INFORM - N. 174 - 23 settembre 2009


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti

Un lutto anche nostro

 

BUENOS AIRES - Tra le prime esperienze che ho fatto al bancone del Corriere degli Italiani, quando iniziai a lavorare, nell’ormai lontano 1975, c’è l’aver conosciuto una serie di emigrati molto particolari. Si trattava di ex soldati ed ex militari. Tra i più anziani, c’era il presidente dell’Associazione Ragazzi del ‘99, il sodalizio che raggruppava i soldati della classe 1899, l’ultima che era stata chiamata, in extremis, per salvare la Patria, nei terribili anni della Prima Guerra Mondiale. C’erano poi militari e soldati di epoche successive, di cui in maggioranza, ex combattenti dell’ultima grande guerra. C’era un nostro collega, Attilio Lentini, ex pará della Folgore, c’erano i “Ragazzi di Bir El Gobi”, il cui presidente veniva ogni anno in redazione a portarci il programma del loro raduno, che facevano insieme ad emigrati inglesi e tedeschi, che avevano partecipato a quella terribile grande battaglia in Africa. C’erano i Bersaglieri in congedo, i Marinai in congedo, gli ex Aviatori, gli ex Partigiani e tanti, tanti Alpini. Alcune sezioni in Argentina delle associazioni che raggruppavano gli ex combattenti e gli ex militari di carriera, esistono ancora oggi (UNUCI, Ex Combattenti, Ass. Nazionale Alpini, Marinai, ANPI e FVL), ma dato che sono costituite solo da chi è stato militare, ormai hanno pochi soci, anche se ogni tanto trovano un giovane commilitone che non ha fatto la guerra, ma forse ha partecipato alla prima grande missione di pace in Libano, nel 1982 o ad altre successive.

Immaginiamo il dolore, il cordoglio di questi ex combattenti, di tanti ex soldati e militari di fronte alla notizia della tragica fine dei sei paracadutisti della Folgore a Kabul.

Un cordoglio che è di tutta la collettività, che sente vivo un forte legame con l’Italia e quindi con quanto avviene al di là dell’oceano.

Sono numerosi gli esempi di compartecipazione degli italiani all’estero ai dolori e alle gioie di chi è in Patria. Perché chi è emigrato, anche quando è profondamente inserito nella società che lo ha accolto, anche quando ha costituito la sua famiglia in questa che considera la sua seconda patria, anche quando i suoi interessi si trovano totalmente o prevalentemente in questa terra, non può fare a meno di sentire che una parte di sè è rimasta dove è nato. Così si è commosso nel mese di aprile quando c’è stato il terremoto in Abruzzo, così si sente vicino alle famiglie dei Caduti in terre lontane, cercando di portare la pace in una terra martoriata, sotto la bandiera italiana.

I Caduti a Kabul sono il tenente Antonio Fortunato di Lagonegro, il caporale maggiore Matteo Mureddu di Oristano, il caporale maggiore Davide Ricchiuto di Glarus, il sergente maggiore Roberto Valente di Napoli, il caporale maggiore Gian Domenico Pistonami di Orvieto e il caporale maggiore Massimiliano Randino di Pagani. Fra loro c’è anche un italiano all'estero di seconda generazione e rientrato in Italia: il caporal maggiore Davide Ricchiuto di origini salentine 26 anni, nato a Glarus (Svizzera) figlio di emigranti leccesi che oggi risiedono a Tiggiano, paesino di 3mila abitanti nei pressi di Santa Maria di Leuca.

Un lutto quindi non soltanto per chi è nato in Italia ed è emigrato, magari dopo aver vissuto la terribile esperienza della guerra al fronte, ma anche un lutto anche per chi è nato fuori d’Italia, e pur essendo cittadino di un altro Paese (o anche di un altro Paese), sente forte il legame con la terra di origine dei propri avi.

Ai Caduti per l’Italia e per la pace, quindi, vada il nostro commosso omaggio. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)

marcobasti@tribunaitaliana.com.ar


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