INFORM - N. 168 - 15 settembre 2009


INTERVENTI

Mario Castellengo (CGIE): Gran vuoto di memoria tra la popolazione…

“L’Italia, Paese di emigrazione di massa, mai dovrebbe permettersi di essere razzista. Dovrebbe invece darsi politiche di accoglienza e di integrazione”

 

ROMA - Ho assunto, da oltre dieci anni, la responsabilità dell’Area Internazionale del patronato Ital –Uil che, da più di cinquanta anni, è presente con i suoi uffici anche all’estero in tutti quei Paesi dove vivono consistenti comunità italiane, per assisterle e tutelarle gratuitamente nei loro bisogni sociali e previdenziali.

Grazie a questo mio incarico ho potuto conoscere, attraverso i racconti di moltissimi nostri emigrati in Europa, Nord America, America Latina, Africa ed Australia, esperienze di vita molto più terribili di quanto ci si possa immaginare vedendo qualche filmato d’epoca, leggendo qualche libro o visitando qualche museo dell’emigrazione.

Sono racconti di soprusi, umiliazioni, violenze morali ed anche fisiche solo per il fatto di essere stranieri e di non conoscere la lingua e le leggi locali. Storie di vita vissuta pure da clandestini senza soldi e, quindi, non di rado, costretti anche a compiere atti malavitosi per poter sbarcare il lunario. Storie di sfruttamenti e tirannie, subite spesso da altri connazionali emigrati precedentemente, nei quali era stata riposta una fiducia risultata malpagata e, quindi, ancora più dolorose.

Tuttavia, oggi, le nostre comunità nel mondo (quattro milioni di concittadini e sessanta milioni di italofoni, in pratica un’altra Italia), dopo le tante sofferenze subite dai loro genitori o dai loro nonni e, qualche volta anche personalmente, sono ormai in gran parte integrati nei loro Paesi di emigrazione. Molti di questi nostri connazionali sono diventati commercianti, industriali, professionisti di successo, ricercatori gratificati dal premio Nobel, oppure politici eletti nelle istituzioni locali e nazionali e perfino presidenti di diverse nazioni. In ogni parte del mondo anche nelle più sperdute località si incontrano insegne pubblicitarie con nomi italiani di negozi, attività artigiane e grandi aziende. Cosa dire della ristorazione? Nelle grandi metropoli come nei piccoli centri e nei luoghi più incredibili, si trova un ristorante italiano: per esempio, a Guayaquil in Ecuador, al ristorante “Riviera” del mio amico Luigi, un locale tutto tappezzato di ritratti di Carlo Petrini, si possono gustare i migliori piatti della cucina ligure e italiana. Tutto un mondo di Italiani e di italianità che spiega anche il grande successo del “made in Italy” all’estero!

Contemporaneamente, nel corso dei miei frequenti spostamenti, sono stato altresì testimone in Paesi, quali l’Ecuador ed il Perù, di code interminabili di persone che bivaccavano davanti alle sedi consolari italiane per conquistarsi un visto per l’Italia ed anche a scene angoscianti, nei terminal aeroportuali sempre dell’Ecuador e del Perù, di donne locali in partenza per l’Europa in cerca di lavoro che salutavano figli, mariti e genitori. Scene che mi riportavano alla memoria ricordi della mia infanzia quando in tanti partivano per cercare all’estero il lavoro che da noi mancava.

Questi miei ricordi personali e quelli raccontatimi dai nostri emigrati mi portano, ovviamente, a vedere con occhi molto critici quanto accade oggi in Italia che, da Paese di emigrati, è diventato un Paese d’immigrazione: la nuova “Merica” per tantissimi disperati.

Noto che purtroppo vi è un gran vuoto di memoria tra la popolazione. Questo spiega, a mio avviso, sia alcuni comportamenti di xenofobia e di razzismo nei confronti degli immigrati, che l’approvazione di alcune brutte leggi da parte dei governi di centrodestra, compreso l’attuale.

Un Paese come l’Italia che, praticamente, ha inventato l’emigrazione di massa e che dall’emigrazione ha avuto le risorse per costruire la sua ricchezza economica, mai, ripeto mai, dovrebbe permettersi di essere razzista. Né, tanto meno, darsi delle leggi che, una volta, le nostre associazioni italiane all’estero ed i nostri governi criticavano e combattevano quando erano gli altri Paesi ad applicarle ai nostri emigrati!

Quello che in Italia dovremmo invece fare, dando per scontato che nessuna legge potrà mai impedire a popolazioni affamate e disperate di tentare di raggiungere la loro “Merica”, è darci delle politiche di accoglienza e di integrazione, sia per gli adulti che per i loro figli in età scolare, degne di una nazione civile come noi riteniamo che sia il nostro Paese. Altro che respingimenti indiscriminati delle carrette del mare e classi separate per i bambini stranieri!

D’altra parte l’Italia ha un bisogno vitale di questi immigrati che svolgono tutta una serie di lavori rifiutati dagli italiani. Un giorno non lontano, se l’Italia saprà comportarsi in modo intelligente,  anche questi disperati che arrivano in Italia e sulle nostre coste con i mezzi più disparati ed in spregio ad ogni pericolo, o quantomeno i loro figli e nipoti saranno dei cittadini, con o senza doppio passaporto, perfettamente integrati che ricopriranno ruoli importanti nella nostra economia e nelle nostre istituzioni contribuendo alla ricchezza del nostro Paese come, appunto, è accaduto a tanti nostri connazionali emigrati in ogni angolo del mondo. (Mario Castellengo*/Inform)

* Presidente VI Commissione CGIE e vice presidente Ital con delega per l’estero

 

 


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