INFORM - N. 164 - 9 settembre 2009


NAZIONI UNITE

La Libia all’Onu: Smembrare la Svizzera   

Antonio Razzi: “La saggezza politica prevalga su sentimenti di ritorsione”

 

ROMA – L’on. Antonio Razzi (Idv), presidente della sezione parlamentare bilaterale  di amicizia Italia-Svizzera, ha scritto all'Ambasciatore in Italia dell'ufficio popolare della Gran Jamahiria Araba Libica Popolare Socialista, in riferimento alla proposta di Gheddafi di smembrare la Confederazione elvetica.

La Libia - secondo quanto affermato nei giorni scorsi alla televisione svizzera dalla parlamentare elvetica e vice presidente della commissione esteri Christa Markwalder, citata dall'agenzia di stampa svizzera Ats -  ha presentato istanza affinché l'Assemblea generale dell'Onu, che si riunirà il 15 settembre, discuta anche lo smembramento del territorio elvetico. Secondo gli intendimenti di Gheddafi la Svizzera italiana dovrebbe essere assegnata all'Italia, i Cantoni francofoni alla Francia e la Svizzera tedesca alla Germania.

Una proposta assurda che sa di ritorsione verso la Confederazione rea del mai perdonato arresto a Ginevra di Hannibfeal Gheddafi, un figlio del leader libico.

La notizia della richiesta all’Onu, rilanciata da diversi organi di stampa, è “clamorosa” e “desta forte preoccupazione” scrive Razzi (che, da quasi 50 emigrato dal natio Abruzzo, risiede nel Cantone di Lucerna) per la carica offensiva che la stessa implicitamente ed esplicitamente in sé contiene, contraria ad ogni principio di diritto internazionale pubblico, al quale anche la Libia, ricorda Razzi, ha aderito all’atto della sottoscrizione delle regole fondanti l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Dalla mia ottica di parlamentare italiano, che ha avuto anche la fortuna di vivere da molti decenni in Svizzera, non posso non manifestare il mio disappunto per l’annunciata iniziativa, protesta il deputato. E Razzi auspica che “una opportuna e necessaria riflessione” porti Gheddafi “a prendere le distanze da quanto annunciato”.

La lettera di Razzi prosegue “Ignoro le ragioni di un tale intendimento, anche se posso intuirle: credo invece che ragioni di  carattere personale e/o familiare che sarebbero (sono?) alla base della clamorosa iniziativa del presidente Gheddafi, debbano rimanere del tutto estranee alle determinazioni di uno statista e non essere invece la causa  di contegni ritorsivi nei confronti di un’altra Nazione, nella specie la Svizzera. Gli osservatori ed analisti di tutto il mondo hanno potuto apprezzare il comportamento del presidente della Confederazione Elvetica nel  recente viaggio in Libia, mirante a rasserenare e riportare alla normalità le relazioni  politiche e diplomatiche tra le due Nazioni: arrivando perfino ad un atto di scuse  formali (verso la Libia) che hanno sorpreso, e non poco, il  mondo intero. Credo – sottolinea il parlamentare - che tutto ciò debba avere una sua valenza e non possa determinare  un capo di Stato estero ad annunci e proclami che offendono l’intera Nazione svizzera. Avendo trascorso tutta la mia esistenza in Svizzera, posso – per esperienza personale – assicurare che quel paese non merita attacchi di quelli che purtroppo si registrano in questi giorni: con orgoglio considero la Svizzera la mia seconda Patria: e come me milioni di  cittadini emigrati, di tutte le nazionalità,  che hanno ricevuto  sul suolo elvetico accoglimento, protezione, lavoro e benessere”.

Razzi si dice “orgoglioso  di essere cittadino italiano e di rappresentare il popolo italiano tutto in sede parlamentare”. E “sono parimenti orgoglioso della mia vita vissuta in Svizzera e delle relazioni, soprattutto dal punto di vista umano e del rispetto delle regole di legalità,  che ho potuto  coltivare sul suolo elvetico”.

Antonio Razzi auspica  pertanto che il leader libico “prenda le distanze dai proponimenti diffusi dagli organi di informazione e che la saggezza politica prevalga su sentimenti di ritorsione che  sono, oggettivamente , incomprensibili:  esprimendo, comunque , affetto e solidarietà al popolo svizzero”. (Inform)

 

 


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