INFORM - N. 163 - 8 settembre 2009


COMMERCIO INTERNAZIONALE

In Brasile riaffiora il fantasma del “credito premio” per le imprese esportatrici

Il Paese alle prese con le difficoltà degli esportatori per via dell’aumento di valore della moneta nazionale

 

SANTA CATARINA - Virginio Toniati sul portale dedicato ai Lombardi nel mondo (www.lombardinelmondo.org) riferisce le ultime vicende di politica economica brasiliana, in particolare illustra il tentativo avvenuto negli ultimi mesi in Parlamento di reintrodurre il “credito-premio” a favore delle imprese esportatrici, danneggiate dall’aumento di valore della moneta nazionale (1 euro corrisponde attualmente ad oltre 2.60 real brasiliani).

Si tratta di una pratica già in atto negli anni ’80 e condannata dall’allora Gatt (oggi divenuto Organizzazione Mondiale del commercio - OMC o WTO) perché ritenuta fattore di concorrenza sleale nei confronti del mercato internazionale: il “credito premio” era un contributo statale alle imprese operanti nel settore import-export che annullava le imposte da queste dovute allo Stato, quando non generava addirittura un credito di queste ultime liquidato dallo Stato.

La nuova Costituzione del 1988, dopo la conclusione del periodo della dittature militare, non confermò l’incentivo fiscale pur se le imprese – rileva Toniati – proseguirono a considerare il credito premio quale credito attivo nei loro bilanci commerciali.

Il progetto di reintrodurre il dispositivo è stato approvato da Senato e Camera dei deputati, visto l’andamento del cambio di valuta e la difficoltà derivata per le aziende esportatrici, che hanno dichiarato più volte la possibilità, qualora non emergano tutele, di dichiarare fallimento.

Ciò che risulta paradossale, evidenzia Toniati, non è solo il fatto che il governo Lula si fosse dichiarato sempre contrario al provvedimento (ma alla Camera il progetto è stato presentato da un deputato del Partito Trabalhista, lo stesso di Lula), quanto l’approvazione avvenuta nell’ambito del progetto “Mia casa mia vida”, promosso dal governo per la gestione dei finanziamenti di edilizia popolare. Un onere ancora più gravoso, il trovare fondi per le imprese da un comparto economico così sensibile. 

Il Supremo Tribunale Federale però si è espresso negativamente sull’introduzione della norma. “A questo punto vedremo un sensibile aumento dei prezzi all’esportazione delle materie prime, - conclude Toniati - ma verranno ritoccati verso l’alto anche i costi dei semi lavorati e dei prodotti Made in  Brasil”. (Inform)


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