NAZIONI UNITE
Frattini: “In Consiglio di Sicurezza, seggi permanenti
a più lunga durata, tra cui un seggio a lunga durata per l’Europa”
“Coinvolgere tutti i continenti ed in particolare l’Africa”
ROMA – Creare
in Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “seggi permanenti a più lunga
durata, tra cui un seggio a lunga durata per l’Europa”. E’ la proposta che l’Italia
avanzerà all’Assemblea generale dell’Onu la prossima settimana, e che il ministro
degli Esteri Franco Frattini espone in una lettera al Corriere della Sera,
in risposta all’articolo di Franco Venturini ‘L’Italia
punti sul seggio europeo per avere un posto in Consiglio” pubblicato nei giorni
scorsi dal giornale. Frattini affronta il punto centrale dell’articolo
di Venturini - e cioè la necessità di spostare la
battaglia diplomatica da New York a Bruxelles – sottolineando che in esso si
“ignora la semplice realtà che senza l’azione diplomatica globale tous azimuts condotta dalla nostra
diplomazia a New York e nel mondo la riforma del Consiglio di Sicurezza avrebbe
preso una direzione non rispondente ai nostri interessi”.
“L’obiettivo
di un seggio europeo alle Nazioni Unite - puntualizza Frattini - è ovviamente
parte della nostra strategia. Non solo l’Italia, ma anche l’Europa se vorrà
contare ed aspirare ad essere un global player - se ne gioverebbe. Le divisioni
nazionali condannano l’Europa - come oggi purtroppo spesso vediamo - ad essere
spettatore anziché attore del mondo”. Ma “ci rendiamo conto che il consenso
in ambito europeo può essere costruito solo gradualmente”. “L’Italia – prosegue
il ministro - ha proposto che vengano creati in Consiglio di Sicurezza seggi
non permanenti a più lunga durata (fino a cinque anni rispetto ai due oggi previsti)
tra cui un seggio a lunga durata anche per l’Europa, ossia un seggio ‘a rotazione’
tra i Paesi europei proprio per consentire, progressivamente, una presenza istituzionale
dell’Ue in Consiglio di Sicurezza”. Ed è questa la proposta che “il governo
italiano ribadirà la settimana prossima all’Assemblea Generale delle Nazioni
Unite”. “Abbiamo inoltre in programma – annuncia Frattini - di porre la
discussione del ruolo globale dell’Europa nell’agenda dell’Unione europea, subito
dopo l’auspicata entrata in vigore del Trattato di Lisbona, una volta cioè che
l’Unione si sarà assestata sul piano istituzionale. Una discussione che non
potrà eludere il tema della rappresentanza europea nelle istituzioni globali,
tra cui il Consiglio di Sicurezza”.
Nella lettera
al Corriere della Sera il ministro Frattini ricorda che “l’obiettivo centrale
dell’Italia in questi anni è stato e resta duplice: realizzare una riforma del
Consiglio di Sicurezza che rifletta il pieno e legittimo diritto affinché i
nostri interessi vengano adeguatamente rappresentati (siamo uno dei principali
contributori dell’Onu e tra i Paesi maggiormente impegnati nella risoluzione
delle crisi internazionali anche attraverso le missioni di pace) ed assicuri
che il Consiglio possa funzionare efficacemente per risolvere i problemi globali”.
Il capo della
diplomazia italiana sottolinea che proprio questo duplice obiettivo “ci ha portato
a respingere le ipotesi di aggiungere nuovi membri permanenti in Consiglio di
Sicurezza che, oltre a ridurre ingiustamente il peso internazionale del nostro
Paese, riprodurrebbero un modello di governance elitario, come quello ereditato dalla Seconda guerra
mondiale e non più adeguato alla complessità del mondo attuale e alle sfide
che abbiamo di fronte”. “Ci siamo allo stesso tempo adoperati per costruire,
in positivo, con pazienza e laboriosità, un consenso a New York su un concetto
di riforma del Consiglio più democratico ed inclusivo”. E “i nostri sforzi hanno
finora dato frutti importanti che vanno riconosciuti” rimarca Frattini facendo
osservare che la 63esima Assemblea Generale “si è appena conclusa con un importante
successo per la nostra diplomazia che è riuscita ad evitare che nel documento
conclusivo si prediligesse l’ipotesi di ampliamento dei membri permanenti del
Consiglio di Sicurezza facendo invece emergere un consenso su un’interpretazione
del negoziato sulla riforma del Consiglio più comprensiva di tutti i suoi aspetti”.
Frattini ricorda
inoltre che nel febbraio scorso “ abbiamo con successo riunito a Roma
circa 80 Paesi con cui abbiamo potuto registrare un’ampia convergenza sui principi
di rappresentatività, efficienza e partecipazione che dovrebbero ispirare la
riforma del Consiglio”.
Per Frattini
un Consiglio di Sicurezza che sia “più rappresentativo ed efficace allo stesso
tempo, più ‘moderno’, necessita del coinvolgimento di tutti i continenti ed
in particolare dell’Africa, a tutt’oggi sottorappresentata nelle istituzioni
della governance globale, malgrado il 60% delle questioni
trattate in Consiglio di Sicurezza riguardino proprio l’Africa”. “E’ questo
un messaggio che l’attuale governo italiano ha lanciato con forza – rimarca
Frattini - anche al Vertice dei G8 dell’Aquila, dove abbiamo invitato per la
prima volta i Paesi africani a parteciparvi come soggetti politici a pieno titolo.
Crediamo sia questa del resto la principale lezione da trarre dalla crisi economica
attuale: e cioè che le istituzioni globali necessarie a gestirla hanno bisogno
di una rappresentanza che sia anch’essa globale”. (