RASSEGNA STAMPA
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Scuole italiane poco internazionali. I
presidi: “Insegnanti disattenti”
I risultati di una ricerca dell'Osservatorio
creato da Intercultura. Punte di eccellenza nel Nordest, scarsi i risultati
nel Meridione. Diciassette parametri per stabilire il grado di apertura al mondo.
Manca l'informazione, difficile anche accedere ai finanziamenti
ROMA - Com'è difficile essere internazionali. Sì, perchè a dispetto delle "3 i" (inglese, internet e impresa), nonostante la partecipazione a progetti di scambio culturale e in barba a chi sostiene che ormai gli immigrati sono troppi e ci vorrebbero classi separate, i risultati della ricerca presentata questa mattina alla Camera dei Deputati dicono tutt'altro. Dallo studio dell'Osservatorio nazionale sull'internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca, nato quest'anno grazie alla Fondazione Intercultura, emergono dati poco incoraggianti sull'apertura delle nostre scuole allo studio delle lingue, ai gemellaggi e alla partecipazione a progetti europei.
I parametri. I dati, rilevati da Ipsos, vanno a costruire un "indice di internazionalizzazione", basato su una serie di variabili rilevate nei diversi istituti. Tra queste, il numero di lingue straniere insegnate, l'adesione a scambi internazionali, l'integrazione e la presenza di studenti immigrati. Diciassette parametri che comprendono anche l'autovalutazione e l'organizzazione di corsi di educazione alla cittadinanza. Proprio perché non bastano inglese e anni scolastici all'estero per potersi dire "cittadini del mondo".
E non serve nemmeno scaricare la responsabilità sull'apatia dei "giovani d'oggi" tutti sms e videogame. Dalle considerazioni dei 402 presidi intervistati emerge infatti come uno dei freni maggiori alla realizzazione di progetti di internazionalizzazione sia la "Scarsa adesione da parte degli insegnanti" (22%), così come si fa sentire la difficoltà di ottenere finanziamenti, mentre la poca partecipazione degli studenti "pesa" solo per l'11 per cento.
I numeri. I risultati dell'indagine, espressi
in una scala da
Problemi e risultati. Uno degli ostacoli
maggiori sembra essere la mancanza di informazione. La ricerca rileva l'assenza
di una campagna strutturata da parte del Ministero e degli enti locali: internet
come fonte di auto-informazione surclassa le iniziative istituzionali. E' da
questo che si dovrebbe partire per sensibilizzare in modo sempre maggiore docenti,
dirigenti scolastici ma anche studenti e genitori. Con un'informazione capillare
potrebbe migliorare anche l'accesso ai finanziamenti aggiuntivi, così come la
comprensione dei progetti e la capacità di adattarli al proprio percorso didattico.
Perché la voglia di uscire dai confini c'è: cresce la partecipazione agli scambi,
i viaggi d'istruzione portano sempre più spesso all'estero e non mancano esempi
di scuole che organizzano l'insegnamento extracurricolare di lingue come arabo
e cinese. Sprovincializzarsi si può. Ma c'è ancora molta strada da fare. (