CAMERA DEI
DEPUTATI
Un’interrogazione di Razzi (Idv) sul caso Giacchetta
Il deputato eletto in Europa chiede al ministro del Welfare
Sacconi se siano state attivate tutte le ispezioni di legge presso la sede di
Zurigo del patronato Inca
ROMA – Antonio Razzi, deputato eletto in Europa per Italia
dei Valori, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta rivolta al ministro
del Welfare Maurizio Sacconi in merito a presunte irregolarità contabili e amministrative
segnalate dall’autunno 2008 presso la sede di Zurigo del patronato Inca-Cgil.
“Si tratta di una serie di azioni che hanno defraudato
un numero sempre maggiore di connazionali italiani residenti in Svizzera, -
scrive Razzi nell’interrogazione - che si erano rivolti al patronato per l’assistenza
nei rapporti con gli enti svizzeri gestori di previdenza complementare”. Negli
ultimi mesi è infatti emerso il sospetto di una presunta gestione indebita della
Cassa Pensioni del patronato in questione, fondo relativo al “Trattamento di
fine rapporto” degli ex-lavoratori residenti nella Confederazione elvetica.
Gestione su cui, come riferito in un’interrogazione di pochi giorni fa presentata
dal deputato
L’esponete Idv rileva che la famiglie coinvolte si attestano
a “circa un centinaio, per un danno complessivo che si aggira o supera la somma
di trenta milioni di franchi svizzeri”. Una vicenda che interessa dunque “un
gran numero di famiglie italiane, piombate in assoluta disperazione, umana e
finanziaria, senza via d’uscita”.
Razzi chiede di conoscere “se mai ispezioni e accertamenti
siano stati eseguiti nei confronti della sede estera di Zurigo del patronato
Inca e, in caso negativo, le ragioni per le quali tali ispezioni siano state
omesse”. Razzi segnala infatti, in base all’articolo n°13 della legge n°152,
la presenza di finanziamenti a favore del Patronato Inca “per il quale il 2%
è riservato esclusivamente alle sedi estere e lo 0,10% è destinato al controllo
delle stesse”. Di conseguenza egli si prefigge “di individuare se nel caso
di specie siano state attivate tutte quelle ispezioni che la legge sui patronati
impone periodicamente al dicastero, con eventuali responsabilità in caso di
omissione di vigilanza e/o controllo”.
Infine Razzi chiede quali siano stati i motivi che hanno
indotto il ministero a non rapportare immediatamente gli episodi in questione
alla Procura della Repubblica di Roma e per quali ragioni non sia stata promossa
responsabilità amministrativa, verso il patronato Inca, come previsto e sancito
dal Dlgs nr. 231 del 08.06.2001. (