INFORM - N. 164 - 9 settembre 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

Merlo (MAIE): “Non condivido per niente quanto detto da “Chiche” Gelblun sugli italiani in Argentina”

 

BUENOS AIRES - “Non condivido per niente, quanto manifestato dal giornalista Samuel “Chiche”Gelblun sugli italiani emigrati in Argentina. Quel che ha detto introducendo la domanda che mi faceva sulla nuova legge d’immigrazione italiana, sul conto dei nostri connazionali emigrati in Argentina non lo condivido per niente”. Questo è quanto ha detto l’on. Ricardo Merlo durante una intervista alla Tribuna Italiana.

Il deputato del Movimento Associativo degli Italiani all’Estero, ha spiegato che quando il giornalista lo ha intervistato, lui si trovava a fare una pratica in un ufficio pubblico, pieno di gente, per cui non aveva ascoltato tutto quanto aveva detto Gelblun. “Quando ho manifestato la mia coincidenza con quanto stava dicendo, mi riferivo a quanto diceva sulla nuova legge d’immigrazione italiana.”

“Io rispetto la libertà di espressione e la libertà di stampa, la libertà di opinione. Quanto manifestato da Gelblun sulla nostra emigrazione in Argentina, è quanto ha opinato lui, lo rispetto, ma, nel modo più assoluto, non lo condivido”.

All’on. Merlo però, preme chiedere perché mai si è fatto tanto chiasso con quanto detto dal giornalista argentino, insistendo per conoscere la sua reazione, “e invece non si parla delle questioni importanti che riguardano gli italiani all’estero, quali la riduzione del 60 per cento dei fondi per le politiche per gli italiani nel mondo disposta dall’attuale governo; sulla riduzione dei fondi per l’assistenza; sulla riduzione dei fondi per la diffusione della lingua e della cultura italiana.”

“Anzi - insiste - dalle accuse e dalle discussioni su quanto detto da Gelblun, si ha l’impressione che c’è un gruppo autoritario che ha l’obiettivo di provocare polemiche per far dimenticare alla gente che non ci sono soluzioni ai problemi reali delle nostre comunità”.

C’è però in buona parte della comunità, un sentimento di delusione, l’impressione che i nostri parlamentari non hanno fatto il loro dovere...

“Capisco il sentimento di delusione. In un certo senso è come avvenne in Argentina col ritorno della democrazia nel 1983. La gente si illuse che tutti i problemi si sarebbero risolti e quando non è stato così, ci fu una grande delusione. Allo stesso modo, nelle nostre comunità si pensava che ottenuto il voto, tutto sarebbe cambiato e invece non è così. E non è così perché noi siamo solo 18 tra mille parlamentari per cui bisogna fare un lavoro quasi certosino di convincimento dei colleghi per ottenere il loro appoggio. Comunque bisogna ricordare - e questo è molto grave - che né durante il precedente governo di Prodi, né nell’attuale governo, il Parlamento ha approvato nessuna legge di iniziativa di nessuno dei parlamentari eletti all’estero.”

Ma allora non è servita a niente la legge sul voto e avere i nostri parlamentari?

Il MAIE continua a lavorare perché torni ad esserci un ministro per gli Italiani nel Mondo. L’obiettivo è che ci sia una persona che conosca le nostre problematiche e le nostre attese e che abbia accesso al tavolo delle decisioni, cioè al Consiglio dei Ministri che è dove si decidono le politiche. Tremaglia ottenne il nostro voto proprio perché era seduto a quel tavolo. Poi Prodi invece di un ministro ha messo un viceministro e Berlusconi ha ridotto ancora di più la nostra presenza a tale tavolo, nominando un sottosegretario.”

Allora conta avere, non i parlamentari, ma un ministro?

“Il fatto di avere una persona seduta al tavolo delle decisioni, porterebbe a risultati differenti. Ciò non significa che i parlamentari siano superflui, come non lo è il CGIE e come sono necessari anche i Comites, ma non sono sufficienti”. “Come MAIE pensiamo che la strada da seguire è proprio quella di avere una persona che si occupi di noi, nell’Esecutivo. Senza di esso, continuando così, non arriveremo a risultati concreti, al di là di quelli che siano i criteri per dare i voti al lavoro dei parlamentari.”

Ma la gente si domanda perché non vi riunite almeno voi quattro, parlamentari residenti in Argentina, per vedere se potete fare qualcosa insieme.

Io non ho problemi a riunirmi con i colleghi. Naturalmente lo faccio con la sen. Mirella Giai del nostro stesso movimento. Non ho problemi a riunirmi con l’onorevole Angeli e nemmeno col sen. Caselli...”

A proposito del sen. Caselli, che ne pensa della suo annuncio di candidarsi alla presidenza dell’Argentina?

“Rispetto la decisione politica personale del sen. Caselli, perché rispetto tutte le persone che hanno un progetto politico proprio. Ma non lo condivido. Io sono stato eletto per rappresentare gli italiani all’estero in Italia e lo farò fino all’ultimo giorno della legislatura. Altrimenti sentirei che non sono fedele al mandato che mi hanno dato gli elettori.”

A proposito del sen. Caselli, c’è una signora, segretaria dell’Usef di Mendoza, che ha scritto che è un senatore italiano che non parla italiano.

“Non mi consta che Caselli non parli italiano. Sarebbe ridicolo se un senatore italiano, che ha la parola come strumento di lavoro, non sapesse parlare l’italiano.”

Tornando alle sensazioni della gente, cosa risponde a chi vorrebbe vedere i nostri parlamentari maggiormente protagonisti, pur se difficilmente potrebbero ottenere risultati concreti?

Potremmo presentare interrogazioni, progetti di dichiarazioni, ecc. ma lasciano il tempo che trovano. Preferisco lavorare in silenzio e stare vicino alla gente, invece di vendere fumo.”

“Ad ogni modo ci sono due progetti molto importanti che ho presentato. Il primo per consentire che i contribuenti possano indicare come destinazione dell’8 per mille, anche la promozione della lingua e la cultura italiana all’estero. E’ una norma che non avrebbe alcun costo per le casse dello Stato e consentirebbe di duplicare o triplicare i fondi destinati a a questo scopo.

L’altro progetto è quello che io chiamo di riparazione storica. Il Parlamento ha approvato di donare alla Libia di Gheddafi 5 miliardi di euro come riparazione storica per il periodo coloniale italiano. Ma io sostengo che prima vanno risarciti gli anziani emigrati italiani. A coloro che si trovano in condizioni di gravi difficoltà economiche, emigrati anziani nati in Italia, lo Stato deve una riparazione, l’assegno di riparazione storica, che abbiamo proposto in Parlamento”..

Torniamo alla possibilità di riunirvi i quattro parlamentari residenti in Argentina...

Ripeto, non ho problemi a riunirmi con i miei colleghi. Anzi, perché TRIBUNA ITALIANA e altre testate serie come voi, non organizzate un dibattito fra noi quattro, all’Istituto Italiano di Cultura o in un altro posto, aperto ai consiglieri dei Comites dell’Argentina, a quelli del CGIE, a dirigenti della struttura associativa? Potremmo spiegare cosa facciamo ognuno di noi in Parlamento, rispondere alle loro domande. Dovrebbe essere fatto in italiano, in modo da finire con queste ipotesi che circolano sul fatto che il sen. Caselli non parla italiano, ipotesi che, ripeto, non mi risulta. (Tribuna Italiana/Inform)


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