INFORM - N. 174 - 23 settembre 2009


INAS CISL

L’editoriale di Corrispondenza Italia, n. 677 del 1° ottobre 2009

Lavoro dignitoso nel mondo e integrazione sociale dei migranti

 

ROMA - Un ottobre intenso sul versante sociale e sindacale,quello che ci viene incontro,in particolare anche per ciò che riguarda la problematica-migrazioni. Tra gli appuntamenti in agenda,la giornata mondiale del 7  per il lavoro dignitoso,sostenuta con forza dalla Confederazione internazionale dei sindacati, Icftu, e quello che il 10 impegnerà la Cisl, sulla traccia "Non c'è integrazione senza diritti, doveri, lavoro e sicurezza", che vedrà manifestare assieme per la prima volta le organizzazioni delle forze di polizia  e della sicurezza, Siulp e Fns, con l'associazione degli immigrati Anolf, e si concluderà col comizio di Raffaele  Bonanni, leader della nostra Confederazione. Nella più vasta cornice istituzionale poi, ci  sono gli impegni  a livello del parlamento italiano e della UE  sulla riforma della legge di cittadinanza e sull'emergenza  immigrazione: più precisamente, sugli aspetti che riguardano non tanto i flussi migratori, quanto le questioni umanitarie e di diritto internazionale verso chi fugge da guerre e persecuzioni e chiede ricetto, in nome dei più antichi "fondamentali" di tutte le civiltà finora comparse sul pianeta che abitiamo.

Si tratta di questioni  che il sentimento maggioritario  non solo del movimento dei lavoratori ma anche della politica e della società, nelle sue componenti più consapevoli e riflessive, giudica  con logiche sufficientemente omogenee per poter fare qualche passo avanti verso normative  meno chiuse ed arcigne. Non vogliamo e non dobbiamo infatti cedere al luogo comune più gridato, e solo apparentemente dominante sulla scena pubblica, che paventa per certi versi l'imbarbarimento e per altri versi soffia irresponsabilmente sul fuoco del senso di insicurezza e di smarrimento, che insidia anche gli strati popolari più esposti alle intemperie della  crisi che stiamo attraversando. Difatti la crisi è esplosa sì  sul terreno economico-finanziario, ma ha le sue cause più profonde nella crisi dei valori della convivenza, a cominciare da quel valore  di giustizia distributiva che dà legittimità vera  alla politica, alle istituzioni e  agli uomini che ne hanno la rappresentanza democratica.

La consapevolezza di tale scenario e delle radici del malessere non è certo appannaggio esclusivo (e guai se lo fosse!)  di quanti manifesteranno nei prossimi giorni , testimoniando i propri convincimenti .Ma è indispensabile che appaiano all'orizzonte segnali limpidi  di ripresa di vigore istituzionale, per i quali non mancheranno occasioni né in Italia, né a livello europeo e mondiale. E valgano in proposito poche citazioni. C'è ad esempio la discussione avviata alla Camera dei  deputati e degnamente lumeggiata dal presidente Fini, sulla revisione  della legge 91/1992 in materia di cittadinanza (un tema che riguarda ad esempio  anche i discendenti di italiani ex sudditi austro-ungarici, tanto per dirne una)  per la quale si  registra una buona base di equilibrio tra i principi del tradizionale jus sanguinis e quello dello jus soli, con particolare riferimento ai bambini che nascono in Italia da genitori stranieri: e qui parliamo della integrazione di più di mezzo milione di "personcine", che hanno tutte le positive potenzialità in questo senso. Ma il ragionamento vale altresì  per le istituzioni europee. E parliamo, ad esempio, del controllo comune delle frontiere, certo per  contrastare il fenomeno della clandestinità; ma anche della necessità che i governi nazionali  deleghino alla UE  - e nel concreto all'agenzia Frontex -  poteri e risorse, tra l'altro, per l'organizzazione coordinata dei salvataggi in mare e per la ripartizione tra gli stati dei flussi di quanti hanno diritto di asilo, o per attuare misure di  contenimento verso le disperate avventure dell'attraversamento del canale di Sicilia coi barconi della morte.

Non si tratta, in conclusione, di inseguire astrazioni ideologiche velleitarie per capovolgere il mondo: ma di concrete azioni mirate di quotidiano riformismo, per accrescere il tasso di inclusione  sociale nella dignità, nella sicurezza e nell'equilibrio dei diritti e dei doveri. Esattamente ciò che  tutta la  Cisl dirà il 10 ottobre, in una piazza Navona che,  fin nella sua struttura urbanistico-architettonica, è simbolo di quel dna di accoglienza ed integrazione  che è nel genio storico-culturale di  Roma, fin dal tempo della sua mitica fondazione.(Corrispondenza Italia/Inform)

 

 


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