avuto raramente qui una simile 'potenza
di fuoco', fatta ovviamente di valori positivi. Questo è un primo evento, altri
ne seguiranno: non si tratta di un'iniziativa-spot, ma dell’inizio di un percorso
che vorremmo continuare a coltivare anche nei prossimi anni. Siamo certi che
in queste giornate il Trentino riceverà molto di più di quanto non potrà dare
in aiuti materiali. Al Trentino serve moltissimo questo rapporto: serve ai nostri
giovani, innanzitutto, che sono alla ricerca di ideali veri, di 'radicalità
positive', e quindi hanno bisogno di testimonianze, di buoni maestri contro
i cattivi maestri che ci sono anche nel nostro tempo. Potremo canalizzare attraverso
voi questa richiesta di radicalità giusta, ribadendo in pari misura che non
è vero che i giovani sono lontani da queste tematiche, che sono nichilisti.
Il Trentino ha inoltre bisogno di questo rapporto con
voi per rafforzare il profilo etico della sua Autonomia. Esiste un filo conduttore
fra queste iniziative, che ci proiettano in una dimensione planetaria, e altre
che invece ci invitato a ripercorrere la nostra storia, a fare memoria attiva
del nostro passato. Sono due facce della stessa medaglia, che vede il Trentino
impegnato in una ricerca di significato, di senso. Abbiamo bisogno di riscoprire
che la nostra Autonomia è un progetto esigente, contro ogni rischio di localismo
e di sazietà; abbiamo bisogno di coltivare i grandi ideali di solidarietà e
di condivisione che sono alla radice della nostra storia collettiva.
Infine avvertiamo il bisogno di avere uno scambio con
voi per migliorare la nostre attività nel campo della cooperazione internazionale.
Il Trentino si impegna molto nel mettere in campo anche in paesi lontani iniziative
concrete di solidarietà e vuole continuare a farlo: speriamo che anche a livello
nazionale possano riaccendersi i riflettori sulla cooperazione allo sviluppo,
rinnovando una legge totalmente vetusta e recuperando lo stesso impegno finanziario.
Bisogna dare spazio alla cooperazione decentrata, alla cooperazione di comunità,
alle energie positive racchiuse nei territori, anziché investire una volta di
più nelle grandi organizzazioni internazionali che utilizzano la maggior parte
delle risorse per mantenere se stesse. Certo è però che la generosità è sì fondamentale,
ma non basta: bisogna mettere in campo una spinta volontaristica ma anche aggiungere
elementi di conoscenza e di competenza. Siamo noi quindi a dover ringraziare
tutti voi. Sappiamo che le cose importanti richiedono tempo, ma siamo certi
al tempo stesso che i risultati non mancheranno." (