STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti
BUENOS AIRES - Nelle ultime settimane la nostra comunità è stata testimone di vari eventi che hanno lasciato l’amaro in bocca, che hanno provocato un senso di sgomento e che reclamano un serio dibattito su questioni che sono fondamentali per la nostra comunità italiana in Argentina.
Come è stato sottolineato centinaia di volte, la comunità italiana in Argentina, fatta dagli emigrati italiani e dai loro figli e nipoti nati in questo Paese che in qualche senso si riconoscono legati - culturalmente, sentimentalmente, da vincoli di sangue, o economici o di lavoro - all’Italia, ha sempre avuto l’obiettivo, la volontà, l’attesa di essere un ponte tra i due Paesi.
E’ stato così anche in momenti molto difficili nei rapporti tra l’Italia e l’Argentina, come è stato nei tempi dell’ultima guerra o all’epoca dell’ultima dittatura in Argentina. Gli emigrati italiani e la nostra comunità però, sono sempre stati nella parte dei facilitatori dei rapporti, dei pontieri tra i due governi e i due Stati, i promotori di simpatie e di avvicinamenti.
Non senza allarme, stiamo constatando nelle ultime settimane atteggiamenti non in linea con la nostra storia di ideale ponte tra le due sponde dell’Atlantico, da parte di persone che rappresentano la nostra comunità presso il Parlamento italiano.
Non in linea, perché da decenni siamo impegnati nella ricerca di un maggiore avvicinamento tra i due Paesi, uniti da una storia di profondi legami di sangue, di cultura e di interessi, cimentati dalla nostra presenza.
Come non ricordare
l’esperienza del Comitato per
Naturalmente al loro interno c’erano posizioni diverse sull’atteggiamento da tenersi nei riguardi del governo militare che aveva scatenato il conflitto. Ma nel dialogo fra le parti si capì quale era la via migliore per ottenere ciò che il Comitato si era proposto e cioè, che il conflitto non danneggiasse i rapporti tra l’Italia e l’Argentina, che non avesse conseguenze negative per la nostra comunità e che favorisse una soluzione pacifica della situazione.
A quei tempi non c’erano quasi rapporti tra l’Italia democratica e l’Argentina della dittatura, al di fuori dei rapporti diplomatici formali. Ma tutti nel Comitato capirono quale era l’obiettivo.
Molta acqua è passata sotto ai ponti. I rapporti tra i due Paese hanno avuto un grande sviluppo, fondamentalmente grazie alla simpatia con la quale l’Italia ha guardato l’Argentina quando oltre un quarto di secolo fa, ritornò tra i paesi democratici. Una simpatia e un accompagnamento anche nei momenti difficili, come in occasione delle grandi crisi del 1989 e del 2001.
Tanto è cambiato anche nei riguardi della nostra comunità. Negli ultimi vent’anni l’Italia ha modificato la legge di cittadinanza consentendo a migliaia di discendenti di italiani di chiedere il riconoscimento della cittadinanza dei loro nonni e genitori. Nello stesso periodo poi l’Italia ha approvato il voto degli italiani all’estero che ha consentito ai cittadini italiani residenti oltreconfine, nati in Italia o nei Paesi di accoglienza, di rappresentare i propri connazionali all’estero nel Parlamento italiano.
Tutto per favorire
ulteriormente i rapporti tra
Il senatore Caselli ha manifestato, in un programma televisivo, che il governo argentino non è interessato ai rapporti con l’Italia e che lo dimostra non nominando un ambasciatore a Roma. Ed ha ragione. L’atteggiamento del governo argentino è condannabile e non è in linea con gli storici rapporti tra i due Paesi. Ma Caselli dovrebbe operare con prudenza cercando di costruire ponti con il governo dei Kirchner, in modo da favorire un cambiamento della politica de governo argentino nei confronti dell’Italia.
Ma il “nostro” senatore non fa questo. Anzi, critica alacremente il governo di Buenos Aires, andando al di là di quello che sarebbe prudente per un senatore di un paese straniero. Ma Caselli non si sente straniero. Si sente argentino al cento per cento, al punto che annuncia di voler candidarsi alla presidenza dell’Argentina. Così facendo Caselli, che rappresenta il Senato italiano e la comunità italiana dell’America Meridionale nella quale è stato eletto, confonde le carte in tavola. Infatti, la politica argentina (perché oltre a criticare i Kirchner, Caselli ha parlato male di Macri, di Zin, di Reutemann e di Scioli) ha il diritto di chiedersi se quando parla il nostro senatore lo fa nella sua veste di cittadino argentino, di esponente di uno Stato straniero e/o di rappresentante degli italiani qui residenti.
Una confusione che solo può creare imbarazzo, incertezza e malumore. Un atteggiamento che il consigliere del Comites di Buenos Aires Balestretti ha ben definito imprudente e irresponsabile.
Caselli ha il
diritto legale di fare il senatore e di candidarsi alle presidenziali argentine
del 2011. Ma ha il dovere di essere prudente, e di mantenere separate le sue
responsabilità e le sue attese. Altrimenti, come siamo certi che tiene a cuore
le sorti dell’Argentina, dell’Italia e della nostra comunità, dovrebbe trarre
le logiche conseguenze. (Marco Basti-Tribuna Italiana/
marcobasti@tribunaitaliana.com.ar