STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
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“L’Italiano” di oggi un articolo di Stefano Caliciuri
Il Pdl nel mondo deve ricostruirsi dal
basso
ROMA - Accolgo con piacere l’invito rivolto da L’Italiano a trovare strategie per potenziare la rete politica del Pdl nel mondo. Prima di tutto credo sia opportuno fare una puntualizzazione di carattere organizzativo: al momento non esistono ancora cariche elettive di partito, ma le nomine sono state effettuate con metodo proporzionale di rappresentanza elettorale (70 Fi-30An) in attesa dei congressi. Questo ha permesso ad ogni componente di essere presente all’interno della struttura organizzativa di transizione. Questo, a mio parere, giustifica seppur in parte l’attuale dirigenza dall’accusa di immobilismo
Ma proviamo ora a guardare al futuro.
Contare quanti deputati o senatori potrebbe ottenere il Pdl alle prossime elezioni, secondo me è un pessimo punto di partenza. Anche perché si basa su ipotesi, non su dati di fatto. E’ come osservare le radici di una pianta ed immaginare quanti frutti possa essa dare, senza però preoccuparci di annaffiarle. Allora, la domanda a cui bisognerebbe rispondere è: il risultato elettorale è dato dall’attività svolta dai parlamentari in sede romana oppure, per usare un vecchio termine, dalla militanza sul territorio?
Forse in ambito politico non c’è difficoltà maggior di far politica in un territorio estraneo (e in questo caso anche straniero); ecco dunque che la creazione di un network attraverso cui dialogare e confrontarsi diventa strategicamente prioritario. Oggi esistono centinaia di associazioni che si riconoscono nell’orbita del centrodestra: ognuno crea la propria, con il proprio statuto e il proprio scopo. La prima proposta è: perché non lasciare da parte per un momento l’amor proprio partigiano e cercare di costruire un grande ed unico organismo associativo? Esattamente sulla falsariga del Popolo della Libertà che, pur con mille differenze personali, ha saputo però riunire componenti che sino a ieri erano separate per tradizione e rappresentanza. Le singole differenze resteranno sempre, certo, ma il valore aggiunto di un partito di governo è proprio la consapevolezza di rappresentare molteplici interessi e, di conseguenza, far propria unitariamente la capacità di sintesi, strategica e politica.
I parlamentari, che dovrebbero essere i fattori di aggregazione, avrebbero quindi un solo ed unico referente a cui dar conto e da cui attingere risorse. Ciò che non funziona oggi è proprio il collegamento tra i rappresentanti ed i rappresentati, tra i parlamentari e le comunità italiane nel mondo. In sede di votazione, l’eletto all’estero dovrà tenere conto delle indicazioni del partito di appartenenza oppure della comunità che lo ha eletto? Se a monte, ovvero sul territorio, esistessero luoghi unitari di dibattito e confronto il problema non si porrebbe: i parlamentari sarebbero portavoce degli interesse della comunità elettrice, sempre all’interno di un progetto politico più ampio, sintesi appunto della coalizione. Non esistendo tale presupposto, però, i nostri parlamentari si trovano nella situazione ambigua di dover decidere di volta in volta come e cosa votare. Quando scoppiò lo scandalo dei Bond argentini, la comunità italiana si rivolse in soccorso alla Mamma Patria; si contarono sulla punta delle dita di una mano coloro che invece andarono a bussare e chieder conto al governo di Buenos Aires. Quando il governo brasiliano insultò l’Italia in seguito al caso Battisti, non mi pare di aver visto o sentito mobilitazioni contro Lula. Questi sono solo due esempi di come la comunità dovrebbe realmente occuparsi e preoccuparsi del proprio interesse. I parlamentari dovrebbero poi esser il trait d’union con Roma, dove avanzare le istanze a nome collettivo. Tutto questo oggi però succede con difficoltà. Non c’è collegamento, non c’è dialogo, non c’è confronto. Si naviga a vista pur avendo il cannocchiale a portata di mano. La sinistra, il Pd, in questo invece è maestra. Con patronati e i sindacati ha radicato la propria presenza non soltanto sul territorio ma soprattutto nei settori chiave: assistenza e scuole. Tutto questo, ovviamente, in periodo elettorale gioca soltanto a suo vantaggio.
Non so chi nell’immediato
futuro possa occuparsi di politiche per gli italiani nel mondo all’interno del
costituendo ufficio Pdl. So però che chiunque andrà a ricoprire la carica avrà
un compito non certo facile: costruire una piattaforma sicura su cui poggiarsi
e navigare, senza dover invece continuare ad aggrapparsi qua e là per continuare
a galleggiare. L’aiuto però deve arrivare direttamente dalle comunità all’estero,
primo tassello di un complesso mosaico che stiamo costruendo e che chiamiamo
Popolo della Libertà. (Stefano Caliciuri-L’Italiano/