INFORM - N. 171 - 18 settembre 2009


MONDO MISSIONARIO 

Si è svolto a Ludwigshafen il Convegno nazionale delle Missioni in Germania e Scandinavia

“Forte appello” alla Cei dai missionari italiani in emigrazione

“Attivare risorse per continuare a coniugare quel tesoro esperienziale, unico per l’Italia, che è l’emigrazione e l’immigrazione”

 

LUDWIGSHAFEN - “Le nostre missioni verso una nuova Missione” , è il tema del convegno nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia che si si è concluso oggi a Ludwigshafen e al quale hanno partecipato più di novanta persone tra sacerdoti, suore, laici. Al convegno hanno preso parte anche sacerdoti del Benelux.

I partecipanti al convegno constatano di trovarsi ad una svolta significativa per la vita della chiesa che vive in Germania – si sottolinea in una nota  - L’urgenza dell’annuncio cristiano, il ritrovare strade per farsi vicini alle persone, tenere  sveglie tradizioni e sensibilità religiose che ancora fanno vivere le nostre comunità italiane, sono elementi per un rinnovato ottimismo che riconosce il prezioso apporto che le comunità italiane portano nella chiesa in cui vivono. I rappresentanti delle istituzioni della chiesa locale, superata la prima fase della ristrutturazione che sembrava spazzar via le missioni di altra madre lingua, ribadiscono oggi – evidenzia la nota - che  la vitalità della chiesa e delle sue strutture territoriali non possono fare a meno delle comunità italiane e della loro vivacità, perché la trasmissione e l’esperienza della fede appartengono a quegli ambiti di vita che sono strettamente legati alla cultura e alla lingua. Buoni passi di collaborazione, di stima e riconoscimento reciproco crescono sempre di più; il confronto e la rivendicazione sta lasciando posto alla riflessione condivisa e a nuovi cammini sperimentali e multiculturali. Ma – si legge nella nota -  crescono i motivi di preoccupazione: vengono meno le forze, soprattutto quelle dei sacerdoti: in due anni ne sono venuti a mancare ben dieci. Ma, soprattutto, si resta sconcertati che la Chiesa italiana, nelle sue istituzioni, consideri la pastorale per gli italiani all’estero “superata” e pertanto non invia nuovi sacerdoti”.

I partecipanti al convegno hanno lanciato “un forte appello”, scrivendo una lettera al segretario generale della CEI mons. Crociata e al presidente della Commissione Episcopale per le Migrazione e Presidente della Fondazione Migrantes mons. Schettino.

“In questo ultimo periodo sentiamo  lontani i nostri Vescovi italiani. Cosa sta succedendo? Ci sentiamo quasi abbandonati, alla deriva. Percepiamo poco valorizzato  il servizio che stiamo svolgendo – scrivono i missionari - come se non servisse più. Ma l'integrazione non è ancora pienamente avvenuta: il fattore linguistico non è il compimento dell'integrazione; altri fattori richiedono tempi più lunghi e rinnovate risorse umane e non va trascurata l'attenzione per la nuova mobilità”.

La Chiesa che vive in Italia è presente in Europa da moltissimi anni, grazie – si fa osservare - ai  missionari, alle religiose italiane e ai laici in emigrazione che  rimangono  una risorsa enorme che si aggiunge al grande impegno che la CEI assicura al cammino ecclesiale europeo partecipando agli impegni  comuni delle Conferenze Episcopali Europee. Purtroppo le presenze dei missionari italiani vengono a mancare in grosse città, come per esempio Francoforte, dove vivono più di 20.000 Italiani.

I partecipanti al convegno, nella loro coralità, fanno appello “affinché vengano attivate risorse umane e non solo, per continuare a coniugare quel tesoro esperienziale, unico per l’Italia, che è l’emigrazione e l’immigrazione”:  “Non vorremmo che, come lo Stato Italiano sta ristrutturando le rappresentanze estere chiudendo i Consolati, altrettanto avvenga nel mondo ecclesiale, con la chiusura delle Missioni cattoliche italiane” concludono i missionari. (Inform)

 

 


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