INTERVENTI
Su “Gente d’Italia”
Luciano Neri (Pd) : Una crisi economica terribile. E
per l’Italia è ancora peggio
Qualsiasi crisi economica, particolarmente una crisi
così profonda come quella attuale, chiama direttamente in causa l’insieme del
sistema istituzionale, della politica, del corpo socioeconomico, della formazione,
dell’informazione. Non è una crisi tradizionale e non ne usciremo con ricette
tradizionali. E’ netta e diffusa la percezione che l’eccezionalità della fase,
e della crisi stessa, determinerà effetti negativi duraturi nel tempo, con tassi
di disoccupazione crescenti che, al di là dei timidi e lenti segnali di ripresa
per il futuro previsti dal Fondo Monetario, aumenteranno l’incertezza, le paure
collettive, il crollo dei consumi, un impoverimento diffuso, l’indebolimento
del sistema di welfare nei paesi sviluppati, determinando effetti ancora più
devastanti sulle persone e sull’ambiente nei paesi in via di sviluppo e in quelli
più poveri. Si dice in tutte le occasioni e in tutte le sedi, ma senza agire
di conseguenza, che per fronteggiare la crisi è essenziale rivedere radicalmente
le basi che hanno ispirato l’azione delle istituzioni finanziarie internazionali,
del WTO, della banca europea e delle banche nazionali.
Ma questa crisi, come tutte le crisi, è anche una opportunità
per cambiare e la sua soluzione dipende grandemente dalla politica e dalla sua
stessa capacità di innovare rinnovandosi. Qualsiasi soluzione conformista e
tradizionale rischia di non produrre soluzioni, con effetti pericolosi per la
stessa tenuta delle nostre democrazie che rischiano di indebolirsi, di entrare
in crisi, come la storia ci dimostra, quando una lunga recessione è accompagnata
da alti livelli di disoccupazione. E l’Italia è uno dei Paesi strutturalmente
più deboli, uno di quelli più esposti ai rischi e più in difficoltà nell’agganciarsi
alla ripresa. A fronte della previsione di un modesto incremento del Pil nel
2010 ( + 0,2) per l’anno in corso viene confermato un tracollo pari al 5,1%.
E alcune istituzioni prevedono una flessione addirittura del 6%. Ma i problemi
dell’Italia non derivano solo dall’impatto diretto della crisi, ma anche dalle
inefficienze interne del sistema paese, specialmente sul versante innovazione.
Il world Economic Forum, prendendo come riferimento 133 paesi, ha stilato una
graduatoria preoccupante. L’Italia è agli ultimi posti per la fiducia pubblica
nella sua classe politica ( 107esimo), scende al 121esimo posto per spreco di
denaro pubblico, al 128esimo per l’efficienza del suo sistema legale, al 102esimo
per la stabilità macro-economica. Su tutto questo scenario spicca la scarsa
partecipazione delle donne al mondo del lavoro ( 90esimo posto ).
Il rischio più forte per il sistema Italia è quello dell’innovazione.
Con un investimento per innovazione e ricerca fermo da vent’anni fra lo 0,6
e lo 0,9% del Pil, l’Italia è in Europa uno dei Paesi meno predisposti culturalmente
all’innovazione e a promuovere il merito, l’inventiva e
*Coordinamento
nazionale Circoscrizione Estero del Pd; presidente del