INFORM - N. 163 - 8 settembre 2009


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “L’Italiano” editoriale del direttore Gian Luigi Ferretti

Isteria collettiva contro Fini per parole che non ha mai pronunciato

Pur di dargli addosso anche Libero si mette a difendere quelli che finora ha chiamato papponi

 

ROMA - Criticare Fini di questi tempi è come sparare sulla croce rossa. La gente di centrodestra non lo capisce più, tanto che il fine politologo Umberto Bossi ha sintetizzato la sua analisi politica in una frase: “L’è matt”.

Ma da qui ad attribuirgli qualsiasi nefandezza ce ne corre. E almeno da un’accusa mi sento di difenderlo a spada tratta.

Vorrei che ognuno di coloro che hanno espresso la loro vibrata protesta contro Fini che tradisce gli emigrati italiani mi spiegasse quale è esattamente la frase che li ha fatti infuriare.

Se Fini avesse davvero detto quanto attribuitogli da una titolo infelice: “Immigrati più italiani dei nipoti degli italiani all'estero” saremmo in prima fila fra coloro che gli tirano pietre. Ma non ha detto, né mai si è sognato di dire una cosa tanto stupida. Ha detto qualcos’altro. Argomentando la sua proposta di aprire la cittadinanza anche ai cittadini stranieri che risiedono in Italia da 5 anni (proposta che non mi piace neanche un po’ e contro la quale sono pronto a battermi) ha spiegato che ci sono immigrati che “spesso si sentono già italiani oggi e che spesso lo sono di più di alcuni figli dei nostri migranti all'estero che si recano nelle nostre ambasciate per richiedere il passaporto italiano”.

Che c’è di così sconvolgente in questa affermazione? Chiedete a chiunque sia o sia stato Console in certi paesi soprattutto sudamericani e vi racconterà che moltissimi di coloro che intasano le fila per avere la cittadinanza italiana dichiarano apertamente che l’unica cosa che gli interessa dell’Italia è quel bel passaporto con la scritta Unione Europea che gli consente di non essere considerati extracomunitari.

Tanto da fare sbottare persino il santo protettore degli italiani nel mondo. Cinque anni fa L’On. Tremaglia, di ritorno da un viaggio in Brasile dichiarava: "Basta concedere la cittadinanza italiana a chi non conosce neppure la nostra lingua". Traditore anche lui? Ok. Fini l’è matt, sarà anche impazzito, ma fino ad un certo punto. E’ appena un mese fa che, mentre gli altri politici erano in ferie, si è recato a Marcinelle per rendere omaggio al sacrificio del lavoro italiano nel mondo. E’ pensabile che ora ci sputi su?

Ma a qualcosa è pur servita questa tempesta in un bicchiere d’acqua. Se scende in campo anche il quotidiano Libero che titola: “Immigrati più italiani degli italiani all’estero” Gianfranco fa arrabbiare uno dei feudi di An.

Pur di dare addosso a Fini, Libero si rimangia un altro titolo di dicembre scorso in occasione della Conferenza mondiale dei giovani italiani nel mondo: “Importiamo papponi”. I papponi sarebbero stati – per l’appunto – quelli che Fini chiama “i figli dei nostri migranti”.

Se i difensori degli italiani nel mondo sono questi, noi preferiamo tenerci Fini e Tremaglia. (Gian Luigi Ferretti-L’Italiano/Inform)


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