INTERVENTI
Mario Castellengo (CGIE): Gran
vuoto di memoria tra la popolazione…
“L’Italia, Paese di emigrazione di massa, mai dovrebbe
permettersi di essere razzista. Dovrebbe invece darsi politiche di accoglienza
e di integrazione”
ROMA - Ho assunto, da oltre dieci anni, la responsabilità
dell’Area Internazionale del patronato Ital –Uil che,
da più di cinquanta anni, è presente con i suoi uffici anche all’estero in tutti
quei Paesi dove vivono consistenti comunità italiane, per assisterle e tutelarle
gratuitamente nei loro bisogni sociali e previdenziali.
Grazie a questo mio incarico ho potuto conoscere, attraverso
i racconti di moltissimi nostri emigrati in Europa, Nord America, America Latina,
Africa ed Australia, esperienze di vita molto più terribili di quanto ci si
possa immaginare vedendo qualche filmato d’epoca, leggendo qualche libro o visitando
qualche museo dell’emigrazione.
Sono racconti di soprusi, umiliazioni, violenze morali
ed anche fisiche solo per il fatto di essere stranieri e di non conoscere la
lingua e le leggi locali. Storie di vita vissuta pure da clandestini senza soldi
e, quindi, non di rado, costretti anche a compiere atti malavitosi per poter
sbarcare il lunario. Storie di sfruttamenti e tirannie, subite spesso da altri
connazionali emigrati precedentemente, nei quali era stata riposta una fiducia
risultata malpagata e, quindi, ancora più dolorose.
Tuttavia, oggi, le nostre comunità nel mondo (quattro
milioni di concittadini e sessanta milioni di italofoni, in pratica un’altra
Italia), dopo le tante sofferenze subite dai loro genitori o dai loro nonni
e, qualche volta anche personalmente, sono ormai in gran parte integrati nei
loro Paesi di emigrazione. Molti di questi nostri connazionali sono diventati
commercianti, industriali, professionisti di successo, ricercatori gratificati
dal premio Nobel, oppure politici eletti nelle istituzioni locali e nazionali
e perfino presidenti di diverse nazioni. In ogni parte del mondo anche nelle
più sperdute località si incontrano insegne pubblicitarie con nomi italiani
di negozi, attività artigiane e grandi aziende. Cosa dire della ristorazione?
Nelle grandi metropoli come nei piccoli centri e nei luoghi più incredibili,
si trova un ristorante italiano: per esempio, a Guayaquil in Ecuador, al ristorante
“Riviera” del mio amico Luigi, un locale tutto tappezzato di ritratti di Carlo
Petrini, si possono gustare i migliori piatti della cucina ligure e italiana.
Tutto un mondo di Italiani e di italianità che spiega anche il grande successo
del “made in Italy” all’estero!
Contemporaneamente, nel corso dei miei frequenti spostamenti,
sono stato altresì testimone in Paesi, quali l’Ecuador ed il Perù, di code interminabili
di persone che bivaccavano davanti alle sedi consolari italiane per conquistarsi
un visto per l’Italia ed anche a scene angoscianti, nei terminal aeroportuali
sempre dell’Ecuador e del Perù, di donne locali in partenza per l’Europa in
cerca di lavoro che salutavano figli, mariti e genitori. Scene che mi riportavano
alla memoria ricordi della mia infanzia quando in tanti partivano per cercare
all’estero il lavoro che da noi mancava.
Questi miei ricordi personali e quelli raccontatimi dai
nostri emigrati mi portano, ovviamente, a vedere con occhi molto critici quanto
accade oggi in Italia che, da Paese di emigrati, è diventato un Paese d’immigrazione:
la nuova “Merica” per tantissimi disperati.
Noto che purtroppo vi è un gran vuoto di memoria tra
la popolazione. Questo spiega, a mio avviso, sia alcuni comportamenti di xenofobia
e di razzismo nei confronti degli immigrati, che l’approvazione di alcune brutte
leggi da parte dei governi di centrodestra, compreso l’attuale.
Un Paese come l’Italia che, praticamente, ha inventato
l’emigrazione di massa e che dall’emigrazione ha avuto le risorse per costruire
la sua ricchezza economica, mai, ripeto mai, dovrebbe permettersi di essere
razzista. Né, tanto meno, darsi delle leggi che, una volta, le nostre associazioni
italiane all’estero ed i nostri governi criticavano e combattevano quando erano
gli altri Paesi ad applicarle ai nostri emigrati!
Quello che in Italia dovremmo invece fare, dando per
scontato che nessuna legge potrà mai impedire a popolazioni affamate e disperate
di tentare di raggiungere la loro “Merica”, è darci
delle politiche di accoglienza e di integrazione, sia per gli adulti che per
i loro figli in età scolare, degne di una nazione civile come noi riteniamo
che sia il nostro Paese. Altro che respingimenti indiscriminati delle carrette
del mare e classi separate per i bambini stranieri!
D’altra parte l’Italia ha un bisogno vitale di questi
immigrati che svolgono tutta una serie di lavori rifiutati dagli italiani. Un
giorno non lontano, se l’Italia saprà comportarsi in modo intelligente,
anche questi disperati che arrivano in Italia e sulle nostre coste con i mezzi
più disparati ed in spregio ad ogni pericolo, o quantomeno i loro figli e nipoti
saranno dei cittadini, con o senza doppio passaporto, perfettamente integrati
che ricopriranno ruoli importanti nella nostra economia
e nelle nostre istituzioni contribuendo alla ricchezza del nostro Paese come,
appunto, è accaduto a tanti nostri connazionali emigrati in ogni angolo del
mondo. (Mario Castellengo*/
* Presidente
VI Commissione CGIE e vice presidente Ital con delega per l’estero