INAS CISL
L’editoriale di Corrispondenza Italia, n. 677 del 1° ottobre 2009
Lavoro dignitoso nel mondo e integrazione sociale dei
migranti
ROMA - Un ottobre intenso sul versante sociale e sindacale,quello
che ci viene incontro,in particolare anche per ciò che riguarda la problematica-migrazioni.
Tra gli appuntamenti in agenda,la giornata mondiale del 7 per il lavoro
dignitoso,sostenuta con forza dalla Confederazione internazionale dei sindacati,
Icftu, e quello che il 10 impegnerà
Si tratta di questioni che il sentimento maggioritario
non solo del movimento dei lavoratori ma anche della politica e della società,
nelle sue componenti più consapevoli e riflessive, giudica con logiche
sufficientemente omogenee per poter fare qualche passo avanti verso normative
meno chiuse ed arcigne. Non vogliamo e non dobbiamo infatti cedere al luogo
comune più gridato, e solo apparentemente dominante sulla scena pubblica, che
paventa per certi versi l'imbarbarimento e per altri versi soffia irresponsabilmente
sul fuoco del senso di insicurezza e di smarrimento, che insidia anche gli strati
popolari più esposti alle intemperie della crisi che stiamo attraversando.
Difatti la crisi è esplosa sì sul terreno economico-finanziario, ma ha
le sue cause più profonde nella crisi dei valori della convivenza, a cominciare
da quel valore di giustizia distributiva che dà legittimità vera
alla politica, alle istituzioni e agli uomini che ne hanno la rappresentanza
democratica.
La consapevolezza di tale scenario e delle radici del
malessere non è certo appannaggio esclusivo (e guai se lo fosse!) di quanti
manifesteranno nei prossimi giorni , testimoniando i propri convincimenti .Ma
è indispensabile che appaiano all'orizzonte segnali limpidi di ripresa
di vigore istituzionale, per i quali non mancheranno occasioni né in Italia,
né a livello europeo e mondiale. E valgano in proposito poche citazioni. C'è
ad esempio la discussione avviata alla Camera dei deputati e degnamente
lumeggiata dal presidente Fini, sulla revisione della legge 91/1992 in
materia di cittadinanza (un tema che riguarda ad esempio anche i discendenti
di italiani ex sudditi austro-ungarici, tanto per dirne una) per la quale
si registra una buona base di equilibrio tra i principi del tradizionale
jus sanguinis e quello dello jus soli, con particolare riferimento ai bambini
che nascono in Italia da genitori stranieri: e qui parliamo della integrazione
di più di mezzo milione di "personcine", che hanno tutte le positive
potenzialità in questo senso. Ma il ragionamento vale altresì per le istituzioni
europee. E parliamo, ad esempio, del controllo comune delle frontiere, certo
per contrastare il fenomeno della clandestinità; ma anche della necessità
che i governi nazionali deleghino alla UE - e nel concreto all'agenzia
Frontex - poteri e risorse, tra l'altro, per l'organizzazione coordinata
dei salvataggi in mare e per la ripartizione tra gli stati dei flussi di quanti
hanno diritto di asilo, o per attuare misure di contenimento verso le
disperate avventure dell'attraversamento del canale di Sicilia coi barconi della
morte.
Non si tratta, in conclusione, di inseguire astrazioni
ideologiche velleitarie per capovolgere il mondo: ma di concrete azioni mirate
di quotidiano riformismo, per accrescere il tasso di inclusione sociale
nella dignità, nella sicurezza e nell'equilibrio dei diritti e dei doveri. Esattamente
ciò che tutta