INFORM - N. 174 - 23 settembre 2009


COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

VIII Conferenza regionale della Toscana

Martini: “Più creiamo ponti di amicizia, meno servono i militari”

E con il governo auspica una “collaborazione pù stabile”.  Toschi: “Per la pace occorre una nuova cultura”  

 

SIENA - Questo appuntamento è l'occasione per presentare il lavoro che abbiamo realizzato, in tanti anni, con tanti paesi diversi. Questo lavoro è certamente utile per contribuire a stabilizzare le situazioni e per creare condizioni migliori alla pace. E' un contributo nel quadro di una politica complessiva dell'Italia e dell'Europa”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, riguardo alla conferenza regionale sulla cooperazione internazionale e la pace in svolgimento da oggi a Siena.

“C'è bisogno di rafforzare queste politiche – secondo Martini – perché quanto più siamo capaci di creare ponti d'amicizia, tanto più marginale diventa l'aspetto militare”. Martini ha inoltre auspicato un rapporto di collaborazione più stabile con il Governo. “Noi sentiamo che ci sarebbe questa necessità – ha detto - In qualche momento, penso alla svolta positiva che ci ha permesso di intervenire a Gaza e portare in Toscana 10 bambini gravemente malati, questo c'è stato. Auspichiamo che diventi qualcosa di più stabile”. Infine, per quanto riguarda il “modello toscano” Martini ha detto: “Abbiamo una buona esperienza che da tante parti ci riconoscono. Parlare di modello toscano però mi crea un certo imbarazzo, anche perché sono gli altri che devono dirlo”.

Per l'assessore alla cooperazione internazionale Massimo Toschi “il senso del lavoro che abbiamo fatto in questi anni è quello di cambiare una cultura politica, non solo di fare dei progetti”.

“All'inizio, nei primi anni 2000 - ha detto Toschi - nel mondo era il tempo della guerra, oggi si apre un tempo nuovo, con la possibilità di un nuovo governo del mondo. E questo domanda nuove azioni e nuove parole. Ma le azioni non si improvvisano, derivano dalla cultura. Noi pensiamo che sia finito il tempo in cui deleghiamo qualcuno di morire per noi”. Toschi ha ricordato Martin, il figlio del tenente Fortunato. “Lui ha diritto – ha detto – di avere suo padre. La cultura che delega ai nostri soldati di morire per noi è una cultura vecchia. Dobbiamo trovare nuovi orizzonti”.L’assessore ha indicato nella cooperazione e nella riconciliazione la strada da seguire. Quanto alla collaborazione con il Governo, Toschi ha ricordato che questo esecutivo è stato il primo ad emanare linee guida sulla cooperazione decentrata, valorizzando il ruolo delle istituzioni locali. “Abbiamo lavorato bene con Prodi, ma anche con Frattini”, ha detto l’assessore, che ha ricordato i progetti di cooperazione che legano la Toscana al Ministero degli Esteri, in Sudafrica, in Congo, in Israele. (Inform)

 

 


Vai a: