INFORM - N. 170 - 17 settembre 2009


CAMERA DEI DEPUTATI

Un’interrogazione di Razzi (Idv) sul caso Giacchetta

Il deputato eletto in Europa chiede al ministro del Welfare Sacconi se siano state attivate tutte le ispezioni di legge presso la sede di Zurigo del patronato Inca

 

ROMA – Antonio Razzi, deputato eletto in Europa per Italia dei Valori, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta rivolta al ministro del Welfare Maurizio Sacconi in merito a presunte irregolarità contabili e amministrative segnalate dall’autunno 2008 presso la sede di Zurigo del patronato Inca-Cgil.

“Si tratta di una serie di azioni che hanno defraudato un numero sempre maggiore di connazionali italiani residenti in Svizzera, - scrive Razzi nell’interrogazione - che si erano rivolti al patronato per l’assistenza nei rapporti con gli enti svizzeri gestori di previdenza complementare”. Negli ultimi mesi è infatti emerso il sospetto di una presunta gestione indebita della Cassa Pensioni del patronato in questione, fondo relativo al “Trattamento di fine rapporto” degli ex-lavoratori residenti nella Confederazione elvetica. Gestione su cui, come riferito in un’interrogazione di pochi giorni fa presentata dal deputato Gianni Farina (Pd) – vedi Inform dell’11 settembre http://www.mclink.it/com/inform/art/09n16620.htm, - la Procura di Zurigo ha aperto un’inchiesta  per accertare eventuali irregolarità imputabili ad Antonio Giacchetta, già responsabile del patronato Inca in loco.

L’esponete Idv rileva che la famiglie coinvolte si attestano a “circa un centinaio, per un danno complessivo che si aggira o supera la somma di trenta milioni di franchi svizzeri”. Una vicenda che interessa dunque “un gran numero di famiglie italiane, piombate in assoluta disperazione, umana e finanziaria, senza via d’uscita”.

Razzi chiede di conoscere “se mai ispezioni e accertamenti siano stati eseguiti nei confronti della sede estera di Zurigo del patronato Inca e, in caso negativo, le ragioni per le quali tali ispezioni siano state omesse”. Razzi segnala infatti, in base all’articolo n°13 della legge n°152, la presenza di finanziamenti a favore del Patronato Inca “per il quale il 2% è riservato esclusivamente alle sedi estere e lo 0,10% è destinato al controllo delle stesse”. Di conseguenza egli si prefigge “di individuare se nel caso di specie siano state attivate tutte quelle ispezioni che la legge sui patronati impone periodicamente al dicastero, con eventuali responsabilità in caso di omissione di vigilanza e/o controllo”.

Infine Razzi chiede quali siano stati i motivi che hanno indotto il ministero a non rapportare immediatamente gli episodi in questione alla Procura della Repubblica di Roma e per quali ragioni non sia stata promossa responsabilità amministrativa, verso il patronato Inca, come previsto e sancito dal Dlgs nr. 231 del 08.06.2001. (Inform)

 

 


Vai a: