INFORM - N. 162 - 7 settembre 2009


PREMI LETTERARI

Alla Festa democratica di Genova la premiazione di “Popoli in cammino”

Intervista con Amor Dekhis, vincitore dell’edizione 2009 del Premio riservato agli scrittori migranti con il noir “I lupi della notte”

 

GENOVA – E’Amor Dekhis il vincitore dell’edizione 2009 del Premio “Popoli in cammino”, consegnato nell’ambito della Festa democratica di Genova ad opere di narrativa o poesia italiana composte da scrittori migranti.

Abbiamo rivolto all’autore, di origine algerina, alcune domande sul suo rapporto con l’Italia, sul romanzo premiato “I lupi della notte” (pubblicato dalla casa editrice partenopea “L’ancora del Mediterraneo”) e sui suoi progetti per il futuro.

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti all’Italia e come è nato il tuo interesse nei confronti di questo Paese?

Sono nato in Algeria e là ho studiato Belle arti. Proprio attraverso i miei studi sono entrato in contatto per la prima volta con l’Italia, in particolare con la sua storia artistica e culturale. Dopo aver compiuto qualche mese di studio di lingua italiana presso l’Istituto Italiano di Cultura ad Algeri, dal 1980 ho avuto la possibilità, grazie ad una borsa di studio, di venire in Italia. Algeri sino ad allora era stata per me il centro del mondo e mai avrei pensato di lasciarla per venire a vivere qui, ma conoscere persone italiane all’Istituto ha alimentato a poco a poco il mio desiderio di partire. Ho scelto Firenze, anche per via degli studi fatti nel campo dell’arte, e sono rimasto così coinvolto dal contesto da decidere di restarvi. In realtà da qualche anno a questa parte vivo a Campi Bisenzio, ma lavoro nel centro storico di Firenze e dalle finestre di casa mia si vede proprio il Duomo di Firenze.

E’ stato difficile scrivere i tuoi racconti in italiano? Il tuo rapporto con la scrittura nasce in Italia o in Algeria?

La mia scrittura è nata nel momento in cui ho deciso di accostarmi alla lingua italiana. In realtà anche prima scrivevo, ma la relazione con la scrittura era così immediata da non consentirmi una reale presa di coscienza. Sono stati alcuni amici a ricordarmi lettere che in passato avevo scritto in Algeria. Non appena arrivato in Italia, mi sono appassionato subito alla lingua italiana, oltre che all’arte. A volte penso di avere una propensione innata nel mescolarmi con altre culture. Paragonare e differenziare le mentalità, a volte anche in aspetti sottili, è molto importante.

Di cosa parla il tuo libro “I lupi della notte”?

Il mio libro è un noir è fa parte di una trilogia di questo genere in cui ho deciso di cimentarmi, soprattutto per avere la possibilità di coinvolgere il lettore e nello stesso tempo raccontare delle storie. “I lupi della notte” è il mio primo lavoro e al momento ho appena completato la serie noir che mi ero proposte di scrivere. Il libro è costituito da più sovrapposizioni: passato e futuro, due Paesi differenti (Italia e Algeria), due amori. Sono occasioni per affrontare diversi temi come l’integralismo e l’integrazione. La storia è ambientata a Firenze, anche se all’interno vi ho ricostruito ambienti e caratteristiche tipiche del Maghreb con un’impronta di tipo neorealistico.

Cosa rappresenta per te questo riconoscimento?

Sono molto felice di questo premio e non me lo aspettavo. Avevo già provato a partecipare a diverse competizioni letterarie, ma questo riconoscimento mi risulta ancora più gradito perché proviene da una parte d’Italia che accoglie, in cui io personalmente mi trovo a mio agio. Si tratta di una componente che sta a cuore a molti immigrati. A Firenze io non mi sento straniero e in generale trovo che l’Italia non sia un posto in cui l’integrazione è difficile. L’importante è non dare per scontata una mentalità che è diversa e processi di inserimento che sono inevitabilmente complessi.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Vorrei dedicarmi alla scrittura di un genere differente, ma comunque approfondendo le caratteristiche del mio Paese di origine e della sua gente. L’idea è di cercare di mantenere un punto di vista oggettivo, pur traendo spunto dalla mia esperienza biografica. (Viviana Pansa – Inform)


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