RASSEGNA STAMPA
Da
“Il Riformista”, 16.9.2009
Intervista al Sottosegretario Mantica:
«Solo unita
ROMA - Sarà con
ogni probabilità
Sottosegretario
come è andata la cena di lavoro che aveva nell’Iran il suo piatto forte?
«E’ andata bene da un punto di vista strettamente politico. Si è discusso ovviamente della grande novità di questo importante incontro del prossimo 1° ottobre, ma anche della condizione di non libertà dell’assistente universitaria francese Clotilde Reiss e di un impiegato locale dell’Ambasciata britannica. Su questo problema, ancora aperto, c’è una ferma presa di posizione di tutti i paesi dell’Ue. Non può essere accettato che persone straniere, o che lavorano in ambasciate, possano essere vessate dalla giustizia iraniana. Questo è un problema politico da non sottovalutare, che potrebbe dar vita, qualora non si modificasse la situazione, a reazioni e risposte diplomatiche da parte dei 27 paesi dell’Ue. Si è discusso poi dei vari temi presenti sul tavolo del negoziato, dopo aver appreso della ferma volontà iraniana di non discutere della questione nucleare. La prossima visita di Ahmadinejad alle Nazioni Unite ci ha inoltre portato a concordare una norma di linguaggio comune, da cui possa scaturire un atteggiamento univoco dei 27, fermo su dei comuni principi e su un unico indirizzo. Di sanzioni non si è assolutamente parlato, rinviando il tutto a dopo l’esame dei risultati del vertice del 1° ottobre».
C’è
stata unanimità tra i 27 nelle reazioni su questo vertice?
«Credo che possa
rispondere a questa domanda sia con un Si, che con un No. Voglio essere chiaro.
Ascoltando i singoli interventi dei rappresentanti di ciascun paese membro,
si sono avvertite sensibilità diverse. Posso dirle che c’è un mondo del nord
Europa che ha più predisposizione a sperare che da questo incontro possa venire
qualcosa di diverso da quello che c’è scritto nella lettera consegnata da Mottaki
ai 5+1. Altri paesi, a cominciare da Gran Bretagna e Francia, e tra i quali
inserisco anche l’Italia, ritengono invece che il risultato di questo incontro
possa essere solo una precisa fotografia delle posizioni iraniane già note,
e ben chiarite, nel loro pacchetto. Tutti, unitariamente, hanno però sospeso
il loro giudizio sulla questione, rinviandolo a dopo il negoziato. Francia e
Gran Bretagna, maggiormente coinvolte per le questioni ricordate prima, sono
le più convinte che
Dispiace
che l’Italia non sia seduta a questo tavolo? Che ruolo avrete?
«Per quanto ci riguarda svolgeremo un compito simile a quello dei tedeschi. Come loro abbiamo importanti rapporti economici con quel paese, che non hanno subito modifiche in questo periodo. Il nostro ruolo sarà capire esattamente quali prospettive può e deve avere l’Italia nel rapporto bilaterale e quali conseguenze può e dovrà avere in rapporto con le decisioni della comunità internazionale. Beh, è poi evidente il nostro ritenere più giusto che sia l’Europa nel suo complesso a dialogare con l’Iran e non questo strano formato, il Gruppo dei 5+1, nato molto tempo fa senza aver ottenuto sino ad ora grandi risultati concreti. Sono convinto che se l’Europa fosse rappresentata da un solo un giocatore, risulterebbe decisamente più forte anche nei confronti dell’Iran. Immaginate per esempio, di fronte ad un aggravamento della crisi diplomatica, che tipo di impatto potrebbero avere atti come la chiusura di 27 ambasciate in Iran, rispetto a due o tre. Se l’Europa continuerà a presentarsi così divisa ai negoziati, alla fine probabilmente l’unico giocatore che si alzerebbe dal tavolo vincente sarebbe l’Iran. Potrebbe facilmente rivendicare il successo di essersi seduto a dialogare, alla pari, con i sei grandi della terra. In questo caso cominceremmo forse a parlare di un nuovo gruppo: il 6+1». Francesco De Leo-Il Riformista del 16 settembre 2009)
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